In questo secondo appuntamento della rubrica L’Italia dei racconti nascosti vi portiamo in una piccola regione situata nel nord-ovest, al confine con la Francia e la Svizzera: la Valle d’Aosta. È la più piccola tra le regioni italiane, ma ospita i monti più alti. Il suo territorio è ricco di monumenti, castelli e fortezze medievali: non stupisce che, proprio qui, siano nate leggende e storie affascinanti.
Tra un piatto di polenta e l’altro, davanti a un caldo fuoco, andiamo allora a scoprire i racconti che rendono unica questa regione.
Johanneta Cauda, la prima strega – Chambaue
11 agosto 1428. Johanneta Cauda viene bruciata al rogo con l’accusa di stregoneria. È la prima donna a essere giustiziata per questo motivo nella regione.
Una storia che non è più leggenda, ma un racconto documentato, reale. Non esistono molti testi che raccontino chi fosse Johanneta in vita: di lei si sa poco. Probabilmente non era che una guaritrice, conoscitrice delle proprietà e dell’uso delle erbe. Ma in quegli anni terribili dell’Inquisizione, questo bastava per essere chiamata strega.
Johanneta venne rinchiusa nel castello di Cly per 71 giorni, un maniero che si trova nel comune di Saint-Denis. Fu l’inquisitore Ponce Feugeryon a emettere la condanna contro di lei, accusandola non solo di compiere malefici e di avere patti con il diavolo, ma persino di cannibalismo. Si raccontava, infatti, che la donna avesse mangiato i suoi nipoti.
Verità? Non esistono prove che avesse davvero dei nipoti e tantomeno che fossero scomparsi. Accuse come queste venivano spesso inventate per incutere timore nel popolo, per trasformare le accusate in mostri e giustificare così la condanna a morte. Molte donne, stremate dalle torture, finivano per confessare crimini mai commessi pur di porre fine al dolore.
Un racconto che riporta l’attenzione su tempi bui, in cui essere una donna diversa poteva bastare per essere condannata come strega.

I fuochi del Monte Ciamoseira – Val del Lys
Situata ai piedi del Monte Rosa, c’è una vallata che prende il nome dal fiume che la attraversa: la Val del Lys. Molto frequentata in inverno per lo sci e in estate per le escursioni, questa valle nasconde una storia misteriosa che risale al 1877.
In una notte di novembre alle dieci di sera, tra i comuni di Perloz e Lillianes, nella bassa Val del Lys, accadde qualcosa di inspiegabile. Sul monte Ciamoseira, un’imponente vetta che domina la zona, gli abitanti videro all’improvviso il versante illuminarsi. Tanti piccoli fuocherelli cominciarono a danzare, disponendosi poi in cerchio. L’apparizione durò fino alle due del mattino, dopo le luci si disposero in fila e lentamente si allontanarono fino a scomparire.
Il giorno seguente, alcuni curiosi si avventurarono sul monte per cercare tracce di quei fuochi misteriosi, ma non trovarono nulla. Nessun segno di combustione, nessuna cenere, nessuna spiegazione.
I racconti popolari tramandano che si trattasse dei fuochi fatui, spiriti di alcune streghe radunatesi per celebrare il Sabba.
Storia o leggenda? Anche in questo caso, molti giurano che sia tutto vero. La vicenda è riportata anche nella raccolta di Clorinda Vercellin, Racconti e proverbi della Valle del Lys (1958). L’autrice scrive di aver conosciuto personalmente diversi testimoni che affermavano di aver assistito all’incredibile spettacolo di luci.

La contessa bianca – Issogne
Il Castello di Issogne è una delle dimore più celebri e signorili della Valle d’Aosta. Conosciuto per la sua straordinaria varietà artistica, per lo splendido cortile e gli affreschi rinascimentali, questo castello nasconde però un segreto spaventoso: la presenza inquietante di un fantasma.
La protagonista di questo macabro racconto è Bianca Maria Gaspardone, o Scapardone. Nata a Casale Monferrato nel 1500 in una ricca famiglia, a soli quattordici anni sposò Ermes Visconti di Somma, che però la lasciò vedova dopo appena sette anni. In seconde nozze Bianca Maria sposò Renato di Challant, esponente di una delle più importanti casate valdostane, che aveva ottenuto il titolo di quinto conte.
Il matrimonio, tuttavia, durò poco. Bianca Maria, stanca delle continue assenze del marito, lo abbandonò e fuggì con il suo amante, Ardizzino Valperga, conte di Masino. Ma l’amore per il giovane rampollo svanì presto, e al suo posto arrivarono nuovi pretendenti: prima Roberto Sanseverino, conte di Caiazzo, e poi don Pietro di Cadorna.
Ardizzino non prese affatto bene l’abbandono. Accecato dalla gelosia, iniziò a diffamare la contessa pubblicamente. Bianca Maria, offesa e con il desiderio di vendetta, decise di farlo tacere per sempre, così chiese ai suoi nuovi amanti, il conte di Caiazzo e don Pietro, di ucciderlo. Fu quest’ultimo ad accogliere la richiesta, e Ardizzino venne brutalmente assassinato.
Pietro di Cadorna, catturato, confessò tutto e accusò Bianca Maria di essere la mandante del delitto. La donna, schiacciata dal rimorso, ammise la propria colpa. Il 20 ottobre 1526 venne giustiziata con la decapitazione.
Qui nasce la leggenda. Nelle notti di luna piena, il fantasma di una donna vestita di bianco, con la testa stretta tra le mani, appare nella loggia della cappella del castello. Alcuni testimoni raccontano, anche, di aver visto la figura spettrale, avvolta in un mantello, camminare lentamente nei corridoi e nel cortile.

Il fantasma bambino – Fénis
Il Castello di Fénis è uno dei più celebri castelli medievali della Valle d’Aosta, scelto anche come set cinematografico: qui, nel 1985, Neri Parenti girò alcune scene del film Fracchia contro Dracula.
Ma la storia che interessa a noi è ben più misteriosa: quella di un bambino.
Di lui si sa poco, non esistono documenti, né testimonianze precise. Si racconta che fosse il figlio di un ricco signore che abitava nel castello. Rimasto vedovo, l’uomo decise di risposarsi, e dalla nuova moglie ebbe un altro figlio. La matrigna, però, desiderava che solo il suo bambino ereditasse le ricchezze del marito e così uccise il figliastro, nascondendone il corpo.
Dove? Nessuno lo sa con certezza. Si dice che sia stato nascosto negli anfratti del castello o, secondo un’altra versione, che la donna lo abbia addirittura imbalsamato.
Di prove non ce ne sono, sembra quindi soltanto un racconto, eppure alcuni dichiarano di aver visto vari oggetti nel castello che si spostavano da soli. Si dice che sia il modo con cui il bambino vuole ricordare la propria presenza, come a voler dimostrare al mondo che è esistito davvero, che è ancora lì, e che la sua non è solo una storia inventata.

Con questo racconto si conclude il secondo appuntamento della rubrica L’Italia dei racconti nascosti.
Nel prossimo articolo ci sposteremo tra le montagne del Trentino-Alto Adige, per scoprire nuove leggende e misteri del Nord Italia.
