(Ri)scoprire i classici: David Copperfield, il romanzo che ci insegna a diventare gli autori della nostra vita

Ci sono romanzi nei quali la vita del protagonista sembra essere già scritta prima ancora che lui possa scegliere. David Copperfield appartiene, almeno all’inizio, proprio a questa categoria. David nasce in un mondo nel quale sono gli adulti a decidere per lui: dove vivere, come comportarsi, cosa studiare e persino quale posto occupare nella società. Ma c’è un particolare che rende il romanzo di Charles Dickens diverso da una semplice storia di formazione: David adulto è colui che racconta la propria infanzia. Pubblicato per la prima volta a puntate tra il maggio 1849 e il novembre 1850, David Copperfield segue il protagonista dalla nascita fino all’età adulta. La prima edizione uscì in venti parti raccolte in diciannove fascicoli, con le illustrazioni di H. K. Browne, noto come Phiz. Il romanzo è inoltre profondamente legato alla vita del suo autore. Dickens vi trasferì alcuni elementi della propria infanzia, trasformandoli attraverso la finzione; l’elemento particolarmente rilevante è l’esperienza del lavoro giovanile in una fabbrica di lucido da scarpe, legata alle difficoltà economiche della famiglia. Gli studi sulla memoria autobiografica di Dickens hanno mostrato come quelle esperienze vennero rielaborate nella storia di David e non semplicemente trascritte e come il romanzo, proprio in questi aspetti, nasconda un significato molto profondo: non racconta soltanto come un bambino diventa adulto. Racconta come, da adulti, possiamo tornare sulle esperienze che ci hanno formato e provare a comprenderle. Perché David non deve soltanto vivere la propria vita, deve anche imparare a raccontarla.

© Giulio Einaudi Editore

Trama

Il piccolo David Copperfield nasce sei mesi dopo la morte del padre. Gli anni della prima infanzia trascorrono sereni in compagnia di Mrs. Peggotty, la nurse, fino a quando sua madre Clara si risposa con Mr. Murdstone, un uomo arcigno e severo. Le crudeltà del patrigno nei confronti di David contribuiscono presto alla morte di Clara. Dopo la morte della madre, David è costretto a lavorare in un magazzino del patrigno a Londra: qui conosce Mr. Micawber, che lo protegge fino a quando non è costretto ad andare in prigione per debiti. Abbandonato a se stesso, David decide di recarsi a Dover presso la zia Betsy, che lo manda a studiare a Canterbury e lo fa alloggiare presso Mr. Wickfield, un avvocato suo amico. Con il passare degli anni, David completa gli studi e intraprende la carriera di scrittore, avvicinandosi al successo: inconsapevole dell’amore provato da Agnes, figlia di Wickfield, sposa Dora Spenlow, che però si rivela donna frivola e poco adatta alla vita matrimoniale. Quando alcuni anni dopo Dora muore, David aiuterà Mr. Wickfield a difendersi dalle mire del viscido segretario Uriah Heep e, infine, sposerà Agnes.

Un romanzo ancora attuale

“Whether I shall turn out to be the hero of my own life, or whether that station will be held by anybody else, these pages must show.”

Charles Dickens, David Copperfield 1850

Inizia proprio così il romanzo di Charles Dickens. Il critico Brian Cheadle ha osservato come questa apertura contenga già da una parte l’idea di uno sviluppo determinato dalla volontà personale, dall’altra la consapevolezza che il sé venga continuamente condizionato dalle influenze esterne e da una memoria inevitabilmente parziale.
David non nasce libero di costruire la propria identità. Prima che possa decidere chi essere, gli altri hanno già iniziato a definirlo. Murdstone lo considera un bambino da disciplinare. La società gli assegna un posto in base alla sua condizione. Le persone che incontra diventano modelli, tentazioni o possibili direzioni verso cui orientare la propria vita. La sua formazione consiste quindi anche nel separare la propria identità dalle immagini che gli altri gli restituiscono. Uno studio dedicato proprio al romanzo di formazione di Dickens osserva che David attraversa una serie di “riflessi” di se stesso: gli altri personaggi funzionano come modelli, contro-modelli o immagini di ciò che potrebbe diventare. Il percorso di David passa così anche attraverso errori di identificazione e ripensamenti. È un aspetto fondamentale perché non scopre semplicemente chi è, ma anche chi non vuole essere. In questo senso il romanzo appartiene pienamente alla tradizione del Bildungsroman: il romanzo di formazione. Florian Schweizer, nel volume Charles Dickens in Context pubblicato da Cambridge University Press, colloca David Copperfield e Great Expectations tra i primi esempi importanti di questo genere nella letteratura inglese: entrambi seguono il protagonista dall’infanzia fino al completamento del suo processo di formazione. Ma Dickens aggiunge un elemento particolare: la formazione viene raccontata a posteriori. Questo cambia completamente il modo in cui leggiamo la sua storia. Robert E. Lougy, in un saggio pubblicato su PMLA, analizza proprio il rapporto tra memoria infantile e esperienza adulta in David Copperfield, mostrando come il romanzo rifletta sul modo in cui l’infanzia viene ricordata e sul potere che continua ad avere nella vita adulta. David, quindi, non possiede una memoria neutrale: ricorda, interpreta, seleziona. John Bowen definisce David Copperfield una delle più importanti esplorazioni dickensiane della rievocazione consapevole del passato: il romanzo non mostra semplicemente ciò che è accaduto, ma il processo attraverso cui David adulto ricostruisce quelle esperienze. È proprio questo a renderlo ancora attuale. Tutti noi cambiamo il modo in cui interpretiamo ciò che ci è successo. Un episodio dell’infanzia può apparire enorme quando lo viviamo e assumere un significato completamente diverso anni dopo. Una persona che abbiamo idealizzato può sembrarci diversa quando la guardiamo con maggiore esperienza. Un errore che un tempo consideravamo imperdonabile può diventare, col tempo, una delle esperienze che ci hanno permesso di crescere.
David Copperfield racconta esattamente questo processo: il passato non cambia, ma può cambiare il modo in cui lo comprendiamo.

