La Memoria che Vive: il percorso enogastronomico in omaggio a Don Peppe Diana da La vita è bella

La vita è bella non è solo una speranza, ma anche il nome del locale sito a Casal di Principe di Antonio Della Volpe. Dal 2024, lo chef ha arricchito la sezione Rinascita del suo menù con un percorso enogastronomico in omaggio a Don Peppe Diana, il parroco ucciso dalla malavita nel 1994 proprio in quei luoghi, di cui è ricorso da poco il trentaduesimo anniversario della morte.
Il percorso, intitolato La Memoria che vive è realizzato con prodotti provenienti da terreni confiscati alla criminalità organizzata ed è ispirato – attraverso i ricordi della famiglia, in particolare quelli della sorella Marisa Diana – ad alcuni dei sapori e dei piatti preferiti del fratello Giuseppe.

Il percorso gastronomico

Un viaggio culinario che recupera la tradizione culinaria degli anni ’90, accompagnandola con alcune rivisitazioni più contemporanee. Ogni portata ha un nome che richiama resistenza, la speranza, la semplicità e la resilienza: valori che sembrano proprio essere stati di Don Peppe Diana.
Come racconta lo stesso Della Volpe, tra gli ingredienti preferiti di Giuseppe c’era la patata. Non a caso, lo starter di questo percorso è Il gesto semplice, un crocché di patate rosse di Letino, dal sapore che richiama quello della tradizione, seguito da La Tavola a casa: una polpetta di manzo su ragù al pecorino e riduzione di prezzemolo, che evoca ricordi di domeniche familiari del Sud.

Si continua poi con diverse tipologie di pizza. La prima, intitolata Il tempo dell’attesa, è un padellino che vede il ritorno della patata, questa volta in crema, accompagnata da baccalà cotto a bassa temperature e julienne di peperoni. Va sottolineato che lo chef è uno degli unici a non utilizzare il forno elettrico per la cottura del padellino, preferendo l’ingresso del forno a legna: una scelta che rende il risultato meno croccante ma capace di esaltare maggiormente la morbidezza.
La seconda invece, Restare e resistere, è una pizza che propone patate a cubetto al forno, pancetta di maialino casertano, provola e riduzione di basilico.

Segue Radici e identità, una pizza cotta nel ruoto con pomodoro San Marzano, datterino liternese spadellato e una grattugiata di parmigiano: un pizza semplice che bilancia la tradizione partenopea alla qualità delle materie prime.
L’ultimo piatto invece è Il rito della domenica, una pizza in doppia cottura con ragù di braciola e riduzione di prezzemolo con pinoli e uva passa. Una pizza particolarmente saporita, che vede un altro ingrediente caro a Don Peppe Diana: la braciola, di cui era particolarmente ghiotto. “Dopo la messa, Don Peppe aveva l’abitudine di mangiare il ragù di braciola”, spiega il proprietario del locale.

Il cuore del menù restano quindi le materie prime preferite di Don Peppe. Materie che si trasformano in pietanze – dal crocché, alla pizza, fino al dolce, che profumano di ricordi e raccontano una storia ad ogni morso.
Infatti, anche il dulcis in fundo, Il ritorno, ne è una prova esemplare. Un bon bon con crema pasticciera e confettura di mela annurca e cannella, arricchito da un filo di olio Torretta a crudo. Nasce, anche questo, dai ricordi condivisi dalla sorella Marisa: una rivisitazione di un sapore caro a Don Peppe, che amava la pizza con la crema e aveva l’abitudine di mangiare una mela annurca prima del pasto. Da qui l’idea di unire crema e mela in un unico morso.

© Bee Chronicles

Non solo cibo

Il percorso vede l’accompagnamento sia de Il Principe – un vino delle Cantine Vitematta, che produce Asprinio d’Aversa su terreni confiscati alla camorra – sia dalle birre del birrificio artigianale Alba, di cui erano presenti la Chiara, la Dream e la D’oro.

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Tra gli obiettivi di Della Volpe c’è anche quello di avvicinare chi vive in città, superando paure e pregiudizi: ancora oggi, infatti, molti napoletani sono restii a recarsi in questi luoghi. “Per noi è un successo quando viene qui qualcuno di Napoli”, racconta con orgoglio.
Una serata all’insegna della rinascita e della speranza, in cui ogni piatto diventa un omaggio alla memoria di un uomo che ha lottato contro la criminalità organizzata pagando con la propria vita. Ma anche un invito a guardare a Don Peppe Diana come a un uomo comune, capace però di grandi gesti, profondamente fedele ai propri ideali.

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