Sentimental Value è l’ultimo film di Joachim Trier, al cinema dal 22 gennaio. Con Renate Reinsve, Stellan Skarsgård, Inga Ibsdotter Lilleaas ed Elle Fanning nel cast, è vincitore del Grand Prix Speciale della Giuria al 78º Festival di Cannes e ha ottenuto nove nomination agli Oscar di quest’anno.
Una pellicola disarmante che rappresenta appieno lo stile di Trier, regista capace di evidenziare con grande naturalezza le numerose sfaccettature dell’animo umano. Il suo cinema è fatto di silenzi, sguardi, sorrisi malinconici, non detti che aleggiano pesanti tra le mura di casa, sul palco del teatro, e in ogni momento condiviso della vita dei tre personaggi principali.

Trama
Dopo La persona peggiore nel mondo, Trier ritorna dietro la macchina da presa e porta in scena nuovamente Renate Reinsve e Anders Danielsen Lie. Il suo ultimo film sviluppa una storia di grande complessità e pone al centro i legami familiari, scheletro dell’esistenza delle persone, capaci di influenzarne la vita come un motore silenzioso e invisibile che, prima o poi, emerge o esplode inevitabilmente, come accade in alcuni scambi di battute e in precise sequenze del film.
Il racconto si concentra quindi sulle difficoltà comunicative del rapporto disfunzionale tra le sorelle Nora e Agnes Borg e il padre, il regista Gustav Borg. Un uomo che, dall’infanzia alla maturità delle figlie, ha lasciato ferite profonde nel loro vissuto, abbandonando il nido familiare dopo le continue liti con la moglie, da cui ha poi divorziato. La sua assenza diventa ancora più dolorosa nel momento in cui entra ed esce dalla vita delle figlie, riportando a galla, con ritorni frammentati, dolori mai realmente superati.
Ma dopo la morte dell’ex moglie, Gustav si presenta al funerale e, pochi giorni dopo, chiede a Nora di partecipare come attrice protagonista al suo nuovo film. Ma il dolore è ancora troppo ingombrante per voltare pagina: Nora rifiuta e la parte viene affidata a una giovane attrice inglese, Rachel Kemp. Rachel arriva in Norvegia e si stabilisce nella casa dei Borg per le riprese, ma fatica a integrarsi con il personaggio che dovrebbe interpretare. È come se rimanesse costantemente una spettatrice esterna, non solo del film, ma anche di quelle dinamiche familiari che non potranno mai appartenerle davvero.

Il dolore che ritorna
Il dolore in Sentimental Value attraversa l’intera narrazione. Cresce, si evolve, si trasforma, insinuandosi nelle fratture della casa, metafora ed elemento centrale di questa pellicola dolceamara, capace di emozionare lentamente.
Protagonista silenziosa degli eventi, la casa appartiene da generazioni alla famiglia di Gustav e, come i suoi abitanti, si è modificata nel tempo. Ha assistito a cambiamenti, condiviso gioie, passioni, paure, pianti e dolori che si trasmettono di generazione in generazione. È anche testimone di un evento traumatico legato alla madre di Gustav, un avvenimento destinato a segnare per sempre la sua vita, risalente al periodo della resistenza norvegese antinazista. Un passato che ritorna inevitabilmente nel presente, continuando a condizionarlo.
È proprio attraverso il suo nuovo film che Gustav sembra tentare di elaborare quel dolore, riportando in scena il passato e chiedendo alla figlia di prenderne parte, attraverso una sceneggiatura che, come detto più volte, è stata scritta appositamente per lei.
Il legame tra Nora e Gustav è carico di rimpianti, frustrazione e sensi di colpa. I due sono incapaci di comunicare e ogni loro conversazione si trasforma in un’accusa, a volte velata, altre più esplicita, in un rinfacciarsi continuo che maschera un dolore inespresso. Ed è qui che il cinema si trasforma in un mezzo, forse l’unico, per permettere alle emozioni compresse da tempo di emergere. E magari, iniziare ad affrontarle diversamente.

Nora, d’altro canto, possiede un complesso e instabile mondo interiore. È consapevole di quanto la sua infanzia l’abbia turbata, influenzando profondamente la sua vita di adulta tra attacchi di panico, depressione, rabbia. Sua sorella Agnes, invece, sembra avere maggiore calma e equilibrio. In realtà, come spesso accade tra sorelle, insieme rappresentano due facce della stessa medaglia: un vissuto simile che ha generato modalità opposte di stare al mondo, come emerge in una delle conversazioni più intense e commoventi del film.
Anche Agnes, infatti, prova — seppur in maniera meno evidente — rancore e sofferenza nei confronti del comportamento del padre e, nonostante la sua presenza costante, sembra non sentirsi all’altezza di aiutare la sorella come vorrebbe.
Conclusioni
Con un’interpretazione meravigliosa di Renate Reinsve, Stellan Skarsgård, Inga Ibsdotter Lilleaas ed Elle Fanning, tutti candidati agli Oscar rispettivamente come miglior attrice e miglior attore protagonista e come migliori attrici non protagoniste, il film esplora le fragilità familiari e umane con la naturalezza e delicatezza tipica del cinema di Trier.
Con ispirazioni provenienti anche da Persona, capolavoro di Ingmar Bergman, Sentimental Value è una pellicola che si insinua lentamente nelle corde dell’animo umano, arrivando pian piano ad emozionare con una forza travolgente. Qui le generazioni sembrano essere, al tempo stesso, vittime e carnefici di quelle successive, portando con sé un dolore che non trova mai un vero sfogo, ma scava, crea crepe e lascia ferite indelebili. Gustav è padre ma anche figlio, Nora e Agnes sono figlie ma anche sorelle. Ogni legame è complesso e, come nella vita reale, ogni famiglia è attraversata da dinamiche dolorose e stratificate, capaci di condizionare profondamente l’esistenza dei suoi membri.
In conclusione, Sentimental Value restituisce con delicatezza un clima costante di tensione, frustrazione e rimpianto, attraversato da un dolore profondo che accompagna inevitabilmente le dinamiche familiari. Come la casa, luogo di mutamento e contenitore di emozioni, anche i personaggi si muovono nel tempo insieme a lei, trovando in ogni spazio e in ogni fase della vita un modo diverso di esistere e di (re)sistere al proprio passato.
