Autismo: tante sfumature, non una diagnosi uguale per tutti

Torna la rubrica sullo spettro autistico, con il suo terzo appuntamento, in cui si parlerà dell’essere autistici e cosa significhi avere un cervello che percepisce il mondo in modo diverso rispetto alla cosiddetta neurotipicità. È una forma di neurodivergenza, e non una malattia. Ricevere una diagnosi da bambini è una fortuna: permette di accedere presto agli strumenti necessari per crescere con meno traumi. Al contrario, riceverla da adulti può significare anni di sofferenza, tentativi di adattamento, ansia, depressione, disturbi alimentari o dipendenze.
La diagnosi in età adulta porta sollievo, ma anche dolore: è un viaggio a ritroso tra ferite e domande rimaste senza risposta. È anche un atto di accettazione di sé e del proprio passato, che non può essere cambiato.

3. Autismo: tante sfumature, non una diagnosi uguale per tutti
©️AI generated

Basta stereotipi e pregiudizi

L’immaginario comune sull’autismo è spesso limitato: si pensa a bambini (soprattutto maschi, perché le femmine sono sottodiagnosticate) che non parlano, fissati con i treni, che evitano il contatto visivo. Ma lo spettro autistico è molto di più: come un prisma che scompone la luce in mille colori, ogni sfumatura rappresenta una persona diversa.

Ci sono persone autistiche che parlano, danzano, recitano, fanno sport, si truccano, hanno una famiglia. Alcuni lavorano, altri no. Alcuni sono autosufficienti, altri hanno bisogno di supporto. C’è chi ama la matematica e chi la moda. Le combinazioni sono infinite.
Conoscere una persona nello spettro significa conoscere solo quella persona. Non tutte. Perché ogni individuo autistico è, prima di tutto, una persona unica.

Uno dei pregiudizi più comuni è pensare che il dolore e la sofferenza siano solo di coloro che rientrano nei livelli di supporto più elevati (2 e 3). Ma non è così. Anche chi rientra nel livello 1, spesso considerato quello “più lieve”, porta con sé ferite profonde. La differenza è che, nella maggior parte dei casi, queste persone hanno imparato a nasconderle. Abituati fin da piccoli a doversi adattare, molti sviluppano strategie per mascherare le proprie difficoltà: questo comportamento si chiama masking.

Lascia un commento