Un viaggio tra le regioni italiane non attraverso i sapori, né i luoghi, ma delle storie dimenticate. Ecco a voi la rubrica L’Italia dei racconti nascosti che vi porterà in giro per la nostra penisola alla scoperta di antiche storie e leggende. Racconti che un tempo venivano narrati davanti al fuoco nelle lunghe sere d’inverno. Le leggende non sono solo fiabe per bambini o storie per turisti, ma un vero patrimonio culturale.
Il nostro viaggio parte dal Piemonte, non solo una terra di vini e tartufi ma anche di masche, servant, fantasmi, santi e draghi.
La Dama Velata – Torino
Esiste una leggenda che parla del fantasma di una donna che si aggira tra il cimitero di San Pietro in Vincoli e le sponde del Po. Avvolta in un velo, vaga con l’animo irrequieto alla ricerca del marito e dei figli, con la speranza di poterli un giorno ritrovare. Si dice che la sua bellezza velata abbia fatto impazzire d’amore molti uomini che l’hanno incontrata.
Il suo spirito appartiene a Barbara Beloselskij, giovane principessa russa morta nel 1792, a soli 28 anni, in seguito alle complicazioni del suo terzo parto. Moglie dell’ambasciatore russo Aleksandr Michajlovi Beloselskij, soggiornava presso la corte dei Savoia. Alla sua morte, il marito commissionò allo scultore Innocenzo Spinazzi una statua con il volto velato. Oggi quella scultura è esposta al GAM di Torino, primo museo d’arte contemporanea in Italia.

Sul monumento sono state incise queste parole:
“Oh, sentimento! Sentimento! Dolce vita dell’anima. Quale cuore non hai mai colpito? Qual è lo sfortunato mortale cui non hai mai offerto il dolce piacer di versar lacrime, e qual è l’anima crudele che, dinanzi a questo monumento così semplice e pietoso, non si raccolga con malinconia e non condoni generosamente i difetti allo sposo che l’ha innalzato?”
Il lamento della sposa mancata – Alba
Molti anni fa, il sontuoso castello di Monticello d’Alba, fu teatro di una storia tanto romantica quanto tragica. La protagonista era la giovane baronessa Chiara, innamorata di un ufficiale francese. Una bellissima favola con tutte le premesse di un futuro duraturo. Neppure il padre poté opporsi a quell’amore, cedette perfino alle suppliche della figlia e le permise di sposare il suo amato, nonostante fosse già promessa a un lontano cugino.
Tutto era dunque deciso, giunse il giorno delle nozze, ma non si trasformò nel sogno di una vita, bensì nell’incubo che segnò per sempre i due giovani. Il cugino, offeso nell’orgoglio, irruppe in chiesa e uccise l’ufficiale davanti a tutti. Arrestato subito, venne condannato all’impiccagione.

Chiara, distrutta dal dolore, si ritirò in convento, ma nemmeno la morte le portò pace. Il suo spirito continua a vagare tra i corridoi del castello, inquieto per quell’amore perduto. Si dice che a ogni luna piena, a mezzanotte, quando la campana inizia i suoi rintocchi, si sentono i suoi lamenti disperati, che invocano il suo amato e nello stesso istante, dalle segrete, un urlo agghiacciante accompagna il suo dolore: quello dell’assassino.
Un amore dolce, spezzato dalla violenza. Un matrimonio mai celebrato. Uno spirito condannato a vagare per l’eternità.
La leggenda del monaco e del basilisco – Cuneo
Questa storia ci porta tra i boschi sopra Sant’Anna di Bernazzo. Lungo la strada che collega Bagot a Benesì, a metà del percorso, ai piedi del sentiero, si può ancora vedere su una roccia l’impronta di un basilisco. Un tempo, infatti, quelle montagne erano tormentate da una di queste leggendarie creature.
Nessuno sa da dove sia arrivato né cosa lo abbia spinto fin lì. Un giorno emerse dal terreno e si stabilì tra i boschi, trasformando luoghi pieni di vita in paesaggi desolati. Ovunque passasse lasciava statue di animali e persone pietrificati dal suo sguardo mortale. Gli abitanti rimasti, sconsolati e impauriti, invocavano l’aiuto del Signore.
Fu allora che giunse al villaggio un monaco benedettino, che conosceva già la storia di quel luogo sfortunato e, mosso a compassione, decise di affrontare la bestia. A nulla valsero le suppliche degli abitanti di lasciar perdere quell’impresa impossibile. Il monaco salì tra i boschi e si mise in attesa. Passò molto tempo prima di sentire un forte rumore. Gli abitanti accorsero per sapere cosa ne era stato del monaco e lo trovarono seduto tranquillo su un tronco. Era illeso. Della creatura non c’era traccia, solo un segno inciso sulla roccia. Il basilisco, stordito e dolorante, si era rifugiato in una tana sotterranea e lì rimase. Il villaggio fu finalmente libero.
Ma la leggenda narra che, quando arriverà il tempo in cui la gente avrà smarrito la fede, il basilisco tornerà a strisciare fuori, riportando il terrore in quelle valli.

Il drago del lago d’Orta – Novara
L’isola di San Giulio è l’unica del lago d’Orta. Appartiene al comune di Orta San Giulio, in provincia di Novara, ed è una piccola meraviglia con tranquille stradine, una basilica, un monastero e persino un ristorante, ma un tempo, si dice, che fosse la dimora di un drago.
La leggenda racconta di un umile monaco di origini greche, il suo nome era Giulio. Lasciò la sua terra per diffondere la parola di Dio nel nord Italia, in quei luoghi dove non era ancora ben conosciuta. Nel suo lungo cammino giunse a Orta e rimase affascinato dalla piccola isola al centro del lago che decise di voler edificare una chiesa e stabilirvisi. Ma gli abitanti lo misero in guardia, nessuno osava attraversare quelle acque perché l’isola era infestata da un drago feroce.
San Giulio non si lasciò intimorire. Stese il suo mantello sulle acque e raggiunse l’isola. Qui affrontò la creatura, ma non con una spada come avrebbe fatto un cavaliere, bensì usò il suo crocifisso, lo alzò davanti alla creatura e invocò il Signore. Il drago ruggì e venne trascinato sul fondo del lago per non riemergere mai più.
San Giulio poté così erigere la sua chiesa, e lì visse fino alla fine dei suoi giorni.
Piccola curiosità: nel 1600 in una piccola fenditura sull’isola venne ritrovato un gigantesco osso vertebrale appartenuto a qualche specie estinta molti anni prima, ma allora la persone credettero appartenesse al drago, alimentando questa leggenda. Oggi il fossile di quasi un metro è esposto nella sacrestia della basilica.

Questo primo appuntamento con i racconti di un tempo termina qui, vi aspettiamo alla prossima per scoprire le leggende della Valle d’Aosta.
