Il maestro del thriller storico alla conquista di Lucca: Éric Fouassier al Comics & Games

Tra nebbie parigine, misteri occulti e ombre che sussurrano verità indicibili, Éric Fouassier è approdato al Lucca Comics & Games portando con sé tutto il fascino del suo nuovo romanzo, Il canto del male. L’autore francese, maestro del thriller storico, ha conquistato il pubblico della fiera presentando il nuovo capitolo della saga L’ufficio degli affari occulti, un giallo avvolto da tinte noir e sfumature soprannaturali. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare il lato più oscuro della sua scrittura, tra ricerca storica, atmosfere gotiche e personaggi che sembrano emergere direttamente dalle pieghe del XIX secolo.

Come ti stai trovando a Lucca? È la tua prima volta? Ti stai divertendo?

La sto scoprendo adesso, Lucca, perché non la conoscevo assolutamente. Mi piace molto perché è una città piena di storie, basta vedere le mura, e ovviamente a me la storia piace molto. Sono venuto in Italia per la prima volta a Milano, per l’uscita del mio primo libro in italiano, e mi sono un po’ innamorato delle città italiane, quindi poi ho visto Parma, Bologna, Firenze, Roma, e il mio prossimo libro, che non sarà parte del ciclo dell’Ufficio degli Affari Occulti, sarà ambientato in Italia, a Venezia e Verona.

Come è nato invece l’Ufficio degli Affari Occulti?

Io di solito comincio sempre dal periodo storico, non dalla trama, e l’inizio del Regno di Luigi Filippo in Francia è un periodo storico che mi piaceva molto perché ci sono tanti cambiamenti proprio nella polizia, perché c’era la polizia di Vidocq. Quest’ultimo è un personaggio anche letterario, ma nella realtà era un galeotto e quindi si trattava della polizia che aveva a che fare con gli informatori, soprattutto con il delitto in flagrante, quindi era un tipo di polizia abbastanza arretrato per come la vediamo noi. Qui inizia però il progresso scientifico, anche nell’ambito della polizia, e io sono molto attratto dai periodi di cambiamento.

Ma la seconda ragione è che si tratta di un momento di grande paradosso: l’ufficio degli affari occulti non esiste veramente, però incontra un tipo di immaginario che esisteva, perché è un momento di grande progresso scientifico, c’è la ferrovia, la fotografia, l’elettromagnetismo, la scienza e la medicina fanno degli enormi progressi, ma allo stesso tempo c’è anche tantissima passione per l’occulto, per l’irrazionale, è il momento dell’ipnosi e dello spiritismo. Gli artisti sperimentano con le droghe, per esempio c’è il club degli Hashischins, in cui Baudelaire, Gauthier e Géricault fanno sperimenti con l’Hashish, c’è la conquista dell’Algeria, quindi inizia la fascinazione con l’Oriente ed evidentemente questo esotismo si mescola con l’idea dell’occulto. Quindi questo contrasto tra questo tipo di panorama e la scienza messo in un romanzo poliziesco mi piaceva molto.

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Già dall’inizio si capisce che almeno il personaggio Valentin non crede nell’occulto. Come sei riuscito a gestire questa cosa?

Nei miei romanzi si vede molto la mia formazione scientifica. Ho due dottorati, uno in farmacia e l’altro in diritto e mi piace il fatto di dare delle spiegazioni razionali che facciano scoprire quello che c’è dietro le cose apparentemente irrazionali. Ed è proprio questo il principio dei romanzi dell’Ufficio degli affari occulti.
Quindi le cose che apparentemente sono occulte e soprannaturali vengono spiegate grazie alle conoscenze scientifiche del protagonista. É un po’ questa la difficoltà nel trovare un bilanciamento tra un’atmosfera densa di mistero, di irrazionalità, e la voce della ragione. Io vedo un po’ Valentin come colui che porta la ragione dentro la follia. È un equilibrio che bisogna saper mantenere.
Per esempio nel mio prossimo libro, che sto finendo in questo momento, il cui titolo per il momento è Gli Arcangeli del Caos, parliamo di alchimia, la trasmutazione dei metalli. Quindi ci sono questi criminali che versano nella bocca delle loro vittime dei metalli, di volta in volta, differenti, ispirandosi ai principi alchemici. Perché io so che ai lettori piace molto l’occulto, però voglio anche che in questo periodo, anche in quello attuale, che è un periodo molto difficile, molto buio, ci sia questa voce invece della ragione che riporta un po’ di serenità, che è quello che fa Valentin, nella sua età oscura, è proprio qualcuno che riporta un equilibrio, una serenità.

Come ti trovi con i lettori italiani?

Trovo molta similitudine nelle riflessioni che mi fanno i lettori italiani con quelli francesi. Credo che sia la stessa cosa che piace da entrambi i lati: essere immersi in avventure rocambolesche con molti misteri, ma anche scoprire un periodo storico, e questo mi fa davvero piacere. Ai lettori italiani la serie piace, e vedo che fra Italia e Francia abbiamo un po’ una cultura comune.

Leggere la storia di Valentin è stato molto pesante a causa del suo passato, soprattutto con il Vicario. Com’è stato per te scriverlo e come hai creato questo rapporto?

