Rental Family – Nelle vite degli altri: il nuovo film con Brendan Fraser è una carezza per l’anima

Rental Family, il nuovo film con Brendan Fraser protagonista, co-scritto e diretto dalla regista giapponese Hikari, ha debuttato il 6 settembre 2025 al Toronto International Film Festival, ed è arrivato in anteprima Italia alla 20ª edizione della Festa del Cinema di Roma.
Distribuito da Searchlight Pictures, è una pellicola delicata ed emozionante sulla potenza dei legami e delle relazioni. In quest’articolo vi sveliamo qualche dettaglio in più.

© Google Immagini

La trama

Dopo The Whale, Brendan Fraser torna con un altro ruolo capace di smuovere le coscienze e intenerire gli spettatori. In questo film, il celebre divo veste i panni di Phillip, un attore americano che si è trasferito da anni in Giappone, senza aver mai trovato il proprio posto. Dopo alcuni ruoli di piccolo rilevo, l’uomo viene avvicinato dal capo di una Rental Family, un’agenzia che fornisce attori per impersonare – a pagamento – figure familiari o sociali: un padre, un marito, un amico, un collega.
Data anche la differenza culturale, inizialmente Philip è riluttante, poiché non capisce il significato di questo lavoro. Ma poi, lentamente, si ritrova a entrare letteralmente nelle vite degli altri: diventa l’amico con cui giocare alla PlayStation, il giornalista incaricato di intervistare Kikuo, ex attore ormai dimenticato, il marito “di facciata” per una donna omosessuale, il padre premuroso della piccola Mia. Col tempo, ogni ruolo diventa sempre più autentico, un varco per vedere le fragilità o i bisogni inespressi, non solo degli altri, ma anche i suoi.

“Ma una volta entrati così facilmente nelle vite degli altri, come si può pensare di uscirne con la stessa semplicità?”

Il legame con Mia, che ha bisogno di un padre credibile per essere ammessa in una scuola prestigiosa, per cui rinuncia anche a uno slancio di carriera pur di continuare a far parte della sua continuità, e quello con Kikuo, anziano, malato e con problemi di memoria, si fanno sempre più profondi. Phillip si affeziona, dimenticando gradualmente la natura contrattuale di quei rapporti. Il confine tra finzione e realtà si assottiglia sempre di più, fino quasi a dissolversi.

© Google Immagini

La solitudine

In Rental Family a fare da padrona è la solitudine. La solitudine che prova Philip, un uomo occidentale in un paese straniero, che si sente solo mentre osserva malinconicamente, nei palazzi di fronte, frammenti delle esistenze altrui. Ma la solitudine è anche quella di chi sceglie – o è costretto – a pagare per non sentirsi solo.
La stessa regista, nel corso di un breve video di presentazione mostrato prima della proiezione alla Festa del cinema di Roma, ha spiegato che in Giappone servizi simili esistono davvero. Questa realtà, come si vede anche nel film, assume una dimensione quasi terapeutica, seppur non dichiarata, dove gli attori, anche solo con la loro presenza, offrono una forma temporanea di sostegno emotivo.
Ma volte i risvolti possono essere anche dolorosi. È il caso di Aiko, una delle attrici dell’agenzia, che viene spesso ingaggiata per interpretare l’amante di uomini sposati, prendendosi insulti, umiliazioni e persino violenze al posto della “vera” amante. Dinamiche che scuotono Phillip e lo spingono a interrogarsi sempre di più sul senso di quel lavoro.

© Google Immagini

La profondità dei legami umani

Nel film i personaggi aggiungono gradualmente colore alle loro vite, come Philip che inserisce, giorno dopo giorno, i regali di Mia nella sua casa. Inizialmente buia e spoglia, col tempo la sua abitazione si trasforma in uno spazio più caldo, colorato e vivo grazie alle creazioni della bambina, proprio come la sua vita, che lentamente si rallegra.
In un mondo che tende a premiare l’autosufficienza e l’individualismo sfrenato, Rental Family premia la bontà di cuore, la condivisione e la profondità dei legami, anche quando nascono in maniera meno convenzionale. I suoi personaggi trovano un amico, un parente, ma soprattutto qualcuno che li ascolti davvero, che li veda senza giudicarli o dimenticarli.
Con una dolcezza e sensibilità disarmante, la pellicola indaga sulle complessità dei rapporti e delle connessioni, con un’occhio sui ricordi, i rimpianti e la memoria, capaci, anche a distanza di anni, di modellare prepotentemente il presente. Brendan Fraser nel ruolo di Philip riesce a conquistare completamente, offrendo un’interpretazione misurata, fragile, intensa. Il suo è un uomo che ha perso qualcosa – e qualcuno – e che attraverso i ruoli degli altri prova non solo ad aiutare chi ha davanti, ma anche a ricostruire se stesso.
In conclusione, Rental Family è un film catartico, un brodo caldo e corroborante per l’anima che, attraverso una finzione, riesce a restituire l’autenticità dei legami e del bisogno istintivo della natura umana di connessioni sincere.

Lascia un commento