Dalla spinta del padre sul palcoscenico al successo mondiale. Il 26 febbraio 1971 il cinema perdeva uno tra gli artisti più amati dal pubblico: Fernandel. Egli non era solo famoso in Francia o in Italia, ma la sua fama raggiunse gli Stati Uniti e Hollywood.
All’età di 67 anni, il celebre attore francese lasciava un vuoto incolmabile, ma consegnava alla storia un’eredità fatta di oltre 150 pellicole e una mimica facciale che il regista Marcel Pagnol definì poeticamente “capace di riflettere ogni sfumatura dell’animo umano“.
Nonostante la malattia avesse colpito Fernandel durante le riprese dell’ultimo e, purtroppo rimasto incompiuto, capitolo della saga di Guareschi, il suo spirito non ha mai smesso di brillare attraverso gli schermi.
Gli inizi: un debutto “a calci”
La carriera di Fernand Contandin affonda le radici in un episodio celebre e quasi leggendario. Fonti biografiche narrano che il suo debutto sul palcoscenico avvenne a soli sette anni, al teatro Chave di Marsiglia.
Paralizzato dalla paura del pubblico, il piccolo Fernand fu letteralmente proiettato in scena da un calcio sul sedere datogli dal padre, i genitori erano entrambi attori di teatro, anche se solo a livello dilettantistico.
Quell’incertezza infantile si trasformò nel primo applauso di una vita artistica che negli anni divenne straordinaria.

(Parigi, 13 agosto 1863 – La Frette-sur-Seine, 8 giugno 1927)
è stato un celebre comico, cantante di operetta e attore francese.
Dal soldato comico alle grandi operette
Prima di diventare il volto del cinema francese, Fernandel fece esperienza nei café-concert e nei music-hall. Il suo cavallo di battaglia era il ruolo del soldato comico (comique troupier), un personaggio ingenuo e pasticcione che grazie a Polin era diventato molto popolare nella Francia pre bellica.
Fernandel non si limitò a copiare Polin, ma diede al comique troupier caratteristiche uniche, tanto da portarlo a trionfare nelle operette.
Due in particolare sono rimaste nel cuore del pubblico: Ignace e Barnabé.
Le sue caratterizzazioni nei film di vita militare sono diventate indimenticabili. É per questo che voglio ricordare, almeno i titoli di quei film, in cui fecero l’apparizione alcuni dei suoi personaggi più celebri.
- La garnison amoreuse (1933) del regista Max de Vaucorbeil
- Le coq du régiment (1933) del regista Maurice Cammage
- Les Bleus de la marine (1934) del regista Maurice Cammage
- Le cavalier Lafleur, regia di Pierre-Jean Ducis
- Le train de huit heures quarante-sept (1934) del regista Henry Wulschleger
Il capolavoro assoluto di questo genere fu Ignace. Un’operetta dove il suo talento di cantante e la sua verve comica si fusero perfettamente, rendendolo l’idolo indiscusso della Francia anni ‘30 e ‘40.
Barnabé, l’altra eccellente operetta, non fa parte dei film militari e del soldato comico, in quanto appartenente al genere romantico e della commedia. Un’operetta in cui non mancano né gli intrighi amorosi né impensabili imprevisti e comici fraintendimenti.

Da sinistra verso destra: Fernandel (Ignace), Dany Lorys (Annette) e Raymond Cordy (il soldato Philibert)
Il tocco di Pagnol: la nascita di un mito
Ridurre Fernandel alla sola farsa sarebbe un errore imperdonabile. La sua consacrazione avvenne grazie all’incontro con Marcel Pagnol che, fin dal 1934 con Angèle, ne intuisce il potenziale drammatico. I capolavori di Pagnol, oltre al già citato Angèle, sono:
- Regain (1937)
- Le Schpountz (1938)
- La fille du puisatier (1940)
Pagnol e Fernandel fermarono la collaborazione fino al 1951 anno in cui si girò il film Topaze, ma poi nel 1953 litigarono pesantemente sul set di Carnaval e i due non si rivolsero più la parola fino alla malattia di Fernandel, si riappacificarono solo allora.
I personaggi interpretati durante la collaborazione con Pagnol hanno mostrato la sua capacità di incarnare la sofferenza e la dignità popolare, elevando la sua recitazione a una profonda introspezione psicologica.
Fernandel era un maestro del ritmo, capace d’interpretare ruoli complessi che richiedevano una sensibilità fuori dal comune.

