L’Italia dei racconti nascosti: Abruzzo

Incastonato nel cuore dell’Appennino, l’Abruzzo è una regione dove la natura regna ancora sovrana, guadagnandosi il titolo di Regione Verde d’Europa. Ma dietro le sue vette imponenti, i boschi e i borghi medievali, si nasconde un’anima profonda e arcaica.


Il Gigante che dorme (L’Aquila)

Quella del Gigante che dorme è forse la leggenda più famosa dell’Abruzzo. Osservando il profilo del Gran Sasso da lontano, si può notare che la sagoma sembra quella di un uomo disteso ed è legata a una leggenda che narra la storia di una ninfa e un gigante: Maja era una bellissima ninfa che abitava nella lontana Frigia, in compagnia del suo unico figlio, egli non aveva una normale statura, ma era bensì un gigante. Un giorno, durante una battaglia, venne ferito mortalmente, così la madre, per salvarlo chiese aiuto ad un oracolo, il quale le disse che su una montagna altissima, di là dal mare, ai piedi di un Grande Sasso, cresceva un’erba miracolosa in grado di guarirlo. Maja partì, con il figlio, alla ricerca della grande montagna e dell’erba miracolosa. Dopo un duro viaggio arrivarono sulla magica montagna, purtroppo però il Gigante era ormai stremato dalla fatica e morì. Maja lo seppellì ai piedi del Grande Sasso che, in onore del figlio, da allora fu chiamato il Gigante.

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La Ninfa Maja e la nascita della Majella (Chieti)

Questa leggenda è legata alla precedente e racconta della sorte della ninfa, madre del Gigante, dopo la morte del suo adorato figlio. Impazzita dal dolore per la grave perdita, Maja fuggì sulla montagna di fronte, dalla quale si poteva vedere il luogo dove era sepolto il figlio. Si rifugiò nelle grotte vivendo in mezzo agli animali. I pastori del luogo, impietositi dalla sua triste storia, le offrivano il cibo in modo che si potesse sfamare e alla sua morte la seppellirono sulla montagna dove si era rifugiata che, in suo onore, venne chiamata Majella, che significa madre. I pastori raccontano che, quando sulla Majella infuria la bufera, insieme all’urlo del vento si sente la voce di Maja che disperata invoca suo figlio.

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San Domenico e i serpenti (Cocullo)

Nel cuore dell’Abruzzo, dove la Valle Peligna incontra le vette del Sagittario, sorge Cocullo, un borgo che ogni primo maggio mette in scena uno dei riti più enigmatici d’Europa: la leggenda di San Domenico Abate e dei serpenti. Si narra che il Santo, monaco benedettino vissuto a cavallo dell’anno Mille, soggiornò in queste terre per sette anni, liberando le campagne dall’invasione di rettili velenosi e proteggendo la popolazione dai morsi letali. In occasione della festa i serpari portano in processione la statua del santo coperta di serpenti.

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La leggenda di Re Manfredi (Roccascalegna, Chieti)

Sulla figura di Re Manfredi a Roccascalegna si intrecciano due storie: la prima è legata alla leggenda dei resti dispersi di Re Manfredi di Svevia, ultimo sovrano della stirpe degli Hohenstaufen. Si narra che, dopo la sconfitta nella battaglia di Benevento del 1266, le spoglie del figlio di Federico II non trovarono mai la pace: scomunicato dalla Chiesa, i suoi resti sarebbero stati dispersi proprio tra queste montagne, lungo le rive del fiume Verde.

La seconda storia è legata alla figura del barone Corvo de’ Corvis, che nel 1646 ripristinò l’odioso editto dello Ius Primae Noctis, obbligando ogni novella sposa del feudo a passare con lui la prima notte di nozze. La tirannia finì quando un marito geloso, travestito da donna, lo accoltellò nel talamo nuziale. Prima dell’ultimo respiro, il barone poggiò la mano insanguinata su una roccia della torre d’ingresso, lasciando un’impronta indelebile e nonostante i ripetuti tentativi di lavarla via, la mano di sangue continuò a ricomparire fino al crollo della torre nel 1940.

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Il prossimo appuntamento ci porterà tra natura incontaminata, borghi medievali e siti archeologici: conosceremo le storie del Molise.

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