Oltre la metà delle vittime di violenza sessuale ha meno di quattordici anni, secondo le rilevazioni più recenti dell’autorità giudiziaria e dei centri dedicati alla tutela dei minori. Ci sono storie che non dovrebbero esistere e che invece rientrano nei numeri. Una realtà che si alimenta nel silenzio, nella vergogna e nell’omertà, che si annida dentro le case, nelle abitudini quotidiane, nei sorrisi forzati che nessuno sa interpretare.
Asia Morellini, nel suo nuovo singolo Asia Respira, racconta la sua storia, ciò che ha vissuto in prima persona a soli sette anni e il modo in cui quell’esperienza continui a incidere sulla sua vita ancora ora che ormai è adulta.

Analisi e simbolismo del brano
La prima immagine che ci viene mostrata è quella di una bambina che interpreta come un gioco ciò che gioco non è.
Innocenza e violenza, un confine che non andrebbe mai superato, tra chi non ha ancora gli strumenti per leggere il mondo e chi invece lo legge distorto, piegando l’ingenuità di chi ha davanti verso un comportamento che non appartiene all’età infantile né a qualsiasi età in assenza di una reale possibilità di scelta.
“Per me il letto serve per dormire” è una frase che non ha bisogno di essere spiegata: rappresenta in maniera straziante la distanza tra la percezione di chi subisce e ciò che l’adulto compie.
Questo è uno dei punti più difficili del brano, perché il non detto racconta più di ogni ulteriore dettaglio e segna il passaggio in cui una bambina comprende qualcosa che non dovrebbe riguardarla.La scrittura di Asia si sofferma poi ai suoi dieci anni, quando il corpo comincia a reagire prima ancora che la mente sia in grado di interpretare l’accaduto. “Non so, mi scappa, ho qualcosa di rotto” racchiude in maniera drammatica il sintomo che arriva prima della consapevolezza, un segno che emerge senza che nessuno, attorno, sappia leggerlo.La parte centrale del brano è forse la più difficile da ascoltare: “non mi puoi toccare oppure comincio a tremare”.
La vita adulta viene attraversata da reazioni che non appartengono alla situazione corrente, ma a ciò che è rimasto cristallizzato anni prima. Il trauma mostra così la sua natura più silenziosa, perché non si manifesta attraverso il ricordo, ma in una risposta immediata, fisiologica, che interrompe la continuità dell’esperienza.
È qui che il presente si riempie di un passato che non ha ricevuto il nome e il supporto giusti al momento giusto. Anche per questo la testimonianza di Asia assume un’importanza che va oltre il racconto personale. Non resta circoscritta alla dimensione individuale, perché anziché limitarsi a raccontare la tragicità dell’evento, entra in un territorio raramente affrontato nella musica italiana: quello delle conseguenze che un abuso lascia nel tempo.
La ripetizione della parola “respira” nel testo non è una formula di auto-incoraggiamento, ma il tentativo di riportare il corpo nel presente, di recuperare un ritmo che l’abuso ha alterato e che, a distanza di anni, continua a interrompersi. “Non respiro, lui non va via“, al contempo, rappresenta l’affiorare di una reazione istantanea, la prova di quanto il passato continui a interferire con la vita adulta anche quando la mente tenta di procedere oltre.
Asia respira diventa uno spazio in cui è possibile osservare la sedimentazione del trauma, la sua persistenza, la sua capacità di intervenire nella vita adulta con un riverbero e una potenza che non hanno bisogno di essere esplicitati per essere riconosciuti.

Quando il corpo reagisce prima della mente: alcuni studi scientifici
Sono molti gli studi sul trauma infantile: dalle ricerche di Bessel van der Kolk sulla memoria corporea (The Body Keeps the Score) ai lavori di Judith Herman e Bruce Perry sulla risposta fisiologica ai traumi precoci. Essi mostrano come il corpo reagisca prima della mente ed esprima quello che non trova ancora un linguaggio in cui essere detto. È questo il motivo per cui, in molti bambini, compaiono segnali che sembrano scollegati dall’abuso: sintomi discreti, difficili da interpretare, che gli adulti liquidano come “fasi”, “capricci”, “sensazioni passeggere”.
In realtà sono le prime incrinature di un equilibrio che, in assenza di uno sguardo clinico, nessuno è in grado di leggere. Una dinamica ampiamente documentata nella letteratura sul trauma infantile, partendo dalle ricerche di Peter Levine, che ha descritto come le reazioni corporee residue (“unfinished defensive responses”) riaffiorino a distanza di anni, a quelle di Allan Schore, noto per i suoi studi sulla regolazione emotiva e sul modo in cui i traumi precoci vengono registrati a livello neurobiologico. Tutte le analisi convergono su un punto: ciò che non può essere raccontato a parole, trova spesso espressione attraverso il corpo, che anticipa la mente e ne condiziona il presente.
La memoria non si manifesta sempre mediante immagini nitide, ma tramite scosse improvvise, irrigidimenti, sensazioni corporee che si presentano senza preavviso. È la logica del trauma precoce, che spesso ritorna come risposta fisiologica prima ancora che come pensiero o emozione riconoscibile.
Il messaggio dentro alle parole
Asia respira, composto a quattro mani da Asia Morellini e Christian Galli, è il nuovo singolo prodotto da Kelly e SamLover.
Un brano scritto non per commuovere, ma per rivelare come un trauma infantile possa attraversare gli anni senza perdere intensità, incidendo sulle relazioni, sull’intimità, sulla percezione di sé.
È la traduzione musicale di un fenomeno che chi lavora con le vittime conosce molto bene: l’oscillazione continua tra ciò che è stato e ciò che si prova a vivere, la fatica di riabituarsi alla “normalità”, il bisogno di generare un respiro che appartenga finalmente all’oggi.
Un brano coraggioso che vuole portare nel dibattito socio-culturale un tema che ancora troppo spesso rimane confinato nella vita privata, o peggio, nel non detto. Un brano che chiede il riconoscimento morale, umano e civile della portata di quello che succede quando ciò che dovrebbe essere protetto viene violato: perché le conseguenze non riguardano solo l’infanzia, ma tutto ciò che viene dopo.
Biografia artista
Asia Morellini, classe 2001, nasce a Milano e cresce in un piccolo paese affacciato sui laghi della provincia di Varese, luogo che ha segnato profondamente la sua sensibilità e il suo immaginario. La musica entra nella sua vita molto presto: a tre anni intraprende i primi percorsi di propedeutica, per poi dedicarsi allo studio del canto moderno con professionisti del settore.
Nel 2019 inizia a scrivere i suoi primi testi, tracciando una direzione autoriale che unisce introspezione, osservazione e una ricerca linguistica sempre più definita.
A giugno 2023 pubblica il suo singolo d’esordio, Treni, che inaugura il suo percorso discografico. Accanto alla musica coltiva la recitazione: studia a Roma, si diploma attrice nel 2023 e prosegue oggi un doppio percorso — tra Milano e la capitale — che intreccia parola, voce e interpretazione. È dentro questa duplice formazione che Asia elabora il proprio linguaggio artistico, fatto di attenzione per le sfumature, cura del dettaglio e volontà di raccontare tematiche che spesso non trovano spazio.

