The Odyssey: il kolossal del viaggio verso casa di Nolan tra mito, memoria e incubo

Il grande sogno che Christopher Nolan custodisce da oltre vent’anni è finalmente disponibile nelle sale cinematografiche italiane e mondiali.
Il regista di Oppenheimer ha voluto ripercorrere il viaggio del poema epico più grande della letteratura occidentale, in un adattamento di quasi tre ore dell’Odissea di Omero.
E, nel farlo, ne è uscito il primo film della storia a essere registrato interamente con cineprese IMAX 70mm, coinvolgendo nel cast gli attori più importanti di tutta Hollywood.

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Il segno di Christopher Nolan

Christopher Nolan è un regista, sceneggiatore e produttore statunitense-britannico, celebre per opere come Memento (2000), la trilogia de Il Cavaliere Oscuro di Batman, Interstellar (2014) e Oppenheimer (2023) con il quale ha vinto l’Oscar.
Sin da bambino mostra una spiccata passione per il cinema, iniziando subito a girare cortometraggi con una cinepresa Super 8.
Nell’Odissea si possono assolutamente ritrovare le caratteristiche chiave della regia di Nolan: la narrazione non lineare attraverso diversi momenti temporali e punti di vista differenti, l’impegno nella costruzione fisica sul set con location reali e uso limitato della CGI e l’analisi psicologica profonda dell’animo umano a fronte a qualcosa più grande di lui.
Ha potuto abbracciare tante delle tematiche a lui care come il tempo, la memoria e le difficoltà dello scontro con il destino, facendo l’opera sua.

Alle origini del mito: breve ripasso della storia dell’Odissea

“Un’epoca di apparente magia…”

Il poema originale narra del viaggio verso casa che Ulisse affronta al ritorno dalla guerra di Troia. Il suo popolo e i suoi affetti, la moglie Penelope e il giovane figlio Telemaco, lo attendono da decenni sull’Isola di Itaca, dove diversi pretendenti hanno occupato la loro casa sognando di sposare la moglie e salire al trono al posto suo.
Ulisse affronta un viaggio devastante tra terre sconosciute e prove straordinarie: si confronta con creature come i Ciclopi, la maga Circe e la ninfa Calipso che lo ostacolano.
Nolan ci racconta una storia di nostos (νόστος), dal greco “viaggio di ritorno” termine dal quale viene la nostra parola odierna “nostalgia”, non solo come tragitto in sé ma maturazione e crescita dei personaggi, di base traumatizzati dalle conseguenze della guerra.
Quest’ultima riflessione si può applicare nel contesto più ampio del panorama geopolitico attuale, come un monito verso i conflitti in corso e le loro conseguenze sulla popolazione.

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Il ritmo del film alterna sapientemente scene d’azione pura spettacolare a momenti con toni oscuri che tendono al genere dell’horror, fino a estratti d’intimità profonda che esplorano i veri sentimenti in gioco. In questo Nolan non annoia mai lo spettatore lasciandolo sempre con il fiato sospeso, ma al contempo rende più complesso seguire la trama.

Il mito si trasforma in un incubo: un film horror celato

Il film tende un agguato a sorpresa allo spettatore che pensa di vedere un semplice kolossal mitologico: sin dall’incontro con il primo grande nemico, il ciclope Polifemo, ci rendiamo conto di trovarci davanti a un film con forti caratteristiche horror.
Il momento è magnetico, gli uomini sono affamati e stremati dal lungo viaggio di ritorno e vedendo una pecora si convincono ne esista un intero gregge, allora seguendola finiscono tutti insieme in una grotta misteriosa.
I dialoghi parlati si riducono al minimo, mancano le parole per descrivere la tragedia in corso, è tutto delegato all’atmosfera dalla tenue illuminazione.
Il mondo sta per crollare e i guerrieri stanno per incombere all’Ade. Riescono a salvarsi solo grazie all’astuzia, e una volta accecato il ciclope, la scena esplode in tutta la sua violenza con ruggito agghiacciante di diversi secondi a perforare anche l’anima dello spettatore.

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Momento di analoga potenza con la maga Circe, interpretata da Samantha Morton che nelle vesti di una umile signora dalle buone intenzioni attrae dentro casa sua gli uomini a sfamarli.
Nel bel mezzo del pranzo, la donna improvvisamente deturpa vivi i guerrieri lasciando lo spettatore scioccato e quasi disgustato per la dimostrazione così viscerale di violenza, da parte poi di un soggetto dall’apparenza insospettabile. Non c’è nulla di fiabesco o educato, Samantha è riuscita totalmente nell’intento di mostrarci i due lati opposti della medaglia al momento di trasformare gli uomini in porci.

Nostos: il viaggio verso casa e verso sé stesso di Ulisse

La regia, assieme all’interpretazione fantastica dell’Ulisse da parte di Matt Damon, tocca tasti molto travolgenti di pura epica esplorando il carattere e la tenacia del protagonista: un uomo fedele con un enorme senso del dovere nell’inseguire il suo percorso di nostos (νόστος), dove cresce e matura interiormente per tornare come re di Itaca, marito e padre ancora più forte.
Ulisse non rimane solo l’eroe tronfio e vittorioso di una volta, ha subito il trauma della guerra che lo ha profondamente cambiato.