In foto Fernandel che interpreta il protagonista Irénée Fabre
Un ponte tra Francia e Italia
Sebbene fosse nato a Marsiglia l’8 maggio 1903, Fernandel ha vissuto una vera e propria “seconda cittadinanza” in Italia.
A Perosa Argentina, piccolo comune tra le Alpi piemontesi, esiste tutt’ora, anche se diroccata, una casa. La dimora apparteneva ai genitori di Fernandel, ovvero, Désirée Bédouin (1879-1970) e da Denis Coutandin (1871-1930). Stando alle fonti, a quanto pare, una volta giunti in Francia il cognome venne trascritto erroneamente come Contandin.
I genitori quindi erano originari di Perosa Argentina e molto probabilmente il piccolo Fernand ivi nacque e poi successivamente, forse attorno ai tre mesi, fu introdotto in Francia di nascosto, così da acquisire di diritto la cittadinanza francese. Questa possibile nascita di Fernandel viene menzionata anche dalla targa posta sulla facciata dei resti della casa di famiglia.
Che la leggenda non sia solo tale, può essere confermato dal fatto che Fernandel parlasse correntemente il piemontese, poiché usato in famiglia dai suoi genitori, mentre stentasse con l’italiano.
Vera o meno che sia la storia fatto sta che l’Italia ebbe modo d’innalzarlo alla gloria mondiale, grazie alla trasposizione cinematografica dei romanzi di Guareschi, nei quali spicca il nome di un certo… Don Camillo.
Don Camillo divenne l’icona del parroco di campagna, specchio di un’Italia rurale e divisa, ma profondamente umana. Il legame con Gino Cervi, interprete del sindaco comunista Peppone, andava oltre il set.
La loro alchimia professionale trasformò una rivalità politica in un simbolo di fratellanza e rispetto reciproco che ancora oggi commuove gli spettatori.

Ma quella con Gino Cervi non fu l’unica collaborazione con un attore italiano: negli anni successivi Fernandel ebbe modo di recitare con attori come Alberto Sordi e Totò.
Nonostante ciò, pochissimi dei suoi film, rispetto al numero totale di 150, sono stati doppiati in italiano. Attualmente i film di Fernandel che si trovano in commercio (e neanche tutti), sono in lingua francese e di questi solo una minima parte è provvista quantomeno di sottotitoli in lingua originale.
Inoltre, in Italia pochissimi sono coloro che conoscono il repertorio vastissimo di canzoni incise da Fernandel dal 1930 in poi.

Un ricordo indelebile
A cinquantacinque anni dalla sua scomparsa, il suo sorriso smagliante e la sua “faccia da cavallo” – come lui stesso amava ironizzare – restano impressi nella memoria collettiva. Onorare la sua memoria significa riconoscere il valore di un cinema che sapeva parlare al cuore, unendo l’ilarità alla riflessione.
Ogni volta che una sua pellicola viene ritrasmessa in tv, Fernandel torna a essere quel compagno di viaggio che, tramite i suoi personaggi a volte comici e a volte drammatici, c’insegna, ancora oggi, il valore dell’umanità.

Una nota simpatica e discendenti
Il nome d’arte Fernandel nacque da un aneddoto legato alla suocera, poiché quando il giovane Fernand andava a trovare la sua fidanzata, Henriette Manse, la madre di lei esclamava spesso in dialetto marsigliese: “Voilà Fernand d’elle!” Ovvero: “Ecco il Fernand di lei!”
Fernandel ebbe tre figli dal matrimonio con Henriette Manse:
- Josette (1926-2017) unica tra le figlie ad aver recitato col padre nel 1936, nel film omonimo “Josette”.
- Janine (1930-2020)
- Franck (1935-2011) che divenuto attore e cantante, ha recitato col padre in alcuni film tra cui L’età ingrata.
La dinastia oggi prosegue attraverso diverse generazioni tra nipoti e bisnipoti.
I nipoti sono:
- Martine (figlia di Josette, 1950-1980) e unica nipote che Fernandel abbia conosciuto in vita.
- Vincent (figlio di Franck) giornalista, attore e scrittore (autore del libro Fernandel mon grand-père) che vive a Marsiglia.
- Manon (figlia di Franck) creatrice floreale e personal trainer che vive a Roma con la mamma.
I bisnipoti sono:
- Caroline (figlia di Martine)
- Éva e Théo (figli di Caroline)
Loro rappresentano la quarta e quinta generazione della famiglia.
I discendenti di Fernandel mantengono vivo il suo ricordo, come nel caso di Vincent Contandin che ha dedicato diverse opere alla biografia del nonno.
Fernandel non era figlio unico
Infatti, aveva due fratelli e una sorella, tutti nati dal matrimonio tra Denis Contandin e Désirée Bedouin.
- Auguste-Marcel Contandin (1897-1961) il fratello maggiore.
- Marguerite Contandin (1899-1903) la sorella, purtroppo deceduta in tenera età.
- Francis Contandin (1914-2006) il fratello minore, noto con lo pseudonimo di Fransined che seguì le orme del celebre fratello diventando anch’egli un attore cinematografico francese, ma i due, per scelta di Fransined, non recitarono mai assieme.
I Sined
Il primo nome d’arte di Fernand, quando quindicenne recitava con suo fratello maggiore Auguste-Marcel, fu Fernand-Sined.
Questa tradizione di usare “Sined” era nata dal padre Denis Contandin che utilizzava proprio tale lo pseudonimo.
Un semplice anagramma del nome Denis letto al contrario.
Denis Contandin di professione faceva il contabile e si esibiva regolarmente come attore e cantante di café-concert nei fine settimana a Marsiglia.
Fu egli a trasmettere la passione per il palcoscenico a tutta la famiglia.
Francis, il figlio minore, scelse di seguire la tradizione familiare utilizzando il nome d’arte Fransined, così da combinare il proprio nome con lo pseudonimo del padre.
