In occasione di LIBRIXIA 2025, la fiera del libro di Brescia, Concita di Gregorio arriva nella città a presentare il suo ultimo romanzo: Di madre in figlia, uscito in tutte le librerie il 13 maggio 2025. La scrittrice e giornalista intervistata da Ilaria Maria Dondi, ci porta così sulla sua isola, un luogo dove “puoi non essere vista”, in una storia di generazioni di donne.

Trama
Di madre in figlia racconta le vicende di una generazione di donne, Adè (Adelaide), la madre Angela, la nonna Marilù (Maria Luisa) e Agata, intrecciando le loro storie familiari, piccole grandi fragilità e momenti di vita quotidiana in cui molti lettori si riconosceranno. Il libro indaga il rapporto madri e figlie con uno sguardo attento e sincero, alternando momenti di leggerezza e ironia a riflessioni più profonde sulle dinamiche familiari e sulla crescita personale. La scrittura di De Gregorio riesce a far sorridere il lettore con episodi divertenti, dialoghi brillanti e situazioni paradossali ma estremamente quotidiane, senza mai perdere il filo tra tenerezza e autenticità.
Il libro si apre con Adè, costretta a trascorrere tre mesi con la nonna Marilù, che vive isolata in cima a un’isola. Una donna temuta e rispettata dal paese, tanto da essere considerata quasi una strega. La nonna non aveva mai visto la nipote: i rapporti con sua figlia Angela, infatti, sono incrinati da vecchie ferite. Angela la accusa di essere stata una madre troppo libera e distante, e in risposta cresce Adè con un’attenzione soffocante, diventando una madre fin troppo apprensiva. Il romanzo segue così l’incontro tra Adè e Marilù: una ragazzina curiosa e una nonna misteriosa, legata a un passato che custodisce segreti e memorie lontane. Tra queste, il ricordo vivo di Agata, la “nonna della nonna” come ci riporta l’autrice, che torna a intrecciarsi con le vicende presenti.

La cura
Un tema che sta molto a cuore in questo romanzo è sicuramente la cura, per capire meglio questo concetto Concita De Gregorio a LIBRIXIA 2025, risponde così:
“Sono partita dal concetto di cura, che non è solo legata a un concetto medico ma è anche una parola che usiamo tutti i giorni, un concetto di relazione, di amore, di amicizia e convivenza. Farmaco in greco si usa per indicare sia il medicamento che il veleno; mi sono chiesta quindi cosa distingue la cura che ti fa stare meglio dall’oppressione che ti costringe e ti può anche uccidere come a volte è l’amore. Ragionando su questo tema, su quale sia la giusta misura dell’amore e la giusta misura di una pozione di erbe per curare una malattia (visto che Agata nel libro era un erborista), è successo che ho cominciato a scrivere su questo passaggio di consegne di madre in figlia, perché per me è stato così. Sono figlia e sono madre, e mi chiedo sempre se sono giusta con i miei figli, se gli ho dato gli strumenti giusti per essere indipendenti oppure ho cercato la prosecuzione di me, delle mie mancanze o dei miei desideri. D’altra parte, io con mia madre quante volte mi sono risentita e a sua volta mia madre con la sua, per le aspettative, perché non si è mai abbastanza, perché si sbaglia. Ho provato a mettermi così nei panni di queste donne di età diverse e l’ho fatto partendo da me.”

I personaggi
I personaggi sono estremamente reali. Incontriamo Adè una ragazzina curiosa e vivace che soffre di tutti i disturbi di questo tempo (insonnia, paura ad esporsi, FOMO…) ma che pare essere in qualche modo già adulta. La nonna Marilù una donna che da giovane è stata libera, ribelle e molto carismatica, un filo teso tra presente e passato di questa famiglia. La madre Angela, cresciuta nel segno di una libertà vissuta come abbandono che porta addosso la ferita di un’infanzia senza protezione. Per questo, da adulta, diventa l’opposto della madre: iperprotettiva, attenta a ogni gesto della figlia al punto da soffocarla senza accorgersene. Troviamo poi una figura che è molto presente ma come ricordo che riaffiora costantemente, Agata, la nonna di Marilù, un’erborista che porta con sé il peso di un’antica colpa.
Troviamo anche altri personaggi di sfondo alla narrazione, come Alma, amica di Marilù, il figlio Arturo, che è un “ragazzino magnifico in cui io ripongo le massime speranze” conclude De Gregorio.
Un viaggio turbolento ma esilarante
Concita de Gregorio oltre a essere una penna eccezionale è anche un’ottima comunicatrice e infatti in questo suo nuovo libro sa anche emozionare. Ci sono passaggi che toccano corde intime, tra ricordi, rimpianti e piccoli gesti quotidiani che rivelano il vero legame tra donne dello stesso albero genealogico. Questa alternanza tra comicità e intensità emotiva rende la lettura avvincente e sorprendente ma forse fin troppo veloce, arrivando poi alla fine aspettandosi quel qualcosa di più. Si vorrebbe quasi scostare i rami di quegli alberi sull’isola e correre in quella cucina e guardare cosa succede, ma le pagine finiscono e anche noi restiamo fuori con Angela in attesa.
Nonostante ciò Di madre in figlia è un’opera che combina ironia e profondità, offrendo al lettore uno specchio delle relazioni familiari, spesso complicate ma sempre straordinariamente vive. Questo rende la lettura un bel viaggio da farsi tutto dun fiato, rifugiandosi nella casa di Marilù solo e soltanto per vederla vivere.
L’autrice
Concita de Gregorio è una delle giornaliste e scrittrici italiane più riconosciute del panorama contemporaneo. Ha lavorato e lavora ancora per importanti testate, tra cui l’Unità e La Repubblica, occupandosi di politica, diritti civili e tematiche sociali. Oltre alla carriera giornalistica, è autrice di numerosi libri, in cui spesso esplora il rapporto tra vita privata e impegno sociale, con uno stile attento alle emozioni e alle storie personali. Quest’anno arriva con un nuovo ed emozionante romanzo, Di madre in figlia, che ci trascina in una rapida ed esilarante storia familiare.

