Ibla torna sulla scena con un pezzo dal significato potente, Rituale. che parla di un tema sociale irrisolto: quello delle spose bambine. E lo fa raccontando la storia di una ragazza di 16 anni che viene costretta dalla famiglia, a sposare un uomo più grande e che non ama. Un destino già segnato e una giovane vita rovinata da tutto ciò.

La tradizione che diventa una gabbia
La vicenda non è solo un ricordo del passato, ma il punto da cui Ibla parte per interrogare ciò che ereditiamo senza sceglierlo. Rituale mette a fuoco quelle aspettative e regole che spesso accettiamo come normali perché ci sono state consegnate, trasformando l’appartenenza in un limite più che in una radice.
Questo processo crea un legame invisibile con ideali e comportamenti che non sempre rispecchiano le nostre aspirazioni. L’opera invita a riflettere su queste costrizioni, a trovare il coraggio di mettere in discussione ciò che ci è stato impartito e a riappropriarci delle nostre identità, coscienti delle scelte che facciamo. Così si apre uno spazio di libertà in cui l’individuo può esprimere la propria unicità, liberandosi da convenzioni e aspettative altrui.

Un suono che unisce due mondi
Nel brano, Ibla miscela tamburi arcaici, richiami rituali e una produzione moderna che porta il folk fuori dai confini della tradizione, creando un ponte tra epoche diverse e invitando l’ascoltatore a un viaggio sonoro senza tempo. La sua voce, intensa e ruvida, diventa il luogo in cui passato e presente si toccano, rivelando emozioni profonde con le radici culturali.
Il rito, un tempo pensato per legare due destini, qui cambia significato: diventa un modo per reclamare la propria identità, mentre si naviga nel complesso panorama della contemporaneità. Questo dialogo tra antico e moderno si riflette in ogni nota, avvolgendo l’ascoltatore in un’esperienza sonora che incarna le aspirazioni e le lotte di un’intera comunità, creando un senso di appartenenza e una rilettura della memoria collettiva.
Un rito come gesto di liberazione
Il videoclip, diretto da Andrea Vanadia, segue questa stessa linea: niente folklore idealizzato, ma immagini essenziali fatte di terra, corpo e simboli del Sud, che parlano di una connessione profonda con le radici culturali e storiche del luogo. Rituale segna così un nuovo passo nel percorso artistico di Ibla, un folk contemporaneo, personale, che non ripete la tradizione ma la trasforma in una possibilità di libertà, un invito a esplorare le emozioni e le esperienze della vita quotidiana attraverso suoni autentici e visioni evocative.