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La memoria e il passato

Uno degli elementi che rendono David Copperfield particolarmente originale è il rapporto tra il David che vive gli avvenimenti e il David che, molti anni dopo, decide di raccontarli. La storia non viene infatti narrata da un osservatore esterno, ma dallo stesso protagonista ormai adulto, che torna con la memoria alla propria infanzia. Non è un dettaglio puramente narrativo. Significa che tutto ciò che leggiamo passa attraverso lo sguardo di qualcuno che conosce già le conseguenze degli eventi che sta raccontando. Il bambino che subisce le decisioni degli adulti non possiede gli strumenti per comprenderle fino in fondo; l’adulto che le ricorda, invece, può interpretarle alla luce dell’esperienza successiva. È proprio questo rapporto tra infanzia e memoria ad attirare l’attenzione di Robert E. Lougy nel saggio Dickens and the Wolf Man: Childhood Memory and Fantasy in David Copperfield, pubblicato su PMLA. Lougy analizza uno dei primi ricordi d’infanzia di David e mostra come Dickens utilizzi la memoria non soltanto per recuperare un episodio del passato, ma per interrogarsi sul modo in cui l’infanzia continua a strutturare l’esperienza dell’adulto. Il passato, quindi, non rimane davvero passato. Le esperienze vissute da David durante l’infanzia continuano a essere presenti nella persona che diventerà. Le sofferenze provocate da Murdstone, la perdita della madre, il periodo trascorso nella fabbrica e l’abbandono della sicurezza familiare non sono semplicemente tappe superate: diventano parte della sua memoria e, di conseguenza, della sua identità.

Ma Dickens introduce anche una questione più complessa: quanto possiamo fidarci dei nostri ricordi? Quando David racconta la propria infanzia, non sta riproducendo una registrazione perfetta degli avvenimenti. Sta ricostruendo il passato attraverso la sensibilità dell’uomo che è diventato. John Bowen, nel saggio David Copperfield’s Home Movies, osserva proprio come la memoria nel romanzo venga rappresentata attraverso immagini, scene e dettagli visivi. Il capitolo stesso dedicato ai primi ricordi di David si intitola I Observe, sottolineando il rapporto tra il ricordare e il vedere. David adulto sembra quasi tornare davanti alle immagini della propria infanzia per osservarle nuovamente. La memoria diventa così una sorta di spazio nel quale passato e presente si incontrano. Anche Rosemarie Bodenheimer e Philip Davis, nel volume In Dialogue with Dickens: The Mind of the Heart, sottolineano questa particolare posizione del David adulto: egli guarda il proprio sé infantile con una forma di comprensione e tenerezza che il bambino non poteva avere. La memoria permette quindi all’adulto di diventare quasi un testimone della propria infanzia. Ed è forse proprio per questo che David Copperfield riesce a essere ancora così vicino ai lettori.

