In queste settimane i social sono stati invasi da video provenienti dal Nepal dove si vedono palazzi istituzionali in fiamme, rivolte e proteste feroci. Gli artefici di tutto ciò sono ragazzi della Generazione Z e la motivazione sembra essere il blocco di numerosi social network messo in atto dal Governo. La causa reale, tuttavia, è molto più complessa e intricata di quanto sembri.

Cosa è successo
L’8 settembre migliaia di giovani nepalesi si sono riversati nelle strade di Kathmandu per protestare contro la decisione del governo di sospendere 26 piattaforme social. Le manifestazioni sono presto sfociate in vere e proprie rivolte che hanno causato morti e feriti. I principali luoghi del potere politico sono stati dati alle fiamme. E a nulla è servita la revoca della sospensione dei social media. La rapida escalation delle manifestazioni ha portato alla caduta del Governo e alle dimissioni del Primo Ministro K.P. Sharma Oli.

I video delle proteste in Nepal hanno fatto immediatamente il giro del mondo. Alcuni sono particolarmente emblematici, ad esempio quello in cui vediamo dei ragazzi giovanissimi fare un trend di TikTok davanti al Parlamento in fiamme, oppure quello che mostra dei ragazzi intenti a giocare a carte seduti per terra nel mezzo delle rivolte. Se da un lato queste clip hanno fatto sorridere il pubblico internazionale, dall’altro rischiano di restituire un’immagine riduttiva di una protesta legata solo al ritorno dei social, oscurando invece le motivazioni profonde del malcontento.

La realtà dei fatti
Il quadro complessivo è in realtà molto più complesso di quello che sembra. Il blocco dei social è stato soltanto la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Le proteste della scorsa settimana sono lo specchio di problemi profondi che il Paese affronta da tantissimi anni: corruzione, disoccupazione e nepotismo.
Nel 1996 una rivolta da parte del Partito Comunista del Nepal ha portato alla destituzione della monarchia dopo ben 240 anni. Fino al 2008 il Paese ha attraversato una guerra civile che si è conclusa con l’instaurazione di una Repubblica Democratica. La speranza dei cittadini era che la democrazia avrebbe portato un cambiamento positivo per il Paese.

Tuttavia così non è stato. I governi che si sono susseguiti si sono dimostrati corrotti. I politici hanno spesso anteposto il bene della classe elitaria davanti a quello della popolazione più povera, creando un divario sempre più ampio fra i cittadini. Si stima infatti che un quarto dei nepalesi viva al di sotto della soglia di povertà. La disoccupazione inoltre ha continuato a crescere, toccando picchi del 20% tra i più giovani. Gli eventi recenti esprimono quindi un malessere sociale che dura da anni.

Uno sguardo al futuro
Al momento il futuro del Nepal è incerto. Le prime conseguenze, inevitabilmente, si sono viste sul piano economico. Il settore del turismo ha registrato un crollo nelle prenotazioni e le foto dei soldati armati per le strade hanno minato la percezione pubblica del Nepal, rendendolo agli occhi di molti un Paese non sicuro.
Attraverso Discord, piattaforma utilizzata soprattutto nel mondo del gaming, i giovani manifestanti hanno eletto come premier ad interim Sushila Karki, giudice nota per la sua lotta alla corruzione. Questa bizzarra modalità di voto ha sollevato non poche polemiche sulla sua legittimità. Tuttavia, per la Generazione Z, la sua elezione è il simbolo di una possibile rinascita per il Paese. La Karki resterà in carica fino al prossimo 5 marzo, data in cui sono state indette le elezioni ufficiali.

L’unica certezza, per il momento, è che il Nepal sta attraversando una fase estremamente fragile della sua storia. La speranza dei cittadini è che avvenga finalmente un cambiamento reale nel Paese, che possa risollevare la nazione dalle piaghe che l’hanno colpita negli ultimi decenni.
Nel frattempo il mondo guarda, in attesa di scoprire come si evolveranno le cose.

