Il Drago di Vaia: tra magia e natura il mito dei draghi prende forma

Sull’altopiano di Lavarone, in provincia di Trento, svetta una figura imponente: è il Drago di Vaia. Ma come è nato? Chi lo ha realizzato e cosa simboleggia?
Dietro questa imponente opera d’arte si cela una storia di distruzione, resilienza… e un pizzico di magia.

La tempesta devastatrice

La storia inizia nel 2018, quando una violenta tempesta si abbatte su Italia, Francia, Svizzera, Austria e Croazia. I venti raggiungono forza d’uragano e le piogge torrenziali provocano inondazioni e devastazione.
Il 29 ottobre, il vento di Scirocco tocca quasi i 200 km/h, velocità che solitamente si registrano solo sulle cime dell’Everest, e si abbatte sulle montagne del Triveneto, facendo cadere oltre 40 milioni di alberi.
Quando la tempesta finalmente si placa, ciò che resta è uno scenario di desolazione e di una natura distrutta. È in quel momento che nasce una domanda: cosa fare di quell’enorme distesa di tronchi abbattuti? La risposta arriverà dalle mani di uno scultore.

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Lo scultore che trasforma la tempesta in arte

Lo scultore si chiama Marco Martalar ed è originario di Mezzaselva di Roana, in provincia di Vicenza. Artista contemporaneo, ha trasformato la devastazione causata da Vaia nella sua missione: recuperare il legno abbattuto e restituirgli nuova vita sotto forma di sculture monumentali.
La sua ispirazione nasce dai boschi e dalla natura che lo circonda, le sue sculture sono creature fantasy e mitologiche.
La tecnica che utilizza è quella dell’assemblage: si parte da uno scheletro, in legno o metallo, sul quale vengono applicate radici, cortecce e rami, modellati e fissati con viti fino a creare figure imponenti e realistiche.
Il Drago di Vaia non è la sua unica opera. Tra Veneto e Trentino si possono ammirare anche un leone alato, un’aquila, un orso e perfino un grifone, tutte realizzate con lo stesso metodo.

Il Drago che nacque dalla tempesta

Dopo la tempesta, Martalar sceglie di recuperare il legno abbattuto e di trasformarlo in un simbolo di rinascita: nasce così il primo Drago alato. Imponente, fiero, si ergeva come a ricordare che anche dopo la distruzione può sbocciare qualcosa di straordinario.
Ma nella notte del 22 agosto 2023, il Drago viene dato alle fiamme e ridotto in cenere.
Un paradosso: una creatura che nella leggenda domina il fuoco, ne viene divorata. Eppure, quello che poteva sembrare la fine diventa un nuovo inizio. Martalar non si ferma, il Drago si trasforma in Fenice e rinasce dalle sue ceneri.

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Il Drago che rinasce dalle sue ceneri

A meno di un anno dalla distruzione del primo Drago, il 1° luglio 2024, la creatura ritorna a dominare l’altopiano di Lavarone. Più grande, più imponente, ancora più simbolica. È il segno concreto di una nuova rinascita e di una resilienza che né la tempesta né il fuoco sono riusciti a piegare.
Realizzato con oltre 6 tonnellate di legno, molti dei quali provenienti dal suo antenato, il nuovo Drago misura 16 metri di lunghezza e 7 metri di altezza, diventando così la più grande scultura in legno del mondo.
Per ricordare ciò che è accaduto al suo predecessore, lo scultore ha carbonizzato i pezzi del nuovo legno, rendendo ancor più simbolica la scultura.
Questa opera è un monumento alla memoria. Racconta che, anche quando tutto sembra perduto, ciò che viene distrutto può rinascere in una forma ancora più potente.

Un percorso lento e magico

Chi desidera incontrare il maestoso Drago deve imboccare il Sentiero del Drago di Vaia: un cammino lento e silenzioso.
I suoi 6 chilometri conducono, attraverso sentieri immersi tra boschi e quiete, ad un percorso che invita a rallentare e godersi la bellezza della semplicità.
Tra panorami mozzafiato e profumi di natura, la magia cresce fino a quando, all’improvviso, il Drago appare. E lo spettacolo ripaga ogni passo compiuto per raggiungerlo.
Un incontro tra natura, forza e leggenda.

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