La malinconia dopo un bel libro: quando le pagine ci lasciano orfani

C’è un’emozione sottile ma potentissima che colpisce ogni lettore quando finisce un libro che ha amato e che l’ha catturato, una volta girata l’ultima pagina e letti i ringraziamenti, una sorta di strana malinconia. Non è solo tristezza e non è del tutto nostalgia. È un sentimento sospeso, fatto di vuoti preziosi e ricordi vividi. Una sorta di eco emotiva che permane anche dopo l’ultima pagina.

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Un addio che non sembra definitivo

Terminare un bel libro è un po’ come salutare qualcuno che abbiamo imparato a conoscere lentamente. Le pagine diventano un luogo familiare, i personaggi quasi compagni di viaggio. Quando l’avventura si conclude, si resta per un attimo in bilico: fuori dalla storia, ma non ancora e per niente pronti per tornare alla realtà.
Questa sensazione nasce proprio dalla forza dell’immaginazione: abbiamo vissuto un’altra vita per qualche ora o qualche giorno, e ora dobbiamo rinunciare a quella dimensione parallela che ci aveva accolti così come siamo e senza giudicarci, offrendoci la possibilità di leggere e seguire le vicende dei protagonisti ed emozionarci con loro.

La malinconia come forma di gratitudine

Quella tristezza che avvertiamo non è negativa. È, in un certo senso, un tributo alla bellezza dell’arte della letteratura; è ringraziare l’autrice, il libro e. i personaggi, per esserci stati accanto e averci fatto provare emozioni così belle e forti. Se soffriamo nel lasciare un mondo immaginario, significa che quel mondo ci ha fatto stare bene, che ci ha dato qualcosa. La malinconia è il riconoscimento che quelle pagine ci hanno cambiati, anche solo un poco.
Così, il cuore si stringe non perché la storia sia finita, ma perché è stata così intensa da desiderare che duri di più.

Il vuoto creativo che segue la meraviglia

Molti lettori sperimentano un fenomeno curioso: l’incapacità di iniziare subito un nuovo libro. Si rimane sospesi, quasi stanchi, con un dolore straziante nel cuore, ma allo stesso tempo pieni, come dopo un’emozione forte. È un “vuoto creativo” che serve per elaborare ciò che abbiamo vissuto e che, però, manca. Inutile rileggere. Leggere un bel libro per la seconda lettura non è mai come leggerlo per la prima volta.
È il momento in cui ripensiamo ai passaggi più belli, alle frasi che ci hanno colpiti, alle scelte dei personaggi. Non siamo ancora pronti a lasciare andare quella storia, e così rimaniamo in uno spazio intermedio dove riflessione e sentimento si intrecciano, un limbo di malinconia e piccolo lutto.

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Quando la malinconia diventa una porta

Chiudere un libro non significa soltanto finire una storia: significa aprire un dialogo con noi stessi.
Ci chiediamo perché un personaggio ci abbia emozionati, perché un finale ci abbia feriti o consolati. Spesso quella tristezza sottile è accompagnata da un desiderio di comprensione, di rilettura, di approfondimento.
È una porta che si apre, non che si chiude, e spesso ci fa pensare: “Ho il finito il libro… o il libro ha finito me?”

Un’emozione da custodire

In un mondo veloce e caotico, la malinconia dopo un bel libro è un privilegio raro: ci ricorda che siamo ancora capaci di emozionarci profondamente. Questa emozione è da custodire perché ci fa capire che al mondo ci sono davvero storie di personaggi ancora degne di essere lette e vissute tramite le pagine di carta profumata e le parole scritte. È il segno che il nostro immaginario è vivo, che sappiamo ancora entrare e uscire dai mondi con delicatezza e non andrebbe scacciata, ma custodita.
Perché è proprio da lì, da quella lieve fitta allo stomaco, che nasce il desiderio di sfogliare altre pagine, incontrare altre storie, vivere altri mondi in un loop infinito. E così, allora, proprio come Susan de Le Cronache di Narnia soffiamo nel corno magico, alla ricerca di nuove storie, che vengano a noi, perché la realtà è ben più pesante delle storie in cui ci si immerge!

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