Tra il 1988 e il 1989, il panorama dell’archeologia vicino-orientale è stato scosso da una scoperta straordinaria nel cuore dell’Iraq. Un team di ricercatori guidato dall’ archeologo Muhazim Mahmud Hussein ha riportato alla luce, al di sotto dei pavimenti del Palazzo Nord-Ovest di Nimrud, i sepolcri sub pavimentali intatti delle regine neo assire, vissute tra l’883 e il 705 a.C., svelando un contesto funerario di inestimabile valore storico e antropologico.

Il mistero delle due regine e la profanazione del veto
Le indagini più sorprendenti si sono concentrate sulla cosiddetta Tomba II, rinvenuta al di sotto dell’ala privata dell’edificio. Nonostante una tavoletta in pietra vietasse severamente chiunque tentasse di violare il sepolcro o di aggiungervi altre salme, gli archeologi vi hanno rinvenuto due scheletri femminili sovrapposti. Le iscrizioni impresse sui vasi d’oro hanno permesso di dare un nome alle defunte: Yaba, sposa di Tiglat-pileser III, e Atalia, regina di Sargon II. Sepolte a distanza di diversi decenni l’una dall’altra, le analisi ossee hanno rivelato che il corpo superiore, quello di Atalia, fu esposto in antico a temperature comprese tra i 150°C e i 250°C, probabilmente una pratica di conservazione necessaria per permettere il trasporto del cadavere dalle sponde della residenza reale fino a Kalkhu.
Cristallo e oro: i corredi che hanno stupito il mondo
La quantità e la qualità dei corredi funerari emersi dagli scavi hanno immediatamente catturato l’attenzione degli internazionali. Nella sola Tomba II sono stati recuperati centocinquantasette manufatti preziosi, tra cui coppe d’oro incise e vasellame in cristallo di rocca di squisita fattura. Uno stupore analogo è stato generato dalla Tomba III, appartenuta alla regina Mullis Su-mukannišat-Ninua; sebbene l’ipogeo fosse stato violato e depredato parzialmente già in epoca antica, i reperti scampati al saccheggio tra cui spiccano un fastoso diadema d’oro decorato in lapislazzuli e pasta vitrea e ricche collane superano per ricchezza e manifattura i corredi di molte altre sepolture rimaste intatte nel corso dei millenni.

L’architettura delle tombe delle regine
Dal punto di vista strutturale, questi ipogei rispondono a una precisa pianificazione ideologica e architettonica definita “sepoltura sub pavimentale”. Le tombe venivano collocate al di sotto dei piccoli vani della reggia, precedute da un pozzo d’accesso a scalinata e caratterizzate da una camera sepolcrale con copertura a falsa volta. Lo spazio interno era quasi interamente occupato da un grande sarcofago in pietra; le dimensioni monumentali di questi blocchi dimostrano che la presenza era stata prevista millimetricamente già durante la progettazione delle fondamenta del palazzo. La memoria delle defunte non veniva però cancellata: la presenza di cassette in terracotta per le offerte, collocate sui pavimenti in corrispondenza delle tombe, dimostrano che la comunità continuava a celebrare rituali e a mantenere vivo il ricordo delle regine proprio all’interno dello spazio quotidiano e cerimoniale della corte.

