After the Hunt – Dopo la caccia: il nuovo thriller psicologico di Guadagnino

Esce nelle sale il 16 ottobre After the Hunt – Dopo la caccia, il nuovo film diretto da Luca Guadagnino, uno dei registi più amati del cinema italiano contemporaneo, che si contraddistingue per i suoi film originali e introspettivi, nei quali si muovono personaggi ibridi, identità composite, a tratti ambigue. E, ancora una volta, il regista non delude e rapisce per oltre due ore l’attenzione dello spettatore, che divora la pellicola per scoprirne l’essenza e provare a capire qual è, e soprattutto se esiste, una verità condivisa.

© Sony Pictures

Trama

Il film si incentra sulla figura di Alma Himoff, stimata docente di Filosofia all’università Yale, concentrata sul suo lavoro e in attesa della cattedra, e sulla contraddittoria situazione nella quale si ritrova: uno dei suoi più stimati colleghi e amici, l’assistente Hank, interpretato da un talentuosissimo Andrew Garfield, viene accusato di molestie sessuali da una delle studentesse più brillanti dell’università, l’aspirante dottoranda Maggie. Alma si trova sospesa tra la volontà di proteggere Maggie, con la quale ha un rapporto molto intimo, al punto che sembrerebbe che la giovane manifesti un vero e proprio complesso di Elettra, e prendere le difese di Hank, con il quale intrattiene un rapporto ambiguo, come svelato dal marito di Alma sin dall’inizio del film.
Cosa farà Alma? Chi deve sostenere? È una donna nota per le sue battaglie a difesa delle donne, ma ora è scettica, indecisa, e il suo atteggiamento iniziale nei confronti di Maggie non è di sostegno: prevale la cautela, forse la paura. Solo più avanti capiremo cosa la tormenta davvero: un dolore antico, un segreto che pesa, che torna a far sanguinare ferite mai del tutto guarite e un senso di colpa che l’ha dilaniata.

© 2025 Amazon Content Services LLC. All Rights Reserved.

Tematiche: siamo la conseguenza delle nostre scelte

“Essere uomo è una grande responsabilità”, scriveva il filosofo esistenzialista Søren Kierkegaard. L’esistenza umana si basa su azioni e conseguenze, su scelte, decisioni, prese dagli esseri umani che li definiscono e caratterizzano. La scelta, secondo il filosofo tirato in ballo più volte nel film After the Hunt, non si può evitare, ed è proprio la somma delle scelte fatte nel corso della propria vita che ci rende chi siamo, e, dal momento in cui essere è scegliere, non è possibile intraprendere la strada della non-scelta.
Il film affronta una tematica molto delicata, che è quella della violenza di genere, delle molestie sessuali, della manipolazione e del rapporto di potere, mettendo in luce anche dinamiche molto complesse e problematiche di subordinazione. È un film sull’ “etica”, sulla filosofia morale, ossia sui comportamenti umani e sulle decisioni che le persone prendono quando si trovano davanti a un bivio: quel momento sospeso in cui scegliere significa anche definire sé stessi.

Ambientazione perfetta e sound design

Yale è la perfetta cornice per un thriller, dove l’ambizione accademica, la voglia di emergere e il detto mors tua vita mea riflette le dinamiche tossiche dell’ambiente universitario. La perfetta resa del thriller psicologico è anche merito del sound design: il rumore dei passi in ambienti vuoti, e soprattutto lo scorrere del tempo scandito dal ticchettio delle lancette contribuiscono a rendere l’atmosfera angosciante e opprimente.

© 2025 Amazon Content Services LLC. All Rights Reserved.

Il marito di Alma

Michael Stuhlbarg, attore che aveva già collaborato e preso parte ad altri film firmati Luca Guadagnino, interpreta qui uno psicoterapeuta eccentrico e, al tempo stesso, è l’amorevole marito di Alma. Come già nel superbo Chiamami col tuo nome, l’attore cuce su di sé un personaggio molto interessante, di grande umanità, che svolge un ruolo chiave e determinante ed è depositario di una saggezza che aiuta i personaggi con cui interagisce a superare un’impasse emotiva. Inoltre, lui è l’unico personaggio che vive la vicenda da una prospettiva diversa: infatti, non appartiene all’entourage degli amici e colleghi di Alma del dipartimento di filosofia di Yale, e per questo motivo ne è escluso. Quindi, se da un lato non è capace di capire a fondo i meccanismi interni di un sistema complesso ad alta probabilità di implosione, la distanza gli permette di offrire uno sguardo più lucido e chiaro sulla situazione stessa.

© 2025 Amazon Content Services LLC. All Rights Reserved.

L’interpretazione polifonica

Ogni personaggio è qui ambivalente, dalle tante sfaccettature. Il film risulta essere un’ottima sintesi di polifonia. Infatti, sebbene la protagonista sia Alma, i personaggi che le sono intorno sono riconoscibili e autentici, veri, tridimensionali, ed è una delle abilità più straordinarie di Guadagnino: quella di creare personaggi a tutto tondo e poliedrici, e proprio per questo profondamente umani. La sceneggiatura è dell’autrice Nora Garrett, e punta proprio su una scrittura realistica dei personaggi, lontana da cliché. I dialoghi sono profondi e densi di significato. Grazie alla brillante fotografia di Malik Hassan Sayeed, la loro forza emotiva viene amplificata: ambienti oscuri, spazi intimi e silenziosi, sono testimoni dei segreti dei personaggi e dove le loro fragilità e umanità si fanno spazio. I personaggi, di per sé psicologicamente complessi e fuorvianti, si muovono in un mondo in cui non prevale una visione manichea: ognuno può essere buono o cattivo, il Bene e il Male si intersecano continuamente fino a non presentare più confini netti e definiti.

© 2025 Amazon Content Services LLC. All Rights Reserved.

Il confronto con l’altro

Un ultimo aspetto molto interessante sul quale vale la pena soffermarsi è il riconoscimento di sé attraverso lo sguardo dell’altro. Questa è una tematica ricorrente nel film e cara tanti filosofi: Lèvinas sostiene che l’altro è colui che ci interroga continuamente, Ricoeur nel celebre studio Sé come un altro, riconosce l’importanza della dialettica tra il sé e l’altro. In After the hunt, durante una lezione di Alma su Hannah Arendt, viene fatto riferimento ad un passaggio de La vita della mente: la filosofa cita un episodio molto commovente dell’Odissea, cioè quando Ulisse piange al canto dell’aedo Demodoco presso i Faeci, perché ascolta per la prima volta in terza persona il racconto della sua storia e delle sue gesta, e solo in quel momento prende per davvero coscienza di sé stesso e della sua identità. Nella pellicola, infatti, Alma prende coscienza del suo segreto solo quando lo svela al marito e lui legge ad alta voce un articolo a riguardo. Maggie, invece, comprende chi è davvero soltanto quando Alma le sbatte in faccia la verità riguardo la sua relazione amorosa, la sua tesi di laurea e la sua identità. Il confronto con l’altro diventa, quindi, seppur doloroso, necessario, salvifico, perché è solo a partire da una reale presa di coscienza che si può accettare sé stessi e giungere anche ad un’eventuale riconciliazione con le proprie contraddizioni interiori.

Lascia un commento