La trama fenicia, nuovo film di Wes Anderson presentato a Cannes 2025, è un film ironico e divertente, che coinvolge appieno lo spettatore nell’intricato immaginario del regista e che rimane legato all’estetica che lo contraddistingue.
L’universo cinematografico di Anderson continua a stupire e incantare. Il regista torna con un film molto intenso, che esplora (ancora una volta) i tormentati legami familiari, il rapporto sofferto tra un padre e una figlia, sullo sfondo di un thriller ironico e sorprendente, ricco di colpi di scena. Complice il ritorno di Roman Coppola alla sceneggiatura – una collaborazione che era già stata una garanzia per aver dato vita a capolavori come Le avventure acquatiche di Steve Zissou, Il treno per il Darjeeling e Moonrise Kingdom.
La trama fenicia è un titolo enigmatico, che fa riferimento al progetto del magnate e imprenditore protagonista Zsa- Zsa Korda che, grazie all’aiuto economico dei suoi soci in affari (interpretati brillantemente da alcuni degli attori e delle attrici più emblematici del cinema contemporaneo), intende costruire un’enorme diga e un canale designato al trasporto merci. È un progetto colossale, difficilmente realizzabile e che comporta una spesa che costringe il protagonista, interpretato da un fantastico Benicio Del Toro, ad incontrare alcuni dei suoi nemici-amici, sperando nel loro contributo. Sopravvissuto miracolosamente al sesto incidente aereo, Zsa- Zsa Korda si presenta in una delle prime scene del film con un “organo vestigiale” tra le mani, mostrando sin da subito il carattere surreale del film. Prima di avventurarsi in questa grande opera Zsa-Zsa Korda è ossessionato da un ultimo desiderio: recuperare il rapporto con la figlia Liesl, interpretata in modo sublime da Mia Threapleton, pronta ad abbandonare la mondanità e gli orpelli terreni per consacrare la sua vita unicamente a Dio e prendere i voti. Sebbene inizialmente titubante, Liesl sceglie di perdonare il padre per averla abbandonata e, pur consapevole del fatto che non si sia mai preso cura né di lei né dei suoi nove fratelli, gli dà la possibilità di redimersi. Ma chi è davvero Zsa-Zsa Korda? Di lui si sa poco e troppo: è accusato di aver ucciso le sue tre mogli, di corruzione, di attività economiche illecite. È un personaggio moralmente discutibile, tragicamente comico, il quale però riesce ad infilarsi nelle grazie dello spettatore grazie al suo cinico sarcasmo.
Si tratta di un film che mescola generi differenti, tra la commedia e la spy-story, ha tratti di grottesco e di surreale. Korda rischia di morire nei modi più atroci più e più volte nel film, assistiamo infatti anche a scene ambientate in un ipotetico aldilà, che simboleggiano l’esperienza di pre-morte per il protagonista.

I personaggi sono ben costruiti, sembrano corazzati e aggrappati alle loro uniche certezze, ma, anche se in momenti diversi del film, vediamo chi sono realmente e riconosciamo le debolezze che li rendono umani e rendono lo spettatore empatico, permettendogli di ritrovarsi nelle loro fragilità. Credo che per apprezzare Anderson sia necessaria una sensibilità più acuta, che permette di andare oltre il deadpan e di leggere il sottotesto emotivo.
Il cast è senza subbio sublime, sebbene non si tratti di una novità per i film di Anderson, che assicurano da sempre un concentrato di attori e attrici straordinari. A partire da Benicio Del Toro, che arriva così alla sua seconda collaborazione con il regista dopo The french dispatch, arriviamo a Mia Threapleton, Tom Hanks, Bryan Cranston, Scarlett Johansson, Benedict Cumberbatch, Bill Murray, Willem Dafoe. Insomma, chi più ne ha più ne metta. Del Toro durante un’intervista a Cannes ha ammesso che Anderson è il migliore regista con il quale abbia mai lavorato. Ed è facile credere che non sia l’unico a pensarlo, siccome molti artisti di un certo calibro non rinuncerebbero mai a lavorare con lui sul set anche se il cachet è basso e se compaiono nel film per pochi minuti. Tuttavia, fuggire alla logica per un po’ e ritrovarsi nel mondo surreale di Anderson può essere un vero sollievo. Per il resto, il film è “tipicamente andersiano”, la simmetria e i colori pastello dominano la scena. La suggestiva fotografia di Bruno Delbonnel è a dir poco ipnotica, contribuisce notevolmente a rendere La trama fenicia un piccolo ennesimo gioiello firmato Wes Anderson. Lo spettatore è ipnotizzato sin dalla prima scena, e non riesce a distogliere lo sguardo dallo schermo mentre scorrono i crediti iniziali. Insomma, Anderson è sempre riconoscibile, e nonostante sia stato definito da alcuni come un regista ormai più vicino al grande pubblico, riconoscere le sue doti e il suo inconfondibile fascino è doveroso.