In effetti il personaggio di Valentin – che è complesso, perché ha un passato un po’ difficile, soprattutto a causa del vicario – è nato dalla complessità dell’epoca. Perché, come ho detto prima, per me è sempre l’epoca che arriva prima della trama e anche prima dei personaggi. Ho capito che questa epoca fosse così ricca, e penso che sia il motivo del successo del libro e del perché è stato tradotto in molte lingue: è un periodo della Storia che ci parla molto anche di oggi.
Quindi, il punto era capire come quest’epoca molto complessa potesse parlare al lettore di oggi. Ho detto a me stesso che avrei avuto bisogno di molti romanzi per parlarne, almeno una decina, e che quindi mi servisse un personaggio complesso che il lettore potesse scoprire a poco a poco, che si evolvesse nel tempo, facendosi amare dal lettore per i dieci libri. E quindi è da qui che è nata la storia di Valentin.

In questa epoca è cominciata la meccanizzazione del lavoro, e ciò fa si che i bambini lavoratori vengano messi in strada per cercare da mangiare come potevano, perché i loro parenti non potevano mantenerli. Quando ho esaminato gli archivi della Prefettura della Polizia, ho capito che c’era stata un’aumento in quell’epoca dei crimini sui bambini, perché ovviamente, quando abbiamo bambini così, che sono tutti soli, isolati in strada, sono delle prede facili, e il personaggio del Vicario è nato da questo.
E quindi, per me, la storia di Valentin e di Aglaé è importante quanto gli intrighi polizieschi. È evidente che in questa storia, il passato di Valentin sia molto importante, e quindi è questo che fa si che, in particolare, il primo romanzo sia stato un po’ difficile per alcuni da leggere. Mi ricordo in particolare di una lettrice che mi ha detto: “Ho adorato il tuo primo libro, ma c’è una scena, quella della violenza nella caverna che non sono riuscita a sopportare“. Ho cercato quella scena nel mio libro ma non c’era. È questo il potere della scrittura: infatti non ho descritto niente, ho solo dato alcune allusioni ed è il lettore che crea le immagini nella sua testa.

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Quali sono gli autori che ti hanno ispirato a scrivere?

Diciamo che uno degli autori che mi ha ispirato proprio a scrivere è un autore che adesso è molto poco letto, degli anni 40-50 che si chiama Henri Bosco, che è considerato un autore regionale, ma che secondo me invece è uno dei più grandi autori francesi che parlano dell’invisibile. È uno dei più bravi a scrivere quello che non si vede.
Poi per me un libro meraviglioso è Il deserto dei tartari di Dino Buzzati, un libro che avrei voluto scrivere io, anzi no, perché una volta che uno ha scritto quel libro lì, basta, ti fermi perché è un capolavoro. È un libro in cui la forma e il contenuto e anche il fine del libro convergono perfettamente. Parla del destino umano, della vacuità della vita, del ridicolo dell’esistenza, e lo fa in quel modo, con dei capitoli che sono tutti più o meno lunghi allo stesso modo, ma in realtà c’è uno scarto tra il tempo del lettore e il tempo del libro, perché all’inizio un capitolo descrive una giornata, poi il tempo accelera, per cui un capitolo descrive un mese, descrive un decennio, molti decenni. Questo lo trovo veramente pazzesco, una convergenza di forma e romanzo che è incredibile.

Poi ci sono tutti gli autori che mi hanno fatto passare dalle letture dell’infanzia alle letture dell’età adulta, quindi Alessandro Dumas, Eugène Sue, Paul Féval, Gaston Leroux e Maurice Leblanc con L’avventura di Lupin. Quindi quando mi sono messo a scrivere, volevo dare una forma attuale a questi romanzi popolari e far rinascere questo genere.

Tu hai detto che prima scegli l’epoca storica e poi inizi a scrivere, invece per la parte poliziesca, anche lì scrivi prima dove vuoi andare a finire oppure ti fai guidare dagli avvenimenti?

Per i romani polizieschi è importante fare così, so che ho altri colleghi che iniziano a scrivere i loro romanzi senza avere tutto previsto in anticipo, ma io non potrei mai. Forse è il mio lato scientifico che vuole che io sappia e preveda tutto, a volte sono obbligato anche a cambiare alcune cose nel corso della scrittura ma costruisco tutti gli intrighi già all’inizio. In un romanzo giallo so già dove voglio andare, quindi per costruire questi momenti di sorpresa nel lettore, bisogna avere le idee abbastanza chiare dal principio, quindi la trama ce l’ho da subito.

La mia maniera di lavorare è la seguente: nei primi tre mesi dell’anno faccio la mia documentazione sul tema del quale il romanzo parlerà, perché la documentazione di fondo sull’epoca l’ho fatta prima di iniziare la serie. Ad esempio per il nuovo romanzo ho passato ad informarmi sull’alchimia. Poi per due mesi lavoro alla trama e mi faccio una scaletta dalla fine verso l’inizio suddivisa in capitoli. Non scrivo tanto, un paio di righe per ogni capitolo, ma per avere ben chiara la costruzione. Questo mi permette di introdurre dei momenti di strizzate d’occhio verso il lettore degli indizi che poi si scoprono successivamente.

L’autore

Éric Fouassier scrittore francese della serie su Valentin Verne, ha vinto il premio Maison de la Presse nel 2021 ed è pubblicato in Italia da Neri Pozza. Nato nel 1963 è professore universitario e ha due riconoscimenti: membro dell’Accademia Nazionale di Farmacia e Cavaliere della Legion d’Onore.

© Ludovic Careme

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