VERO – Venice Romance Village: Megi Bulla si racconta tra social, sogni e autenticità

Tra libri, community e quella capacità di trovare qualcosa di speciale anche nelle piccole cose, abbiamo incontrato Megi Bulla in occasione del VERO – Venice Romance Village, l’appuntamento veneziano dedicato al mondo romance e ai suoi protagonisti.
Content creator, autrice e curatrice editoriale, Megi è conosciuta dal pubblico soprattutto attraverso La Biblioteca di Daphne, uno spazio nato attorno all’amore per la lettura e diventato negli anni un punto d’incontro per una grande community.
Con lei abbiamo parlato del rapporto con chi la segue, di cosa accade quando una passione diventa un lavoro, dell’importanza di riconoscersi nei libri e della sua esperienza come autrice. Ma anche di felicità, maternità, ricordi e di quella parte un po’ bambina che forse, crescendo, dovremmo imparare a proteggere.

© ANSA

L’intervista

La Biblioteca di Daphne è nata quasi per gioco ed è diventata una casa per tantissime persone. Quando hai capito per la prima volta che dall’altra parte dello schermo non c’erano semplicemente dei follower, ma una vera community?

Credo fin da subito, perché non li ho mai visti come followers. Anzi, è un termine che proprio non sento mio, non tanto per la sua connotazione genericamente negativa, ma perché non credo che le persone che mi accompagnano nel quotidiano siano miei “seguaci”. Io offro uno spazio comune in cui ritrovarsi e loro vengono se hanno voglia, non per guardare necessariamente me, ma per trovarsi tra di loro. 

Hai trasformato l’amore per i libri nel tuo lavoro. C’è mai stato un momento in cui hai avuto paura che, diventando un lavoro, potesse perdere un po’ di quella magia?

Sempre. Purtroppo è il rischio che corre – e in cui inevitabilmente inciampa – chiunque trasformi una sua passione in un lavoro. 

Prima eri una lettrice che raccontava libri sui social, oggi sei anche autrice e curatrice editoriale. Quale di queste “Megi” riesce ancora a emozionarsi di più davanti a una storia bellissima?

Tutte le “Megi” si emozionano davanti ad una storia bellissima, pur facendolo in modo diverso, ma quella che vive in preda alle emozioni più forti è la versione offline: la “Megi-mamma”. Ultimamente mi ritrovo a piangere davanti a libri su cappelli che si perdono e che vengono ritrovati. 

Nella tua collana hai scelto la rappresentazione come filo conduttore. Quanto è importante per te che un lettore possa aprire un libro e, magari per la prima volta, pensare: “Questa persona potrei essere io”?

È la cosa più importante di tutte, è genesi e obiettivo del progetto. Credo fermamente che la rappresentazione – nei libri come nei media e, banalmente, nei giocattoli – sia uno degli ingredienti fondamentali per costruirsi un’identità e un’autostima: se mi rivedo, mi analizzo; se mi analizzo, mi scopro. 

Hai scritto storie anche per i più piccoli, ma che possono parlare ai grandi. C’è qualcosa che la Megi adulta vorrebbe poter raccontare alla Megi bambina attraverso uno dei suoi libri?

In parte, penso di averlo già fatto; in parte è quello che spero di fare col prossimo libro. La realtà, però, è che se avessi la possibilità di tornare indietro nel tempo e parlare con la me bambina, alla fine, non le direi proprio niente. Una volta mi è stato detto: “Tutto concorre a farci avere quello che ci serve” e ci credo profondamente. Tutto ciò che ho vissuto ha alimentato la metamorfosi nella donna che sono oggi. Non rivivrei nulla una seconda volta, ma sono grata di averlo vissuto una prima. 

Tra tutte le persone che ti hanno fermata, scritto o raccontato cosa hanno significato per loro i tuoi contenuti o i tuoi libri, c’è una storia che ti porti ancora nel cuore?

