Terzo appuntamento per la rubrica L’Italia dei racconti nascosti: questa volta il nostro viaggio ci porta in una delle regioni autonome d’Italia, al confine con Svizzera e Austria, dove il paesaggio è dominato da montagne, laghi e boschi: il Trentino-Alto Adige.
Una terra conosciuta per i suoi castelli medievali, i paesaggi alpini e la sua natura incontaminata, ma anche ricca di storie e leggende: di creature buone, ma anche malvagie.
Scopriamo allora le storie che questa regione meravigliosa ha da raccontare.
Re Laurino e la maledizione delle rose (Catinaccio)
Molto tempo fa, tra le montagne del gruppo del Catinaccio, viveva un re: Laurino, sovrano dei nani. Abitava tra le montagne, dalle quali traeva ricchezze, e trascorreva le giornate prendendosi cura del suo meraviglioso e magico giardino di rose.
Un giorno, Laurino vide la principessa Similde e se ne innamorò perdutamente. Decise di rapirla e portarla con sé nel suo regno. Il padre della fanciulla andò alla ricerca della figlia e quando la trovò, sfidò il Re dei Nani. Laurino venne sconfitto, il suo regno distrutto, e così anche il suo giardino di rose.
Furioso e pieno di dolore, il re lanciò una maledizione: nessuno avrebbe più potuto vedere le rose, né di giorno né di notte. Ma Laurino dimenticò l’alba e il tramonto.
E così, da allora, quando il sole sorge e quando cala, le montagne del Catinaccio si tingono di rosa, per ricordare le splendide rose del giardino del Re dei Nani.

La ninfa del lago e lo stregone Masaré (Carezza)
Raggiungendo il Passo di Costalunga, un tempo si poteva udire un dolce canto, era la voce di una ninfa, così soave e melodiosa che chiunque la sentiva ne restava incantato.
Un giorno, lo stregone Masaré passò di lì e, ascoltando quel canto, se ne innamorò perdutamente. Fece di tutto per conquistarla, ricorrendo anche alla magia, ma la ninfa lo rifiutò ogni volta. Disperato, lo stregone si rivolse allora alla strega Langwerda, chiedendole aiuto.
La strega gli consigliò di travestirsi da mercante di gioielli e di stendere un arcobaleno tra le montagne del Catinaccio e del Latemar. Gli disse poi di attendere la ninfa sulle sponde del Lago di Carezza: attirata da quella meraviglia, sarebbe apparsa, e lui avrebbe potuto finalmente prenderla con sé.
Masaré seguì il consiglio, e stese nel cielo il più splendido arcobaleno mai visto, ma si dimenticò di travestirsi. Quando la ninfa lo vide si gettò nelle acque del lago, scomparendo per sempre.
Lo stregone, distrutto dal dolore, strappò l’arcobaleno e lo gettò nel lago. Da quel giorno, le acque del Lago di Carezza brillano di tutti i colori dell’arcobaleno.

La triste storia di un’Anguana (Ronchi Valsugana)
Ronchi Valsugana è un piccolo paese dall’aspetto rustico, circondato da boschi e castagneti. Tra questi alberi, si racconta una storia triste, quella dell’Anguana.
Era estate quando tutto accadde. Un giovane malgaro, colui che si prende cura del bestiame in montagna, stava percorrendo il sentiero con il suo carro, diretto verso l’alpeggio. Lungo il tragitto vide sul ciglio della strada una giovane donna. Avvicinandosi, si accorse che non era un’umana, ma un’Anguana, che gli chiese un passaggio fino alla sua grotta, poiché nella notte si era allontanata troppo dal suo rifugio. Il giovane la fece salire sul carro e ripresero il cammino, ma all’improvviso, sentirono un urlo terribile: era il Beatrik, un cacciatore selvaggio, nemico delle Anguane.
Spaventata, la creatura implorò il malgaro di salvarla. Gli promise che sarebbe diventata sua moglie e che avrebbero avuto una vita felice. Il giovane, decise di aiutarla, tracciò attorno al carro un cerchio e l’Anguana lo avvertì di non cancellarne neppure un pezzetto.
Quando il Beatrik li raggiunse, ordinò al ragazzo di cancellare il cerchio.
Lui rifiutò e allora il cacciatore lo minacciò: avrebbe divorato tutto il suo bestiame, se invece lo avesse ascoltato sarebbe diventato ricco.
Il giovane esitò, trovandosi diviso tra le due promesse, infine, però, cancellò un piccolo tratto del cerchio. Il Beatrik balzò sul carro, afferrò l’Anguana per i capelli e la trascinò via, sbranandola tra gli alberi.
Il malgaro alla fine divenne ricco, si sposò, ma non fu mai più felice.

I cavalieri fantasma di Siccone (Caldonazzo)
Nel comune di Caldonazzo, in provincia di Trento, tanto tempo fa accadde qualcosa di inquietante.
Nelle notti in cui la Luna non sorge, quando il buio avvolge ogni cosa, nei pressi della Magnifica Corte, conosciuta anche come Castel Trapp, compaiono misteriose ombre con torce in mano. Si muovono silenziose alla ricerca delle chiavi del Paradiso, che permetterebbero loro di trovare finalmente la pace eterna.
Ma chi sono queste anime erranti? Si racconta che siano i fantasmi dei cavalieri un tempo al servizio di Siccone II, un signore feudale, che caddero in battaglia contro i Vicentini.
Ma i cavalieri non sarebbero i soli a non aver trovato la pace: si dice che anche Siccone II stesso continui ad aggirarsi nella corte. Infatti, il feudatario fu un uomo violento e senza scrupoli, che solo quando la morte lo venne a reclamare decise di redimersi. Venne dunque chiamato un frate del vicino convento, che però non arrivò in tempo. L’anima di Siccone, dunque, non conobbe mai la pace e si dice che, da allora, il suo spirito si aggiri ancora nella corte.

Si conclude così il terzo appuntamento delle nostra rubrica L’Italia dei racconti nascosti.
Nel prossimo viaggio lasceremo i paesaggi montuosi del Trentino per scendere nella Pianura Padana, dove ci attende la Lombardia con le sue storie nascoste.
