Oggi debutta nelle sale italiane “Kraven – Il Cacciatore”, il sesto film live-action del Sony’s Spider-Man Universe (SSU). Diretto da J.C. Chandor e interpretato da un carismatico Aaron Taylor-Johnson, il film tenta di aggiungere profondità e ferocia al pantheon dei villain Marvel. Dopo i tre Venom e il criticato Morbius, il progetto si propone di esplorare il lato più oscuro dell’universo di Spider-Man. Ma è riuscito nell’intento?

Un personaggio iconico, un’interpretazione potente
Kraven il Cacciatore, alias Sergei Kravinoff, è un personaggio che da decenni popola le pagine dei fumetti Marvel come uno dei nemici più temibili di Spider-Man. Nel film, l’attenzione si sposta dalla sua rivalità con l’Uomo Ragno alla genesi del personaggio. Aaron Taylor-Johnson interpreta Kraven con un’intensità feroce, incarnando un uomo consumato dalla vendetta e segnato dalla relazione tossica con il padre, Nikolai Kravinoff (Russell Crowe). La dinamica familiare rappresenta il cuore emotivo della storia, portando Kraven a confrontarsi con il suo lato umano e con la brutalità che lo definisce.
Taylor-Johnson dimostra ancora una volta di essere un attore versatile, in grado di alternare vulnerabilità e furia animale. Il suo Kraven è più di un semplice predatore: è un uomo tormentato, in bilico tra il bisogno di appartenenza e la sete di dominio.
Una regia ambiziosa, ma un universo stanco?
J.C. Chandor, regista noto per pellicole come All Is Lost e Triple Frontier, porta un approccio visivamente cupo e narrativamente più intimo rispetto ai film precedenti dell’SSU. Tuttavia, il tono maturo e violento del film rischia di risultare in contrasto con la struttura narrativa, che spesso cede ai cliché delle origin story. La sceneggiatura firmata da Richard Wenk, Art Marcum e Matt Holloway cerca di bilanciare introspezione e azione spettacolare, ma non sempre riesce a evitare passaggi prevedibili o un’eccessiva esposizione.
L’universo Sony’s Spider-Man, di cui Kraven è un tassello, soffre di un’identità frammentata. La mancanza di un vero filo conduttore tra i film rischia di alienare parte del pubblico. Mentre Marvel Studios ha costruito un mosaico coerente, Sony fatica a trovare una visione altrettanto solida per i suoi villain.

Il cast di supporto e le tematiche trattate
Russell Crowe regala un’interpretazione glaciale e imponente nei panni di Nikolai Kravinoff, un padre che incarna il patriarcato spietato e insensibile. Ariana DeBose aggiunge un tocco di umanità nel ruolo di Calypso, ma rimane un personaggio poco approfondito. Gli altri membri del cast, tra cui Fred Hechinger e Alessandro Nivola, svolgono ruoli di supporto funzionali, ma non memorabili.
Fred Hechinger, già visto quest’anno nelle sale durante la proiezione di “Il Gladiatore-2” dove interpretava uno degli imperatori gemelli per ora parte del film si presenta sottomesso e minuto per poi avere un’interessante evoluzione verso la fine della pellicola. Anche i villain in questo film si distinguono, tra easter eggs e vecchie conoscenze il film è ricco di sfumature.
Il film affronta temi universali come il rapporto padre-figlio, l’eredità del trauma e la lotta per la propria identità, ma lo fa con una brutalità visiva e narrativa che non sempre si traduce in vera profondità.

Il verdetto: Un passo avanti inatteso
“Kraven – Il Cacciatore” riesce là dove molti dei suoi predecessori nell’SSU avevano fallito: sorprendere. Pur mantenendo alcuni difetti tipici dell’universo Sony, come una CGI non sempre convincente e alcune scene che tradiscono una regia un po’ meccanica, il film funziona. È un’esperienza che, pur non priva di imperfezioni, riesce a distinguersi positivamente rispetto ai capitoli precedenti come Morbius o Madame Web.
La storia di Kraven, più viscerale e sanguigna, porta una ventata di freschezza. La brutalità del protagonista e il suo viaggio verso l’oscurità vengono esplorati con un’intensità che mancava nei titoli precedenti. Aaron Taylor-Johnson regala una performance magnetica, incarnando un Kraven affamato di vendetta ma anche vulnerabile nei suoi conflitti familiari. La chimica tra il suo personaggio e un Russell Crowe in forma smagliante nei panni del crudele padre Nikolai aggiunge una profondità inaspettata alla narrazione.
Un film che sorprende, nonostante i limiti
Anche se la CGI, in alcune sequenze d’azione, risulta poco rifinita e alcune scene sembrano prive di spontaneità, il film riesce comunque a coinvolgere. Questo grazie a un ritmo narrativo che alterna momenti di pura adrenalina a scene più introspettive, costruendo una tensione che mantiene lo spettatore agganciato fino ai titoli di coda. Certo, non è un capolavoro né una rivoluzione per il genere, ma riesce a trovare un suo equilibrio.
Il film ha il merito di esplorare con coraggio il lato più umano di Kraven senza rinunciare alla spettacolarità che ci si aspetta da una produzione Marvel. La violenza non è mai gratuita, ma funzionale a dipingere il ritratto di un uomo spezzato, e questo lo rende un racconto di origine che, pur imperfetto, colpisce nel segno.
Voto: 3,5/5
Rispetto ai precedenti tentativi di espandere l’SSU, Kraven – Il Cacciatore rappresenta un passo avanti. Nonostante le criticità, è un film che ha il coraggio di osare e che, grazie alle sue tonalità cupe e a un protagonista carismatico, riesce a distinguersi. Non sarà il miglior villain movie mai realizzato, ma lascia intravedere un potenziale inaspettato per il futuro dell’universo narrativo di Spider-Man. Forse non sarà perfetto, ma per una volta si può dire: missione quasi compiuta.
A cura di: Ale_opinionerd
