
L’aria autunnale gli era sempre piaciuta, forse perché era il momento più magico dell’anno, almeno per lui, dato che tanto non andava benissimo nel periodo successivo, quello invernale della sua vita precedente, prima di diventare ciò che era, la sua famiglia era povera, dunque nessun regalo di natale, nessun addobbo e assolutamente niente aria festosa.
“Grazie tante Santa.”
Suo padre tornava spesso ubriaco, sua madre allevava tutti i figli e la povertà dilagava, ma nel ventunesimo secolo?
Ah stessi problemi, ma con il Pumpkin spice latte a fare da contorno.
Quello poteva assolutamente sopportarlo.
Certo, era diventato una sottospecie di mostro, ma almeno durante la sua festa la gente si divertiva…
Si divertiva davvero.
Ci si travestiva, si mettevano zucche fuori alla porta per scacciarlo, ed i dolcetti, quelli di ogni forma e colore, quelli venivano regalati ai marmocchi.
“Che paura, sto per correre ai ripari, una zucca? Il mio punto debole”
Non sapeva chi diavolo avesse messo in giro quella diceria…lui puntava sul coniglio pasquale, quel tipo lo odiava senza ragione, probabilmente perché aveva usato una delle sue tazze in ceramica o gli aveva spaccato tutte le uova sedendosi sopra…
Ma era davvero colpa sua? O di quella palla di pelo che le aveva lasciate in giro?
I conigli erano il male.
Si leccò le labbra secche, guardando i bambini scivolare per le strade, una marea infernale in un certo senso dato come riuscivano a irritarsi per la mancanza di dolcetti e come circuivano le menti de grandi per farsi lasciar andare in giro, chiedendo sempre più zuccheri.
Aveva assistito a cose allucinanti nel corso dei secoli a causa di quella polverina, una vera droga in grado di rendere tutti sovreccitati, delle piccole e tenere cosine alla vista in grado di iniziare a piangere spaccandoti i timpani.
-Te ne stai ancora qui ad osservare tutti come un corvo?-
Ed eccolo lì…proprio lui, il coniglio Pasquale, colui che lo guardava da lontano con i suoi occhi orribilmente rosa e la lingua tagliente, gli fece solamente un verso di scherno, mentre faceva sì che la gamba scivolasse oltre il tetto, sospesa nel vuoto.
Si girò solo per prendere il suo spice latte, con occhi innocenti, come se non avesse appena riso per un bambino che era stramazzato a terra
-Sono un corvo? Beh, non posso lamentarmene, sono sempre misteriosi, stanno da soli..cagano in testa alle persone fastidiose…-
-Esattamente, un te versione piumato-
Il maledetto ebbe il coraggio di sedersi accanto a lui, non capiva davvero come avesse fatto ad essere scelto o perché Pasqua fosse così acclamata…insomma, erano delle uova.
Delle uova.
Dipinte.
Assurdo.
Si leccò il labbro inferiore adornato da un cerchietto mentre i suoi occhi, traditori, non si staccavano da lui, sicuramente aveva anche i sottotitoli in faccia, quelli che facevano capire al resto del mondo quanto una persona non ti piacesse.
Gli arrivarono i capelli assurdamente lunghi del ragazzo in faccia bastò almeno a far sì che smettesse di osservarlo.
-Non eri con gli altri?-
-Si ma l’idea di infastidirti non mi dispiaceva –
“Ovviamente.”
Facevano sempre comunella gli altri spiriti, mentre lui se ne stava nella grande sala, con una tazza in mano ad osservarli da lontano, non era cattiveria la sua, quanto scarsa voglia di intraprendere quella via, quella della socialità.
Lui voleva la solitudine, i suoi calzini pelosi, una coperta e possibilmente non sentire la cara e dolce fatina dei denti che sbraitava per una mancata erogazione di soldini per l’ennesimo ragazzino che aveva colpito una porta per far cadere il dente da latte.
Angosciante come scenario, ma era successo, più di una volta.
