A Lucca Comics & Games è arrivato come una leggenda in carne e ossa: Rick Riordan, il “papà” di Percy Jackson, ha infiammato il pubblico con un nuovo viaggio tra magia e mitologia. Stavolta non è un semidio a guidare la storia, ma La corte dei morti, romanzo scritto a quattro mani con Mark Oshiro, che promette di trascinare i lettori in un regno oscuro, popolato da poteri antichi e segreti pronti a risvegliarsi. Tra anticipazioni e sorprese per il futuro dell’universo riordaniano, l’autore ha trasformato Lucca in un vero Olimpo della narrativa fantasy.

Da autore che incontra spesso i ragazzi, hai notato un cambiamento nel modo in cui si avvicinano alla lettura?
Per la maggior parte no, non ho notato un gran cambiamento nel modo in cui interagiscono con la serie di Percy Jackson. Forse adesso, in particolare, noto che la generazione di oggi ha un senso di distrazione, e mi fa tristezza perché non vedono un futuro.
In La corte dei morti si affronta la figura del mostro, che in questa storia cerca una redenzione. È un messaggio per i ragazzi, di non sentirsi diversi, o meglio, che essere diversi può essere una qualità?
Esattamente. In questo libro, in particolare, volevo esplorare, vedere chi sono i mostri, chi sono gli eroi, e far vedere che sono diversi da ciò che credevamo. Volevo esplorare anche le relazioni tra Nico e Will e la famiglia, e far capire che forse il mondo di Percy Jackson è più di ciò che conosciamo.

In che modo in questo romanzo tracci la traiettoria tra le relazioni? In che modo l’amicizia e i rapporti tra un personaggio e l’altro fanno sì che la storia possa evolvere?
Il primo libro che ho scritto con il mio co-creatore, Mark Oshiro, ha esplorato l’amore tra Nico e Will, la relazione tra lui e il suo ragazzo. Adesso sono stabili. Ma che succede dopo? Con la famiglia, con gli amici? In questo secondo libro, la sorella di Nico, Hazel, ha bisogno di aiuto. Nico e Will decidono di andare all’altro campo per aiutarla. Quindi è così che la storia avanti.
Scrivi molte storie di amicizia e amore. Ma qual è la tua coppia preferita?
Percabeth, perchè siamo io e mia moglie. Sono passati ormai tanti anni da quando ci siamo conosciuti, ma la nostra relazione è la stessa di Percy e Annabeth.
Ma invece, i giovani, che valori oggi possono avere per essere eroi?
Dunque la mitologia è sempre utile per esplorare queste idee. Gli eroi sono come noi e la generazione di oggi si domanda chi è, chi può diventare e come può sconfiggere i mostri che dovrà affrontare. Non ho le soluzioni, però semplicemente leggere, da la capacità di pensare, di ripensare le nostre idee, i nostri preconcetti e forse aiutano a diventare delle persone migliori.
Puoi raccontare un’esperienza di quando hai incontrato i lettori dei tuoi libri e qualcosa che ti ha colpito?
Una volta ero nel supermercato e ho incontrato un paio di fan all’improvviso. È stato divertente perché mi hanno riconosciuto: “Sei Rick?” “Sì, sono Rick.” “Veramente?” “Veramente“. Cercavano qualcosa da farmi firmare ma non c’era niente. Alla fine ho firmato una scatola di waffle congelati. É stato molto strano ma mi ha colpito e ho apprezzato l’esperienza.
La storia di Percy è nata in casa dal rapporto tra un padre e un figlio. Mi chiedo è rimasto fedele a quello che era oppure uscendo nel mondo è cambiato in qualche modo?
Sì, come hai detto Percy Jackson è nato come favola della buonanotte per mio figlio maggiore quando aveva otto anni, ventidue anni fa. A quel tempo mio figlio aveva delle disabilità di apprendimento, in particolare la dislessia e il deficit di attenzione, ma gli piaceva la mitologia greca a scuola. Facevo l’insegnante in una scuola media e insegnavo la mitologia e allora ho deciso di creare un nuovo mito proprio per lui e gli ho detto: “Guarda, c’è un ragazzo che anche lui ha le disabilità proprio come te e scopre di essere un semidio” e mio figlio mi ha detto: “Sì, è vero. Anche per me è così.” Ed eccoci qua, mi ha aiutato a scrivere la storia che è diventata il libro Il ladro di fulmini. Mio figlio mi dice che la sua storia, la favola della buonanotte, è molto meglio ed è molto diversa dalla storia che è stata pubblicata. Per esempio mi ha detto che nell’originale non esisteva Luke. Mi fa strano, ma se lo dice mio figlio…
Qual è la prossima mitologia che ti piacerebbe esplorare?
