Dalle pagine del manga all’animazione, fino al ritorno sul grande schermo quindici anni dopo. Yasuhiro Irie ha ripercorso a Lucca la storia di Fullmetal Alchemist: Brotherhood e il lavoro che ha accompagnato la realizzazione della serie. Il regista giapponese è stato tra gli ospiti d’onore di quest’anno, presentando la 15th Anniversary special edition, un progetto nato dal manga di Hiromu Arakawa e inizialmente pensato per concludersi con l’episodio 52.

Con l’aumentare del materiale ancora da adattare, la produzione è stata prima estesa, poi davanti alle oltre cento pagine di bozze ricevute per il capitolo finale è stato aggiunto un ulteriore episodio, portando il totale a 64. “Il finale era davvero eccellente – ha spiegato Yasuhiro Irie –. Sia io che lo staff sentivamo che dovesse essere rappresentato completamente e senza tagli. Le tematiche erano già presenti e forti nel manga, quindi in realtà mi sono limitato a riportarle all’interno dell’opera”.

Le differenze tra anime e manga
Tuttavia, il passaggio dalla pagina allo schermo ha richiesto un lavoro diverso per riuscire a conservare la stessa forza emotiva. “Quello che è fondamentale è capire che c’è una grossa differenza tra la realizzazione di un anime e quella di un manga – ha proseguito Irie –. Nel manga abbiamo modo di sfogliare avanti e indietro e di tornare a vedere una pagina. Questa cosa era molto importante anche per l’anime, così ho sfruttato molti mezzi per riuscire a rendere l’emotività dei personaggi, in particolare nel doppiaggio. Ultimamente ci sono molte serie che sono troppo veloci, mentre a me piacciono gli episodi lenti in cui in venti minuti assistiamo a meno cose”. Tra gli esempi citati: Il mio vicino Totoro di Hayao Miyazaki.

I temi delicati
Ci sono temi etici su che cosa significhi la parola giustizia, la verità e cosa sia fare la cosa giusta. Questi si articolano in modo diverso tra loro a seconda dei personaggi e dietro una serie capace di parlare ancora al pubblico. Irie mette prima di tutto il manga di Arakawa, ma anche le persone che hanno lavorato alla sua trasposizione: “Molti membri dello staff hanno riversato tutta la loro energia e abilità per portarlo in vita“.

Si è creata così una sorta di reazione chimica ed è per questo che ancora oggi nuove persone continuano a scoprirlo e ad apprezzarlo. Questa collaborazione ha coinvolto giovani animatori e professionisti più esperti. Parlando della versione italiana, Irie ha rivelato che dopo aver ascoltato il doppiaggio ha avuto la sensazione che i personaggi vivessero davvero, e ha ringraziato gli interpreti per il lavoro svolto. “Il fatto che il tema della guerra sia diventato parte della quotidianità delle persone non me l’aspettavo – ha concluso, Irie. – È triste, però ritengo importante che questa connessione faccia riflettere le persone”.
