Pillole di archeologia: viaggio alla scoperta delle necropoli della costa levantina

I Fenici non temevano la morte, la celebravano. Nelle loro necropoli convivevano riti opposti, inumazione e cremazione, ma un’unica certezza: l’aldilà esisteva, e bisognava prepararsi per arrivarci. I Fenici non vedevano la morte come un tabù, ma come un passaggio da celebrare. Le loro necropoli testimoniano la coesistenza di pratiche diverse, come l’inumazione e la cremazione, unite però dalla ferma convinzione nell’esistenza dell’aldilà e nella necessità di prepararsi per affrontarlo.

© Google Immagini

Due Riti, un’Unica Visione dell’Oltretomba Fenicio

Le pratiche funerarie fenicie dell’Età del Ferro rivelano l’importanza che questa civiltà attribuiva al viaggio nell’aldilà. Sulla costa levantina, l’inumazione, un rito millenario, prevedeva la deposizione del defunto, avvolto in sudari (come suggerito dalle fibule rinvenute) o vestito, direttamente sul pavimento della tomba o all’interno di sarcofagi antropoidi in marmo di imitazione egizia.

Tuttavia, a partire dall‘XI secolo a.C., si diffuse nel Levante una pratica innovativa: la cremazione. Nelle necropoli, in particolare in quella di Tiro al-Bass (la più estesa della madrepatria), le ceneri venivano raccolte in urne cinerarie e accompagnate da un ricco corredo: brocche a fungo contenenti liquidi come miele o vino, ciotole di pregio e scarabei apotropaici.

L’architettura funeraria 

L’architettura funeraria fenicia, specchio di una società complessa e stratificata, offriva un ventaglio di soluzioni che spaziava da sepolture estremamente modeste a complessi ipogei monumentali, testimoniando la diversità sociale ed economica delle comunità. All’estremo più semplice, si riscontravano mere fosse scavate nelle dune o nel terreno sabbioso, come esemplificato dalle ben 178 inumazioni rinvenute a Khaldeh, una tipologia che suggerisce una pratica funeraria rapida e accessibile a tutti gli strati sociali.

All’opposto di questo spettro, si collocavano i monumentali ipogei scavati nella roccia, vere e proprie camere funerarie sotterranee destinate all’élite e alle famiglie regnanti. Il caso più emblematico è rappresentato dalla necropoli reale di Sidone ad Ayaa. Questa necropoli, in particolare durante il periodo persiano, divenne il luogo di sepoltura della famiglia reale, che commissionava e utilizzava spettacolari sarcofagi marmorei importati o realizzati da abili artigiani. Tra questi capolavori, spiccano il celebre Sarcofago di Alessandro, così chiamato per le scene di battaglia raffigurata ma  anche, il Sarcofago delle Piangenti, noto per le figure femminili in lutto scolpite, e la bara riutilizzata di re Tabnit.

Quest’ultima è di particolare interesse storico e archeologico, poiché al suo interno fu scoperto il corpo mummificato di Tabnit, eccezionalmente conservato in un liquido speciale e fissato a una tavola di legno di sicomoro, un dettaglio che rivela una sofisticata conoscenza delle pratiche di conservazione del corpo, forse influenzata da tradizioni egizie.

© Google Immagini

Il mistero dei cani sepolti

Un aspetto singolare e ancora irrisolto del panorama funerario fenicio è rappresentato dalle sepolture di cani. Questo fenomeno è circoscritto esclusivamente al periodo persiano (VI-IV secolo a.C.) e scompare con l’avvento di Alessandro Magno.

Le evidenze archeologiche sono significative: si contano otto cani a Khaldeh, tredici a Beirut, tre a Tell el-Burak, venticinque a Dor e oltre un migliaio nel cimitero canino di Ashkelon. Tutti gli esemplari non mostrano segni di macellazione, sono morti per cause naturali e sono stati sepolti con la stessa cura riservata alle sepolture umane.

Le interpretazioni su questa pratica spaziano da ipotesi legate a riti di guarigione associati alle divinità Astarte e Reshef-Mukol, come suggerito da un’iscrizione del V secolo a.C. da Kition che fa riferimento a “cani appartenenti al tempio”, fino a possibili influenze zoroastriane. Tali influenze potrebbero essere state introdotte dai sovrani achemenidi, noti per la venerazione dei cani.

© Google Immagini

Lascia un commento