Ci sono ferite che non si vedono, ma che segnano un’intera esistenza. Anima, il cortometraggio d’esordio di Bogdan Alvino presentato al Giffoni Film Festival, accende i riflettori su una realtà spesso dimenticata: quella dei minori che crescono nelle case famiglia. Attraverso la storia di Gabriel, il regista racconta un percorso fatto di dolore, resilienza e desiderio di riscatto, dando voce a chi troppo spesso rimane ai margini e trasformando una vicenda personale in un messaggio universale di speranza.
Una tematica vicina alla realtà
Anima nasce dalla voglia di raccontare i vari disagi che un giovane come Gabriel, il protagonista, può vivere all’interno di una casa famiglia. Esporre quello che non solo gli orfani, ma anche altri minori in difficoltà, vivono ogni giorno.
“La scelta di questo tema ricade da una mia esperienza personale. Essendo stato adottato da molto piccolo mi è sempre piaciuto capire come gli altri, come me vivessero questo “essere speciali“. Poi crescendo ho conosciuto molte realtà differenti come appunto le case famiglia e da li ho sviluppato la sceneggiatura”, racconta il regista.

Rappresentazione pirandelliana
Alvino ha utilizzato la tecnica del neorealismo di Pasolini, dove si rende vero ciò che è finzione, cercando di trasmettere delle emozioni reali e facendo immedesimare il più possibile lo spettatore. “Pasolini, e il neorealismo in generale, è sempre stato e tuttora è uno stile artistico che mi è sempre piaciuto. Poter rendere vero ciò che è finzione penso sia una delle cose più soddisfacenti ed emozionanti nel mio lavoro – spiega Alvino -. Cerco di far arrivare quanto possibile al pubblico il mio mondo“.

Tra pianificazione e improvvisazione
La pianificazione, ha spiegato il regista Alvino, è stata fondamentale, prima di giungere al set: movimenti di macchina, movimenti scenici degli attori, le luci: tutto deve essere già pronto su carta per poi metterlo in pratica. “Ho sempre avuto le idee chiare già prima di essere sul set. Tutto il film è sempre stato, dall’inizio alla fine, nella mia testa“. Anche l’improvvisazione però è fondamentale in questo lavoro, perché, come spiega il regista, “dà la possibilità di essere più reale in tutto, senza costrutti vari”.

Il suo rapporto con gli attori lo ha portato a creare un legame e una sinergia che ha indotto tutti a lavorare come una sola mente: “Riuscire a portare gli attori nella mia testa, e quindi nel mio modo di pensare, è fondamentale. Io poi lavoro principalmente con ragazzi giovani e per me è molto importante creare un rapporto di fiducia e rispetto”. Ovviamente anche la loro opinione è importante, di fatto li ha lasciati molto liberi di aggiungere o togliere qualcosa che desse ancor più vita ai loro personaggi.

Biografia regista
Bogdan Alvino è nato il 1 maggio del 1992, mostra sin da piccolo grandi doti artistiche. La passione per il cinema inizia da bambino, tra le mura domestiche, quando nella sua camerata creava film, coreografie e tanto altro, non era un bambino che giocava con i giocattoli ma con la fantasia. Questo ha contribuito a sviluppare la sua passione per il cinema, ma anche per la scrittura, e ad utilizzare la propria fantasia ai massimi livelli.

