Pillole di archeologia: Otzi, l’uomo venuto dal ghiaccio

Il 19 settembre 1991, una scoperta casuale sulle Alpi Venoste ha cambiato la nostra comprensione della preistoria. Durante un’escursione fuori sentiero sul Giogo di Tisa, i coniugi Erika ed Helmut Simon notarono un corpo emergere dal ghiaccio. Inizialmente scambiato per un alpinista vittima di un incidente recente, il ritrovamento si rivelò essere Ötzi, la più antica mummia naturale d’Europa, un’istantanea perfetta di un uomo vissuto oltre 5.000 anni fa durante l’Età del Rame.

© Google Immagini

La storia di Ötzi

Ötzi era un uomo di circa 46 anni, alto 1,60 m, vissuto intorno al 3300 a.C. Le analisi hanno rivelato tratti fisici simili ai nostri, con occhi marroni e capelli castani. La sua corporatura rientrava nella media del Tardo Neolitico e gli esami hanno evidenziato una predisposizione a malattie cardiocircolatorie e intolleranza al lattosio. Le tracce di metalli pesanti rinvenute nei suoi capelli suggeriscono che potesse essere coinvolto in attività di fusione o riduzione di minerali, un’attività di élite per l’epoca.

I tatuaggi

Sul corpo sono stati identificati 61 tatuaggi, composti da linee e croci realizzate tramite puntura con pigmenti di carbone. Questi segni non appaiono legati a scopi ornamentali o di riconoscimento tribale, poiché spesso nascosti dagli indumenti. La loro collocazione in zone del corpo soggette a usura articolare suggerisce una finalità terapeutica, una forma arcaica di agopuntura volta ad alleviare dolori articolari, praticata millenni prima dello sviluppo documentato in Asia.

© Google Immagini

Abbigliamento e il suo equipaggiamento

Ötzi indossava un complesso sistema di abbigliamento composto da berretto, sopravveste, gambali, scarpe e cintura, realizzati in pelle, pelliccia e fibre vegetali. Le sue calzature, studiate per isolare il piede dal freddo e dall’umidità, risultano tecnicamente avanzate e funzionali anche secondo standard moderni. Elemento cruciale dell’equipaggiamento era l’ascia in rame, oggetto di altissimo valore che, insieme a segni di usura sulla lama, indica come l’uomo potesse ricoprire un ruolo di capo o guerriero all’interno della sua comunità.

© Google Immagini

Cause della morte e conservazione

Sebbene soffrisse di diverse patologie, la fine di Ötzi fu violenta: morì per un’emorragia causata da una freccia che colpì l’arteria succlavia, provocando un decesso rapido. Dopo la morte, il corpo fu protetto da un manto nevoso che ne garantì una conservazione straordinaria in condizioni di “mummia umida”. Oggi è conservato presso il Museo Archeologico dell’Alto Adige a Bolzano, all’interno di una cella che mantiene una temperatura di -6 °C e un’umidità del 99%.

Lascia un commento