Torino, 30 dicembre 1910. Mentre la città freme per i preparativi dell’Esposizione Internazionale, il giovane giornalista napoletano Giuseppe Ricci arriva nella capitale sabauda con un obiettivo ambizioso: intervistare il suo idolo, Emilio Salgari. Il “Capitano” che ha permesso a intere generazioni di solcare i mari e attraversare giungle impenetrabili non è però il lupo di mare che Ricci immaginava. Al posto dell’eroe indomito, il giornalista trova un uomo stanco, prigioniero di una casa modesta e soffocato da contratti-capestro che lo costringono a una produzione letteraria incessante. In questo scenario, Oceani di carta svela il volto più autentico e umano dello scrittore, diviso tra la necessità economica e il desiderio di fuga. Un’opera a quattro mani che esplora il confine tra la dura realtà quotidiana e l’immenso potere dell’immaginazione del padre di Sandokan.

Un mondo nato in una stanza in penombra
Il racconto si addentra nel dietro le quinte dell’universo salgariano, tra le giornate trascorse alla Biblioteca Nazionale e le notti insonni segnate dalle difficoltà finanziarie. Emerge con forza la figura di Ida, la moglie-attrice chiamata affettuosamente Aida, la cui fragilità si intreccia alla vita frenetica dei figli. Questi ultimi, con la complicità del padre, trasformano il modesto cortile di casa in una esotica Maracaibo e le sponde del fiume Po in un arcipelago tropicale. È proprio questa la tesi centrale dell’opera: la capacità di creare mondi salvifici partendo da un calamaio quasi vuoto, dimostrando che gli oceani più vasti non sono quelli fisici, ma quelli che si scrivono riga dopo riga.
L’unione di due grandi firme
Enzo d’Alò e Giacomo Scarpelli fondono le loro esperienze per dare vita a questo romanzo. D’Alò, celebre regista di capolavori come La gabbianella e il gatto, firma qui il suo primo libro per adulti, portando con sé quel linguaggio visivo immediato che lo ha reso autorevole in Europa. Scarpelli, già sceneggiatore di successo nominato agli Oscar per Il Postino e docente di filosofia, mette al servizio della narrazione le sue competenze storiche e letterarie. Insieme, gli autori celebrano la vittoria definitiva della fantasia sulla realtà, rendendo omaggio a un uomo che, pur senza mai lasciare la sua scrivania, ha insegnato al mondo intero il significato della parola avventura.
