Lupin The IIIRD – La stirpe immortale: il ladro gentiluomo torna alle origini

Il ladro gentiluomo è tornato, più oscuro, più crudele, più irresistibile. Con Lupin The IIIRD – La stirpe immortale, in arrivo nelle sale l’11 dicembre, Takeshi Koike riporta sul grande schermo l’animazione tagliente e iconica che ha ridefinito il mito di Lupin. Un ritorno alle origini più brutali e stilizzate del personaggio, tra sangue, velocità e un’estetica che morde lo schermo. Una corsa sfrenata nell’ombra del suo passato e nel cuore di ciò che rende Lupin eterno.

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Trama

Quando viene a sapere di un leggendario tesoro, nascosto su un’isola che non compare su alcuna mappa, Lupin progetta un nuovo colpo impossibile. Il ladro raduna la sua banda, composta dai suoi inseparabili Jigen, Goemon e Fujiko e parte in direzione dell’isola, seguito come al solito dall’ispettore Zenigata. Giunto sull’isola spettrale, ad accoglierlo è una nube di veleno letale sprigionata da Muom, essere immortale che sogna di rifondare il mondo dalle sue ceneri. Muom si rivela anche essere la mente dietro i nemici che negli anni hanno affrontato Lupin e i suoi compagni. Deciso a sconfiggere definitivamente il nemico, Lupin si lancia in una missione impossibile, accettando anche l’aiuto di alleati inaspettati. La banda avrà solo 24 ore per sconfiggere Muom e abbandonare l’isola prima che il veleno faccia effetto e li uccida, ma come si sconfigge un nemico che non può morire?

Il ritorno alle origini

Con La stirpe immortale, Takeshi Koike compie un vero e proprio viaggio all’indietro nel tempo, riportando Lupin all’estetica cruda e graffiante dei primi film. Dopo diversi anni Lupin torna infatti protagonista di un lungometraggio in 2D. L’animazione, asciutta e tagliente, richiama volutamente quell’immaginario più adulto, sporco e affilato che ha definito il personaggio nelle sue incarnazioni più iconiche. Koike sceglie questo stile non per nostalgia, ma per far riemergere il Lupin autentico: il ladro oscuro, enigmatico, quasi ferale, capace di muoversi tra ombre e violenza con un fascino pericoloso e irresistibile. Il risultato è una pellicola ruvida, brutale e intensamente emotiva, che non teme di scavare nelle pieghe più profonde dell’animo umano. Un ritorno potente alle radici di un personaggio che, in oltre cinquant’anni di storia, è stato riscritto e reinterpretato mille volte, ma che qui ritrova finalmente la sua essenza più vera.

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Un ritmo senza tregua

Il film è sostenuto da un’azione frenetica. Ogni combattimento è costruito per trascinare lo spettatore nel cuore della scena: inseguimenti serrati, colpi ravvicinati, esplosioni di pura energia visiva che mantengono costantemente alta la tensione. Il culmine arriva con la battaglia finale, un confronto disperato e titanico in cui tutto sembra ormai compromesso, un momento che condensa l’anima ruvida del film e ne esalta l’impatto emotivo. A rendere il tutto ancora più potente è la ricomparsa di alcuni storici antagonisti di Lupin e della sua banda, figure iconiche già viste nelle precedenti opere di Koike, che qui tornano con una presenza ancora più minacciosa. Il risultato è un ritmo narrativo implacabile, che non lascia spazio alle pause e spinge lo spettatore in un vortice di adrenalina pura.

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Punti deboli

Non mancano, però, alcuni punti deboli che faranno sicuramente discutere gli appassionati. Il primo riguarda il tono del film, percepito come meno realistico rispetto alle precedenti opere: la figura dell’antagonista Muom, con la sua aura “magica” e immortale, introduce un elemento quasi fantascientifico che si discosta dal solito equilibrio tra finzione, ironia e credibilità a cui la saga ci aveva abituati. Pur essendo Lupin un personaggio nato nella sfera del fantastico, questa deriva sovrannaturale rompe in parte la sospensione dell’incredulità e spinge il film verso un registro che non del tutto convincente.
Un’altra criticità riguarda alcuni personaggi secondari, in particolare Fujiko, che in questa pellicola appare relegata a un ruolo marginale. La sua presenza, solitamente centrale, seducente e determinante negli equilibri del gruppo, qui rimane in ombra, senza veri momenti chiave né contributi significativi alla missione. Una scelta narrativa che rappresenta un’occasione mancata, soprattutto considerando l’importanza iconica del personaggio all’interno dell’universo di Lupin.

É la fine di Lupin?

Nonostante La stirpe immortale si presenti come il capitolo conclusivo dell’universo di Lupin III firmato da Koike, il film lascia più porte aperte di quante ne chiuda. È una chiusura che profuma di nuovo inizio: il finale, e soprattutto la scena post-credit, suggeriscono chiaramente che il ladro gentiluomo non ha ancora esaurito i suoi colpi migliori. Tra ombre, misteri e un ultimo sguardo carico di promessa, Lupin sembra pronto a tornare, forse non più lo stesso, ma sicuramente ancora capace di sorprendere chi lo segue da oltre cinquant’anni.

Un pensiero su “Lupin The IIIRD – La stirpe immortale: il ladro gentiluomo torna alle origini

  1. Koike ha creato uno stile veramente incredibile per Lupin, avvicinandosi allo stile di Monkey Punch. E la fantascienza non è un elemento che stona. Tante volte nelle sue vecchie serie e in alcuni film era presente la fantascienza, conta che Lupin ha affrontato perfino vampiri, fantasmi e molte volte perfino Napoleone quindi non mi sorprendo più con Lupin XD

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