C’è sempre di più da esplorare. Mi piacerebbe molto scrivere un po’ di più sulla mitologia irlandese, perchè in realtà discendo dall’Irlanda. Inoltre è poco conosciuta ma è affascinante e anche strana. Mi piace molto, un giorno forse scriverò qualcosa. Al momento ho alcuni progetti in cantiere ma non posso dire di più.
Hai mai pensato di scrivere direttamente una sceneggiatura visto che la tua narrazione è così cinematografica?
Come sai, ci sono cose che uno scrittore di un romanzo non ha bisogno di considerare, in particolare i soldi. Non c’è budget. Io posso dire: “Ci sono 20 dragoni“: ok, va bene, nessun problema. Con un film? 20 dragoni? Possiamo farne uno? Al massimo due? Non ho mai pensato a queste cose anche perchè la reputo una censura della fantasia.
C’è qualche autore che ha influenzato il tuo modo di iniziare a dedicarti esclusivamente alla scrittura?
Ci sono tanti autori. Da giovane ho letto Il signore degli anelli ed è probabilmente il mio preferito. Mi hanno influenzato molto anche i libri di Ursula K. Le Guin, in particolare con Il ciclo di Earthsea.
Sappiamo che il tuo personaggio preferito della mitologia è Orfeo, ma chi sono i tuoi dei preferiti?
Penso che tra gli dei mi piace Ermes, perché è il dio di tante cose: un po’ di questo, un po’ di quello, un po’ di comunicazione, dei viaggi, dei ladri ma anche delle banche, di tutto. Amo anche Dioniso, sì è pazzo, però è anche simpatico in un senso molto strano. In particolare nel nuovo libro, Dioniso diventa una persona molto più simpatica e anche profonda.
Sei famoso per i titoli dei capitoli, e nella saga The Trials of Apollo ha scelto di rendere ogni titolo una haiku. Ad un certo punto nella saga ti sei pentito di questa scelta?
Assolutamente sì. Dopo il mio primo libro, ho detto: “Che sto facendo? Quanti haiku!” Al principio ho pensato che fosse divertente, dopo cinque non tanto.
Hai qualche rito o scaramanzia quando scrivi?
No. Ho cominciato a scrivere quando facevo l’insegnante e non avevo la libertà di scegliere i tempi o la maniera in cui scrivevo quindi ho imparato a scrivere in qualsiasi luogo a qualsiasi tempo che potevo, anche quando viaggiavo.
Hai mai pensato di smettere di scrivere e se sì che cosa ti ha spinto a riniziare?
Smettere di scrivere? Ma perché? Non so cosa fare se smetto di scrivere, perché sono felice di scrivere e sto avendo anche successo, quindi perché smettere? Mi piace molto il mio lavoro e sono molto fortunato. Fino a che non divento troppo stanco, non penso di smettere.
Visto che tu parli molto bene l’italiano, hai mai letto la versione italiana del tuo libro?
La traduzione non l’ho letta. Devo farlo, certamente e so che la traduttrice è molto brava, però no finora no.
Hai scritto di molte mitologie passando da quella greca, romana, norrena ed egizia. In quale di queste mitologie andresti in caso e chi potresti essere?
Non so, forse uno dei Einherjar della mitologia nordica. Si, forse mi piacerebbe essere un guerriero.
Biografia autore
Rick Riordan è uno scrittore statunitense conosciuto per la saga di Percy Jackson. Dopo la sua carriera di insegnante si è dedicato completamente alla scrittura. Ha iniziato con una serie di gialli per adulti per poi cambiare target e creare una storia per il proprio figlio che aveva problemi di apprendimento. Conosciuto ora a livello mondiale, è uno dei più grandi scrittori per libri per ragazzi.

