A tu per tu con Matteo Pratticò per parlare del suo esordio letterario Shadolove, un fantasy dal forte senso di giustizia contro ogni forma di prevaricazione e pregiudizio.

L’intervista
Matteo Pratticò, benvenuto nella mia rubrica Interviste pungenti. Inizio chiedendoti di parlarci un po’ di te. Chi sei? Cosa fai nella vita?
Classe 1987, calabrese di origini ma vivo a Roma da anni, laureato a RomaTre in Scienze della Comunicazione. Oggi mi mantengo con ben tre attività contemporaneamente: editor al mattino, libraio al pomeriggio, rider la sera. Scrivo per un forte bisogno di comunicazione e interpretazione di me stesso, e lo farò fino alla fine. Scrivo perché a parlare non sono mai stato bravo, ma quando metto le parole su una pagina le cose cambiano. Scrivo per dimostrare il mio valore, per mostrare agli altri che dentro di me c’è una grande creatività, delle idee… un potenziale, insomma. Le mie passioni sono la lettura, il cinema, i videogiochi e il fumetto.
Shadolove è il tuo romanzo d’esordio. Parlaci di lui, come è nato?
Shadolove nasce quasi per caso da una duplice ispirazione. La prima è stata l’ennesimo femminicidio di cui ho sentito parlare alla TV un 8 marzo di alcuni anni fa. La seconda è stata la “vampiromania” degli anni passati, venuta alla ribalta grazie a opere quali Twilight e The Vampire Diaries, che hanno stravolto la figura classica del vampiro, eliminando quasi del tutto l’idea che essere non-morti sia una condanna. Due chiavi che hanno dischiuso le porte della mia creatività spingendomi a creare Lily, una vampira che difende soprattutto le donne vittime di violenza incontrate sul suo cammino, e che non ama affatto la sua condizione di creatura immortale. Per come la vedo io, infatti, è meglio una vita breve ma ricca di possibilità, piuttosto che un’eternità priva di senso. Se da un lato Shadolove ironizza sull’immagine del vampiro superfigo e a prova di proiettile visto in svariate storie degli ultimi anni, dall’altro ricorda alla gente che gli unici mostri che dovremmo mai vedere sono quelli della finzione, tipo Dracula, la Mummia o l’Uomo Lupo. Perché il nostro mondo è già pieno di mostri, e si nascondono dentro di noi.
La tua opera tratta un tema molto più importante: quello sulla violenza sulle donne. Puoi dirci qualcosa di più?
La violenza sulle donne è il tema più importante a cui faccio riferimento nel mio libro, a mio parere uno degli atti più mostruosi di cui è capace l’uomo comune. Se con la mia storia voglio denunciare tutto questo è per dimostrare il mio sostegno a quelle persone vittime di tali azioni, ricordando a tutti che non esiste mostro peggiore – a questo mondo – di un uomo cattivo.
Quando è nata la tua passione per la scrittura?
Scrivo da quando avevo 17 anni. I miei compagni di classe non mi capivano (dalle mie parti, all’epoca, la tipologia del “nerd” era alquanto rara) e mi tenevano in disparte, giudicandomi con troppa fretta e battutacce. Capii che dovevo farmi conoscere bene per poter essere giudicato in modo corretto, ma come fare? Presi dunque a scrivere una storia breve di me stesso che poi lessi in classe. Il piano funzionò, e nel frattempo scoprii la mia vocazione. Da allora ho continuato a scrivere, coltivando il sogno di diventare un autore affermato.
Che importanza credi che abbiano i social nel promuovere la propria opera
I social migliorano l’interazione con i lettori e permettono la diffusione delle opere in ogni direzione con efficacia, se un autore sa come muoversi. Questo mi ha permesso di condividere molto i miei scritti e di entrare in contatto con molti lettori, ogni volta che uno mi scriveva per manifestare il suo interesse per il mio romanzo. La globalizzazione e i social hanno influenzato anche il mondo della scrittura, non si può negare: è una realtà tutta nuova, questa, rispetto al passato, e poiché ci sono stato dentro fin da subito non ho trovato drammatico il cambiamento.
Ci descrivi la tua routine nel momento in cui ti siedi a scrivere?
Non ho una routine particolarmente strutturata o rituali precisi: quando mi siedo al computer cerco semplicemente di entrare nella storia con calma, senza forzature. Scrivo con pazienza, lasciando che le idee prendano forma poco alla volta, senza fretta. Preferisco lavorare nel silenzio, perché mi aiuta a concentrarmi meglio e a restare immerso nei paesaggi e nelle atmosfere che voglio costruire.
Hai in lavorazione altri progetti editoriali? Sono in qualche modo collegati a Shadolove?
Sì, ho già ultimato il sequel di Shadolove e la sua pubblicazione è prevista nel corso di quest’anno. Attualmente sto lavorando al terzo volume, che andrà a concludere la trilogia, portando a compimento il percorso narrativo dei personaggi e dell’universo che ho costruito. Sappiate quindi che Lily Morrigan ritornerà… per ben due volte!
La trama
Lily Morrigan, vampira sanguinaria, sa che esistono mostri ben peggiori di lei: gli esseri umani. Tra Tokyo, Praga, o Los Angeles, in un mondo in cui ingiustizia e violenza fanno da padrone, la vera natura della nostra vampira verrà allo scoperto quella di una giustiziera eroica che salvando gli innocenti tenterà di arginare il lato oscuro dell’umanità.
L’autore
Matteo Pratticò, nato a Polistena (RC) nel 1987, da molti anni vive a Roma, dove si è laureato nel 2012 presso l’università di Roma Tre in Scienze della Comunicazione. Dal 2013 pubblica racconti brevi a tema horror e fantasy su varie antologie e Shadolove è il suo romanzo d’esordio, premiato con la menzione speciale della giuria in occasione del concorso Holmes Award 2019. Nel tempo libero recupera i libri abbandonati per le strade del suo quartiere.

