La vita va così di Riccardo Milani: il film d’apertura della 20ª edizione della Festa del Cinema di Roma

La vita va così è il nuovo film di Riccardo Milani, scelto come film d’apertura della 20ª edizione della Festa del Cinema di Roma. Presentato nella sezione Grand Public, il 15 ottobre in Sala Sinopoli, ha aperto la Festa nel migliore dei modi.

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Trama

Il film si ispira alla storia vera di un pastore sardo, Ovidio Marras, che ha combattuto con tutte le sue forze contro la speculazione edilizia rifiutandosi di vendere la sua casa e la sua terra ad un gruppo di imprenditori immobiliari, che volevano costruire un resort a 5 stelle. Nel film di Milani, Ovidio Marras è Efisio Mulas, ed è interpretato da Giuseppe Ignazio Loi, che esordisce per la prima volta sul grande schermo a 84 anni. Nel cast contiamo anche Virginia Raffaele, Diego Abatantuono, Aldo Baglio e Geppi Cucciari.

Milani sognava di dirigere questo film ormai già da tempo. “Credo fermamente nelle persone e nella loro capacità di dare segnali” ha affermato il regista. La storia di Ovidio, infatti, è una storia di coraggio, in quanto, non solo non si è lasciato intimorire da chi crede di avere il controllo solo perché è abituato a considerare il denaro come soluzione a qualsiasi cosa, ma ha perseguito il suo obiettivo nonostante avesse tutti contro di lui. Infatti, la costruzione di un resort in un paesino nel sud della Sardegna avrebbe portato soldi e lavoro per molti, e di conseguenza la comunità si trova spaccata in due. La storia quindi propone più visioni e diverse prospettive: chi ha ragione, chi rimane moralmente integro o chi ha fame di lavoro e mette in secondo piano la tutela del territorio?

Una commedia anticonvenzionale

Il film è una commedia, avvalorata anche dalla partecipazione di attori tipici della commedia italiana. Molti sottovalutano questo genere, affermando che non possa effettivamente affrontare tematiche sociali. Secondo Diego Abatantuono (Giacomo all’interno del film), invece, la commedia è “la forza del cinema italiano“, e in quanto tale è perfettamente capace di coniugare intrattenimento e riflessione sociale.

Milani predilige il genere della commedia, una costante nelle sue opere (Come un gatto in tangenziale, Corro da te e Un mondo a parte), riuscendo sempre a comunicare con il pubblico e a farsi portavoce di messaggi importanti. Inoltre, La vita va così presenta anche dei tratti del cinema neorealista italiano, proprio nel suo intento di mostrare una realtà autentica.

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Due vite opposte

La pellicola mostra sin dal principio delle scene che alternano la vita semplice che conduce Efisio, insieme alla figlia Francesca (Virginia Raffaele), e la vita milanese del direttore del gruppo immobiliare (Diego Abatantuono) e dei suoi colleghi, sempre frenetica, incentrata sul lavoro e sul guadagno. Efisio difende a spada tratta la propria terra e la propria casa, e nessuna cifra potrà mai smuoverlo. Nonostante le insistenze del capocantiere (Aldo Baglio), che si reca nel sud della Sardegna, raggiungendo precisamente la spiaggia di Bellesa Manna, dove il pastore ha l’abitudine di far pascolare le sue mucche, Efisio rimane saldo e convinto che “I soldi volano, la terra resta”.

Il regista, attraverso le inquadrature di Efisio seduto sugli scalini del suo furriadroxiu, la sua casa (dal sardo “tornare a casa”), ci fa entrare nel suo mondo: una vita ed esistenza semplice, senza troppe pretese, ma non per questo meno felice. La pellicola mette così in mostra e a confronto due modi di vivere e concepire la vita completamente diversi.

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Una riflessione molto attuale

Nel corso del film, la decisione di Efisio di non abbandonare la propria terra, pur di difenderne la dignità, suscita nello spettatore un sentimento ambiguo. Da un lato si ammira il suo coraggio, dall’altro si comprendono i sentimenti dei compaesani che gli si oppongono, attratti dalla prospettiva lavorativa e dal benessere che la costruzione del resort avrebbe portato. Ma è proprio attraverso Efisio che Riccardo Milani ci consegna una riflessione lucida e amara: il potere del ricatto economico, capace di dividere le persone e di trasformare la sopravvivenza in una forma di controllo sociale.
Alla base, però, c’è una denuncia ancora più profonda: quella verso un’Italia che continua a raccontarsi come un Paese spaccato, dove il Nord si propone come salvatore di un Sud da redimere, in un atteggiamento tanto paternalistico quanto ipocrita. In questo senso, la fermezza di Efisio non è ostinazione, ma consapevolezza: è un atto di resistenza, di maturità, di autentica dignità. Sottovalutato da tutti, il pastore si rivela invece un eroe moderno, capace di smascherare un sistema che perpetua disuguaglianze e ingiustizie, ricordandoci che il vero cambiamento non nasce dall’alto, ma da chi trova il coraggio di restare fedele a sé stesso e alla propria terra.

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