L’Italia dei racconti nascosti: Lombardia

In questo nuovo appuntamento della rubrica L’Italia dei racconti nascosti ci spostiamo nella parte settentrionale della penisola, nel cuore della Pianura Padana, in Lombardia. Terra di arte e cultura, di laghi e montagne, di parchi naturali come lo Stelvio e di numerosi siti UNESCO, la Lombardia è una regione che unisce eccellenze enogastronomiche e industriali.
Ma, oltre alle sue meraviglie più note, custodisce storie e leggende, racconti che molti, forse, hanno dimenticato o non hanno mai conosciuto.

Il Ponte di Lucifero (Pavia)

Il Ponte Coperto, conosciuto anche come Ponte Vecchio, è una struttura di circa 200 metri che attraversa il fiume Ticino, collegando il centro storico di Pavia con il resto della città. Simbolo indiscusso di Pavia, la storia della sua costruzione è legata a Lucifero e all’Arcangelo Gabriele. La leggenda narra che, nella notte di Natale dell’anno 999, un gruppo di pellegrini giunse alle porte di Pavia con l’intenzione di attraversare il Ticino per assistere alla messa di mezzanotte, e a quel tempo l’unico modo per farlo era tramite traghetti. Quella notte, però, il fiume era avvolto da una fitta nebbia che rendeva impossibile la traversata. Fu allora che apparve un uomo vestito di rosso e disse loro che avrebbe potuto costruire un ponte per attraversare il fiume, ma ad una condizione: in cambio avrebbe preteso l’anima della prima persona che avrebbe attraversato il ponte. Gli abitanti, pur desiderando il ponte, esitarono: nessuno voleva sacrificarsi e mentre discutevano sul da farsi, apparve l’Arcangelo Gabriele che, deciso ad aiutarli, propose a Lucifero di iniziare a costruire il ponte e nel frattempo gli abitanti avrebbero deciso chi si sarebbe dovuto sacrificare.
Quando il ponte fu completato il Diavolo attese il suo pagamento, ma l’Arcangelo fece attraversare per primo un caprone, mandando Lucifero su tutte le furie. Il re degli inferi, accecato dalla rabbia, scatenò una tempesta terribile, ma il ponte resistette. Sconfitto, Lucifero se ne andò e per impedirne il suo ritorno, gli abitanti di Pavia costruirono una piccola chiesa al centro del ponte.

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La Serpe Bianca (Chiavenna)

Se vi capita di visitare Chiavenna, noterete che su molti portoni il battente ha la forma di un serpente. Un dettaglio curioso, certo, ma tutt’altro che casuale: quel simbolo rappresenta protezione e tutto risale a una vecchia leggenda che da secoli si tramanda nel paese.

Si racconta che un tempo Chiavenna fosse colpita da una terribile piaga: un’invasione di moscerini e insetti che rendevano la vita impossibile e devastavano i raccolti. Gli abitanti, disperati, tentarono ogni rimedio conosciuto, ma nulla sembrava funzionare. Decisero allora di rivolgersi ad un mago che, dopo aver ascoltato la loro richiesta d’aiuto, domandò soltanto se avessero mai visto una serpe bianca. Gli abitanti risposero di no, e il mago non aggiunse altro. Pochi giorni dopo giunse in paese e chiese che venisse acceso un falò. Nonostante la perplessità, la gente obbedì. Il mago intonò una melodia misteriosa, una cantilena che nessuno riconobbe. Poco dopo, dalle fiamme, emerse una serpe bianca. Il serpente cominciò a richiamare a sé tutti gli insetti, poi la creatura avvolse il mago tra le sue spire e davanti agli occhi increduli degli abitanti, entrambi scomparvero tra le fiamme. Quando il fuoco si spense, sul terreno rimasero soltanto, sui tizzoni ardenti, gli insetti. Da quel giorno la piaga cessò e Chiavenna fu libera. Nessuno seppe mai chi fosse davvero quel mago, né se fosse stato lui o la Serpe Bianca a liberarli.

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La storia d’amore di una fanciulla e un pastore (Alta Val Brembana)

In Alta Val Brembana, una splendida area alpina in provincia di Bergamo, tra sentieri di trekking, piste da sci e borghi antichi, si trovano due specchi d’acqua perfettamente identici: i Laghi Gemelli. Ma ciò che li rende davvero speciali non è solo la loro bellezza naturale, bensì la leggenda d’amore e di tragedia che li ha fatti nascere.

Si narra che, molti secoli fa, a Branzi vivesse la figlia di un ricco mercante.
La giovane era innamorata perdutamente di un umile pastore, un ragazzo gentile, onesto e pieno di virtù, ma privo di ciò che il padre riteneva indispensabile: la ricchezza.
Il mercante, deciso a garantire alla figlia un matrimonio vantaggioso, la promesse in sposa ad un facoltoso proprietario della Val Fronda, un uomo molto più anziano e dai modi duri. Disperata, la fanciulla cercò in ogni modo di far cambiare idea al padre, ma a nulla valsero le sue lacrime e le suppliche. Arrivò al punto di smettere di mangiare, fingendosi anche folle. Preoccupato per la sua salute, l’uomo fece chiamare numerosi medici, ma nessuno riuscì a guarirla. Un giorno si presentò un dottore dall’aspetto trasandato, altri non era che il giovane pastore travestito. Con questa scusa, i due poterono rivedersi e trascorrere qualche momento insieme, ma sapevano che non sarebbe potuta durare e decisero quindi di fuggire. I due scapparono tra i monti, ma durante la corsa la ragazza scivolò e battendo la testa, svenne. Il giovane la prese tra le braccia e continuò a correre, ma anche lui inciampò: entrambi precipitarono in un dirupo, abbracciati. Nel punto esatto in cui caddero, si formarono due conche identiche, che presto si riempirono d’acqua dando origine ai Laghi Gemelli.

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Carlina: la sposa fantasma del Duomo (Milano)

Milano, capitale mondiale della moda e simbolo di modernità, custodisce anche un’anima antica fatta di misteri e leggende. Nel cuore della città, svetta il Duomo, una delle cattedrali più alte del mondo, con oltre 3.400 statue e le sue celebri terrazze, da cui si può ammirare un panorama mozzafiato. Ma proprio queste terrazze sono state protagoniste di una storia triste e struggente: quella della giovane Carlina.

Carlina era una giovane sposa di Como, giunta a Milano per il suo viaggio di nozze.
La sera del loro arrivo, lei e il marito decisero di salire fino alle terrazze del Duomo per ammirare da vicino la Madonnina. Quando Carlina vide la statua dorata della Vergine, fu colta da un profondo senso di colpa. La giovane custodiva un segreto che la opprimeva: prima del matrimonio, infatti, aveva amato un altro uomo ed era rimasta incinta. Voleva quindi chiedere alla Madonnina il perdono e iniziò a correre verso la statua, ma scivolò nel vuoto e cadde tra le guglie del Duomo. Il suo corpo non fu mai ritrovato.
Da allora, si racconta che il suo spirito malinconico vaghi ancora tra le terrazze, e che talvolta appaia nelle fotografie dei novelli sposi che si fanno ritrarre davanti alla cattedrale.

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Con il prossimo appuntamento ci spingeremo a nord-est, verso la regione che si affaccia sul mare Adriatico e confina con l’Austria: scopriremo quali storie ha da svelarci il Friuli-Venezia Giulia.

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