Dall’Ecclesiaste al discorso “fomo” del Booktok e del Bookstagram

Nelle community digitali del BookTok e del Bookstagram, una delle “lamentele”, se così possiamo chiamarle, più frequenti tra i lettori, ma anche tra i creator, riguarda l’iper-saturazione del mercato: “Escono troppi libri, è impossibile stare dietro alle novità”. Sebbene questo fenomeno venga percepito come un prodotto collaterale del capitalismo moderno e degli algoritmi dei social media, in realtà affonda le sue radici in una riflessione antica di millenni.

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Già nel III secolo a.C., all’interno del libro biblico dell’Ecclesiaste (Qohelet), veniva messa per iscritto una massima che sembra descrivere perfettamente il moderno burnout da lettura: “Si fanno dei libri in numero infiniti” (Ecclesiaste 12: 12). Questa celebre sentenza è storicamente attribuita al re Salomone, figura cardine della tradizione giudaico – cristiana. Ma chi era davvero questo sovrano, e perché la sua riflessione è ancora così attuale? Saggio, re d’Israele e di Gerusalemme con una grande saggezza ha cercato e investigato con intelligenza durante la sua vita, a lui viene attribuita la paternità di diversi libri della Bibbia, tra cui proprio l’Ecclesiaste (o Qohelet) un’opera satura di massime importanti.

Il parallelismo antico/moderno: perché “fare libri non ha fine”

Nel capitolo finale dell’Ecclesiaste, Salomone giunge a una conclusione radicale: l’accumulo di conoscenza, così come l’accumulo di beni materiali, non conduce alla felicità assoluta. Tradotto nel contesto editoriale del 2026, l’avvertimento dell’Ecclesiaste risuona con sorprendente precisione nelle dinamiche di BookTok e Bookstagram per tre motivi:

1. La ricerca bulimica della novità

Proprio come i lettori moderni soffrono di FOMO di fronte a centinaia di uscite settimanali, nell’antichità l’accesso alla biblioteca reale e la proliferazione di rotoli e trattati scribali rischiavano di generare la stessa ansia da prestazione intellettuale. Salomone intuì che l’ossessione di “sapere tutto” o “leggere tutto” è un’illusione.

2. Il consumismo culturale

Su Bookstagram il libro rischia spesso di essere ridotto a un oggetto estetico da accumulare. L’Ecclesiaste affronta esattamente questo nodo: l’accumulo fine a se stesso (sia esso di oro o di rotoli di pergamena) genera solo un senso di vuoto (“Vanità delle vanità, tutto è vanità”).

3. La necessità di un filtro

L’invito del re sapiente non è quello di abbandonare la lettura, ma di esercitare il discernimento. In un mondo (antico o digitale) saturo di parole, il valore non risiede nella quantità della produzione, ma nella capacità di assimilare ciò che è davvero significativo per la propria crescita interiore.

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Conclusione

Il dibattito contemporaneo sulla sovrapproduzione editoriale dimostra che, nonostante il cambio di supporti, dai papiri dell’antico Medio Oriente ai video verticali di TikTok, la natura umana e i suoi limiti cognitivi rimangono invariati. Il grido d’aiuto dei lettori moderni schiacciati dalle troppe novità editoriali non è un capriccio dell’era internet, ma la riattivazione di un ciclo già codificato tremila anni fa da uno dei re più sapienti della storia.

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