La costruzione dell’identità

Se la memoria permette a David di guardare il proprio passato, la sua formazione gli permette di capire chi vuole essere nel presente. David Copperfield è infatti considerato uno dei più importanti esempi inglesi di Bildungsroman, il romanzo di formazione. Florian Schweizer, nel capitolo dedicato al genere all’interno di Charles Dickens in Context, osserva che David Copperfield e Great Expectations sono generalmente considerati tra i primi esempi significativi del Bildungsroman in lingua inglese: entrambi seguono i protagonisti dall’infanzia fino al completamento del loro percorso di formazione. La formazione di David non consiste semplicemente nel diventare adulto, ma nel costruire un’identità propria dopo essere stato continuamente definito dagli altri. Da bambino, David vive in una condizione nella quale gli adulti hanno quasi completamente il controllo della sua vita. Murdstone pretende di stabilire come debba comportarsi; Salem House gli impone disciplina e obbedienza; persino il lavoro alla fabbrica di Murdstone e Grinby nasce da una decisione presa da altri. David non ha ancora la possibilità di scegliere chi essere, deve prima liberarsi dalle identità che gli sono state imposte. Questa ricerca attraversa anche i rapporti che David costruisce nel corso della sua vita. Le persone che incontra diventano spesso modelli, contro-modelli o possibilità di ciò che potrebbe diventare. Steerforth rappresenta il fascino della sicurezza, del carisma e del potere personale. David lo ammira profondamente, ma proprio questa idealizzazione finirà per mostrargli quanto sia pericoloso confondere il fascino con il valore morale. Uriah Heep rappresenta invece una versione completamente diversa dell’ambizione. Anche lui vuole modificare la propria posizione sociale, ma per farlo sceglie la manipolazione, l’inganno e il controllo degli altri. Il confronto con questi personaggi permette a David di comprendere che la propria identità non viene costruita soltanto attraverso ciò che ammiriamo, ma anche attraverso ciò che rifiutiamo di diventare. È un processo particolarmente importante in un romanzo nel quale il protagonista si trova continuamente davanti a immagini diverse della vita adulta. Anche il rapporto con Dora contribuisce a questo percorso: David inizialmente costruisce intorno a lei un’immagine fortemente idealizzata dell’amore. Il matrimonio, però, gli mostra quanto sia diversa la realtà dalla fantasia che aveva costruito. La relazione con Agnes appartiene invece a una fase successiva della sua maturazione, quando David possiede una consapevolezza maggiore di sé e delle proprie responsabilità. La sua crescita sentimentale, quindi, non riguarda soltanto chi sceglie di amare. Riguarda il modo in cui cambia la sua capacità di comprendere l’amore. Ma c’è un ultimo elemento che completa la costruzione dell’identità di David: la scrittura. David non diventa veramente padrone della propria storia nel momento in cui fugge dalla fabbrica o quando inizia a costruirsi una carriera. Diventa padrone della propria storia quando riesce a raccontarla. Il fatto che sia proprio David adulto a narrare la vicenda è fondamentale: la sua identità viene costruita anche attraverso l’atto stesso di mettere in ordine le esperienze del passato. Come osserva il capitolo dedicato a David Copperfield nell’Oxford Handbook of Charles Dickens, il romanzo mette continuamente in relazione il punto di vista del David giovane e quello del David adulto, mostrando il lavoro della memoria e della “seconda riflessione” attraverso cui l’esperienza passata viene rielaborata. David non può scegliere il bambino che è stato, può però scegliere il significato che darà a quel bambino quando lo guarderà da adulto. Ed è qui che la sua formazione raggiunge il punto più interessante: l’identità non viene presentata come qualcosa di già presente dentro di noi e semplicemente da scoprire. È qualcosa che si costruisce attraverso le esperienze, le relazioni, gli errori e, nel caso di David, attraverso la capacità di trasformare la propria esperienza in una storia.
Il vero percorso di David non è soltanto quello che lo porta dall’infanzia all’età adulta. È quello che lo porta dall’essere raccontato dagli altri al poter raccontare sé stesso.

Riscoprire David Copperfield

Rileggere David Copperfield significa incontrare un romanzo nel quale crescere non è soltanto andare avanti, ma anche imparare a guardarsi indietro. David attraversa un’infanzia segnata da esperienze che non ha scelto, incontra persone che lo influenzano nel bene e nel male, commette errori e costruisce lentamente una vita che all’inizio non avrebbe potuto nemmeno immaginare. Ma la parte più interessante del suo viaggio non è arrivare all’età adulta: è capire come è arrivato a essere l’uomo che racconta la propria storia. Dickens trasforma così la formazione di un ragazzo in una riflessione sulla memoria.
Il David bambino vive gli avvenimenti. Il David adulto li interpreta.
Tra i due esiste una distanza, e proprio quella distanza permette al protagonista di comprendere ciò che da giovane non poteva vedere. È questa particolare fusione tra passato e presente che lo studioso David Trotter individua come uno degli aspetti centrali del romanzo: David Copperfield mette in relazione la memoria, l’esperienza e il processo attraverso cui la maturità rilegge ciò che è stato vissuto. Forse è per questo che il romanzo continua a parlare ai lettori di oggi.
Dickens non ci chiede di dimenticare il passato per diventare adulti. Ci chiede qualcosa di più difficile: di imparare a conviverci senza permettergli di stabilire da solo chi siamo.
David non può cancellare Murdstone. Non può recuperare l’infanzia perduta. Non può evitare gli errori commessi per ingenuità o idealizzazione. Può però scegliere cosa fare di tutto questo. E alla fine trova proprio nella scrittura il modo di dare una forma alla propria esperienza. Il ragazzo che un tempo non aveva il controllo della propria vita diventa l’uomo che può finalmente raccontarla con le proprie parole.
Riscoprire un classico non significa soltanto tornare a una storia che conosciamo già. Significa scoprire quali domande quella storia è ancora capace di rivolgerci. David Copperfield ci chiede se siamo davvero ciò che gli altri hanno visto in noi, se gli errori possono diventare esperienza e se il passato debba necessariamente trasformarsi in destino. La risposta di Dickens non è semplice, ma è profondamente umana: non possiamo riscrivere ciò che ci è accaduto. Possiamo però imparare a raccontarlo con una voce che sia finalmente nostra.

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