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Le scene che colgono appieno la sua crescita e potenza d’animo sono due.
Il suo tentativo di ritorno a casa in mare, da solo e con nessun equipaggio, alla ricerca dei suoi affetti lasciandosi indietro l’isola della vita semi perfetta, calma e immortale, con la ninfa Calipso.
L’altra illustra la sfida dell’arco alla quale viene sottoposto immediatamente una volta tornato sulla sua isola, dove dimostra che la saldezza d’animo rende vincitori di tutto.

Il rifiuto del paradiso perduto

Grande spazio è donato alla fase narrativa di Calipso, interpretata da Charlize Theron, in un montaggio che riprende più e più volte l’esistenza di Ulisse dopo l’approdo forzato.
La ninfa lo salva dalla morte e lo tenta dentro una sorta di sospensione temporale che dura per anni: lo sfama, lo cura e gli offre pure l’immortalità, mentre al contempo lo droga con il loto per non fargli pensare alla moglie e al figlio che lo attendono a casa.
È come una metafora dei danni ai sopravvissuti di guerra: il rischio di perdere la propria identità, di non ricordare da dove e da chi si proviene e ritrovarsi come un involucro vuoto senza essenza.
Sarà proprio un certo talismano speciale a ridonare memoria a Ulisse.

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Nel lungometraggio non mancano certo le scene più esplicite dell’Odissea, che illustrano tragicamente la vera e propria guerra di Troia e l’iconico cavallo, in un mondo claustrofobico dove tutti gli attori e le comparse hanno improvvisato stipandosi l’uno sull’altro.

Amore eterno e fedeltà

Telemaco, interpretato da Tom Holland, è un ragazzo molto sensibile: dimostra una sorta di risentimento nei confronti della madre, che non sa nulla dello stato del suo marito Ulisse, portandolo a essere tagliente nel tentativo di nascondere una ferita profonda dovuta alla mancanza del padre. Il desiderio è quello di andare a recuperarlo in mare con le sue mani, mentre cerca di capire il proprio ruolo nel mondo come adulto in divenire.
Assieme a sua madre Penelope, interpretata da Anne Hathaway, il film parla del loro disperato tentativo di Telemaco e sua madre Penelope, interpretata da Anne Hathaway, di sopravvivere giorno per giorno a una vita segnata dalla mancanza e dagli ospiti indesiderati, i Proci che hanno occupato la loro reggia, pronti a saltare addosso alla prima occasione di diventare Re e sposarsi Penelope. In questo senso, la loro disperazione non è stata esplorata in modo particolarmente puro ed esplicito, è stata lasciata intendere.
Emozionante la presenza del cane Argo, portato con grande funzione simbolica come incarnazione del valore più assoluto del film, ovvero la fedeltà.

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Il primo film della storia girato interamente in IMAX 70mm. Dove vederlo in Italia

L’Odissea di Nolan è il primo film della storia a essere stato girato interamente con telecamere IMAX 70mm. Se il cinema è chiamato “grande schermo”, questo rappresenta “l’enorme schermo”.
Le sale che lo possono proiettare in tutta la sua interezza sono pochissime al mondo, intorno alle quaranta.
Seppur in Italia nessun cinema ha attrezzatura per proiettare insieme IMAX e 70mm, alcune delle sale famose che si avvicinano di più al modo nel quale Nolan ha pensato la sua opera in pellicola analogica 70mm sono:

  • Cinema Arcadia a Melzo in provincia di Milano;
  • Cinema Quattro Fontane a Roma;
  • Cinema Lumière di Bologna;
  • Metropolitan Cinema a Napoli.

In tutti gli altri casi, per preservarsi un’esperienza vicina all’originale, bisognerà comprare il biglietto per una sala IMAX.

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Tecnicamente, Nolan ha voluto portare avanti la sua tradizione di impegno con lo spazio reale e fisico: le registrazioni sono avvenute in diversi luoghi passando per la Grecia, Italia, Islanda, Marocco e non solo.
Anche gli oggetti scenici sono stati costruiti realmente, e per le creature non umane sono stati creati degli animatronici come quello di Polifemo alto diversi metri.
Altro dettaglio che dimostra la linea e la cura della produzione è la colonna sonora, curata da Ludwig Göransson e registrata sotto richiesta del regista utilizzando strumenti tipici dall’Età del Bronzo come la lira o laulos.

In conclusione

Questo film è un omaggio alla celebrazione della fedeltà e della responsabilità verso ciò che si ama. Ha saputo narrare in modo straordinario il poema originale, coinvolgendo lo spettatore per quasi tre ore che lo avvolgono sull’enorme schermo in un viaggio concreto e metaforico.
Traspare l’amore che il regista e tutte le persone coinvolte hanno impiegato in questo progetto che risulta di qualità altissima.
Interessante inoltre come riesca a spaziare nel genere della grande epica verso derive oscure e intime, incarnando in tutto le sfumature orrende della guerra e i traumi che lascia.
Da un certo punto di vista, la struttura narrativa frammentata può risultare complessa da seguire e richiede uno spettatore molto concentrato e coinvolto, meglio se già familiare con la storia del poema.
Così come la somiglianza con l’immaginario storico non è stato rispettata alla lettera, siamo di fronte a un’interpretazione artistica modernizzata che ha attuato anche delle scelte nuove, come un’Elena di Troia afrodiscendente (Lupita Nyong’o) e nessun attore principale è greco.
Per i più fortunati che hanno la possibilità il consiglio è quello di vederlo nel formato più grande e vicino all’IMAX 70mm possibile, che dona un’immagine molto ampia e nitida.
In ogni caso, la cosa più importante è vederlo e farsi trascinare in questo viaggio.

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