-Che fortuna, davvero, ti darei un po del mio caffè, ma probabilmente ti scoppierebbe il cuore, non è quello che succede alle palline di pelo mentre stanno sulla ruota?-
-Faccio più cardio di te Jack…-
-Beh non sembra –
Quello irragionevole sembrava lui, ma dal proprio punto di vista, quel coniglio, non aveva nessuna ragione di starsene lì con lui.
Non aveva legato con nessuno di loro e durante la sua festa quella sottospecie di ragazzo dai capelli blu, nonché sua nemesi, si era seduto accanto a lui senza fare battutine velenose con Natale, la tipa che metteva i suoi bastoncini di zucchero ovunque.
Avrebbe urlato se ne avesse visto un altro e no non scherzava.
Le foglie autunnali stavano cadendo tutte attorno a loro, mentre il tramonto si affacciava oltre gli edifici, donando a quella cittadina un fascino diverso, caldo quasi nonostante il vento freddo che scivolava attraverso i vestiti.
Amava quell’aria, non scherzava affatto quando lo diceva, perché quando i giorni iniziavano a diventare più corti, quando il freddo faceva capolino dandoti dei leggeri brividi, allora lui iniziava a sentire una sorta di felicità nel petto.
Per alcuni era davvero triste, insomma iniziava a morire tutto, ma era una rinascita necessaria, tutto doveva morire per far spazio a nuova vita, un ciclo del genere faceva sì che le persone apprezzassero ogni singolo istante, perché solo capendo la brevità di essi, si poteva apprezzare l’unicità dell’attimo.
Si leccò le labbra evitando di osservarlo troppo, non capiva perché diavolo fosse lì
-Non guardarmi così…senti…ne abbiamo parlato io e gli altri, volevamo…insomma, evitare che anche stavolta ti isolassi-
Si ritrovò a guardarlo sorpreso, mentre ogni velo di agitazione lo abbandonava, non si aspettava una cosa così, non si aspettava di vederlo quasi impacciato, mentre tirava fuori dalla tasca…
Oh un pacchetto di orsetti gommosi?
Il sentore che non fosse un caso gli fece sentire un calore al petto diverso da quello dovuto dalla sua festività, era comprensione, quasi una sorta di senso di… famiglia.
-E non sono l’unico ad averlo pensato…ed ad averti trovato –
Quando sentì un aria fredda dietro la schiena voltò appena la testa, scoprendo che tutti erano arrivati sul suo tetto, da Natale, che stava tenendo dei caffè in mano, quelli che lui amava, fino ad arrivare allo scorbutico folletto, colui che teneva la pentola tra le mani e anche…
Okay erano skittles? Sarebbe morto felice se era un modo per farlo sparire
-Non fare quella faccia Jack, vogliamo festeggiare con te –
Festeggiare…era una cosa nuova, si fece leggermente da parte, coprendosi la testa con il cappuccio della sua felpa, mentre avvertiva il peso di ciò che era sempre stato…aveva sbagliato ottica.
Aveva guardato la cosa dal proprio punto di vista, giudicandoli male, bollandoli come guastafeste, quando quello che si era sempre isolato era stato proprio lui.
Sentì del bagnato sulle guance, prima della mano di Milo, il coniglio pasquale ammorbidì i lineamenti, stringendo la presa per non farlo sentire solo, per non alimentare quella sensazione di inadeguatezza che lui stesso aveva sempre nutrito.
-Scusate io..-
-Zitto Jack, stiamo guardando i bambini…quella è vestita da Barbie? Siamo tutti d’accordo che è un protrarre degli standard femminili assolutamente sbagliati e non..-
-Per favore Dentina, ti prego risparmiaci. Va a rubare qualche dente-
Si isolò da quel battibecco, afferrando il caffè che Natale gli stava porgendo, guardando i bambini, quell’aria di festa, sentendosi per la prima volta parte di essa.
Magari…Halloween non faceva così paura infondo, se sapevi con chi passarlo.

La lettrice di Velaris
