Un bambino sul trono dell’Egitto, un regno breve ma decisivo e una tomba che ha riscritto la storia: Tutankhamon è il più grande enigma dell’antico Egitto. Salito al potere a soli otto/nove anni e morto appena diciottenne, il faraone bambino pose fine alla rivoluzione monoteista di Akhenaton e riportò il culto delle antiche divinità.
La sua fama, però, esplose nel 1922, quando Howard Carter aprì la sua tomba quasi intatta, portando alla luce un tesoro senza precedenti e restituendo al mondo un pezzo di storia rimasto sepolto per oltre tremila anni.
Nel nostro secondo appuntamento della rubrica Pillole di archeologia, ripercorriamo la storia di Tutankhamon, che continua a incantare con il suo mistero: un mix irresistibile di storia, mito e meraviglia che non smette di affascinare archeologi e appassionati di tutto il mondo.

Biografia
Tutankhamon nacque ad Amarna nel 1341 a.C. e viene ricordato come il “faraone bambino”. Successore del faraone Akhenaton, fu il dodicesimo sovrano della XVIII dinastia del Nuovo Regno egizio e regnò dal 1333 a.C. al 1323 a.C. Salì al trono in giovane età e divenne famoso per la sua tomba praticamente intatta, scoperta nel 1922 da Howard Carter nella Valle dei Re, che ha fornito preziose informazioni sull’antico Egitto. Con il ritorno al culto di Amon si pacifica l’Egitto. Il suo nome originale, Tutankhaton, significa “immagine vivente di Aton»”, richiamando la divinità solare adorata da suo padre.
L’ombra di un re bambino
Cresciuto in una corte piena di intrighi e innovazioni religiose, Tutankhamon rappresentò il ritorno alle pratiche tradizionali dopo il tumultuoso periodo amarniano, durante il quale la fede monoteista in Aton aveva preso piede, causando un significativo sgretolamento delle antiche credenze. Nonostante la giovane età, si occupò di restaurare templi e culti, dimostrando una straordinaria comprensione della necessità di riconnettersi con il passato e di ripristinare gli antichi riti che un tempo avevano unito il popolo egizio nel culto degli dèi. La sua determinazione nel ripristinare i tradizionali modi di venerazione, combinata con politiche che cercavano di unificare il regno, mostrò come anche un re bambino potesse avere un impatto importante sulla storia, influenzando le generazioni future e lasciando un’eredità duratura. La sua figura simboleggia non solo la fragilità della gioventù, ma anche la complessità di un Egitto in trasformazione, il quale tentava di ritrovare la propria identità in un periodo di grande cambiamento culturale e religioso.
Una scoperta che ha cambiato la storia
La tomba del faraone bambino fu scoperta durante una spedizione diretta dall’egittologo Howard Carter, il 4 novembre 1922 dopo una campagna di scavi durata 5 anni. La camera funeraria nella quale era custodita la tomba KV62, dove riposava Tutankhamon, e composta da quattro piccoli locali, venne aperta il 28 novembre 1922, ma alla mummia di Tutankhamon si arrivò solo nel 1925 perché il faraone era custodito, oltre che in un massiccio sarcofago d’oro, all’interno di altri due sarcofagi incastrati l’uno nell’altro. Il cadavere del faraone, totalmente imbalsamato, contenuto all’interno dell’ultimo sarcofago, era ricoperto di gioielli e amuleti. Il volto di Tutankhamon era coperto da una maschera funeraria molto preziosa.

Vita, morte e leggende
Tutankhamon sposò la sorella Ankhesenamon, rafforzando i legami dinastici e mantenendo la linea reale. Morì intorno ai 19 anni, e la sua fine è ancora avvolta nel mistero. Le ipotesi comprendono malattie genetiche, infezioni dovute a fratture, incidenti in carro e persino intrighi di corte. Gli studi più recenti sulla mummia hanno rivelato diversi traumi e fratture.
Intorno alla scoperta della tomba nacque anche la leggenda della “maledizione del faraone”, secondo cui chi disturbava il sepolcro sarebbe stato colpito da sventure o morte prematura. La storia, amplificata dai media dell’epoca, ha contribuito a creare un alone di mistero, sebbene la scienza moderna neghi qualsiasi effetto reale.
Un’eredità che dura millenni
Nonostante la vita breve, Tutankhamon rimane immortale nella memoria collettiva. La sua tomba e i tesori straordinari hanno ispirato generazioni di archeologi, musei e appassionati in tutto il mondo. Ancora oggi, il suo nome evoca l’antico Egitto, i misteri della Valle dei Re e la potenza di una civiltà che continua a parlare attraverso le sue reliquie.