Rita, per sempre. La nascita di Rita non è andata come doveva e ha riportato dei danni cerebrali importanti. Durante l’ultimo ricovero, sua mamma, Francesca, le leggeva Milena insegnami la felicità e appena dopo aver letto di Heco, Rita si è addormentata per sempre. Sull’epigrafe c’è una citazione di Milena e so che, sia la mamma che la nonna, si sono tatuate una balena grigia con la pancia bianca. Rita è venuta a mancare nel 2023 e non l’ho mai dimenticata. 

Online trasmetti l’idea di una persona che vive tutto con un cuore enorme. Ma qual è la cosa più piccola e apparentemente insignificante che riesce ancora a renderti davvero felice?

La combo doccia + pigiama nuovo + lenzuola pulite. Poche cose al mondo mi fanno felice tanto quanto questo. 

Sui social non hai mai avuto paura di mostrarti anche struccata, in pigiama, stanca o con la casa in disordine. In un mondo che ci chiede continuamente di sembrare perfetti, quanto pensi sia importante mostrare anche la parte normale e imperfetta della felicità?

Non so se sia importante o meno, è quello che mi viene naturale. Sono una persona come tante che fa una vita come tante e mi piace che passi esattamente questo. Il complimento più bello che mi abbiano mai fatto è stato: “Potresti essere la ragazza che incontro in fila al supermercato”. Adoro che sia così. 

Facciamo una domanda molto “Megi”: se potessi costruire il tuo posto felice perfetto prendendo cinque cose dalla tua vita o dai tuoi libri preferiti, cosa ci metteresti dentro?

La mia famiglia – e spero ci sia spazio perché siamo tanti –, la macchina fotografica, il buon cibo (soprattutto quello descritto nei fantasy, cucinato con essenze uniche e rarissime), l’e-reader e un vecchio iPod carico delle top hits pre-2010. 

Alla fine di Milena insegnami la felicità, ma anche un po’ in tutto quello che comunichi, torna spesso l’idea di cercare ciò che ci fa stare bene. Oggi, dopo tutto quello che è successo nella tua vita, se fossimo noi a chiederti “Megi, insegnami la felicità”, cosa ci risponderesti?

Di guardarvi allo specchio e dire al vostro riflesso 5 cose di cui siete orgogliosi di voi stessi. All’inizio può sembrare difficile, ma è incredibile l’effetto che fa in alcune giornate no. 

In La bambina e il drago racconti un’amicizia capace di rendere un po’ meno spaventoso anche il diventare grandi. Se Matilde e Jago potessero uscire dalle pagine per un momento e chiederti: “Megi, qual è il segreto per non perdere la magia quando si cresce?”, cosa risponderesti loro?

“Fregarsene di ciò che pensano gli altri di te”. Se vuoi ballare per strada, saltellare tra gli scaffali di una libreria o rimanere sdraiato a guardare il cielo in mezzo ad un prato vuoto, fallo. Chi penserà che sei strano ti vedrà per 5 secondi e poi andrà avanti con la propria vita.

© Megi Bulla

Oltre i libri, semplicemente Megi

Megi è una ragazza, una donna, una mamma, una professionista che ha fatto della propria passione un lavoro senza costruire intorno a sé quell’immagine di perfezione che spesso accompagna chi vive e interagisce sui social.
È dolce, gentile, disponibile, ma soprattutto autentica. Non nasconde le lacrime, le giornate storte, la stanchezza o quei piccoli disagi quotidiani nei quali, forse, è così facile riconoscersi. Del resto, il complimento che più ama è sentirsi dire che potrebbe essere “la ragazza che incontro in fila al supermercato”. 
E forse è proprio questa la sua forza: Megi non prova a raccontare una vita perfetta. Racconta la sua vita. Quella di una mamma che si commuove leggendo una storia alla propria figlia, di una donna che conserva le proprie fragilità senza vergognarsene e di una persona che, nonostante tutto ciò che ha costruito, ha alti e bassi senza paura di mostrare entrambi i lati, e continua a trovare la felicità in una doccia, un pigiama nuovo e delle lenzuola pulite. 
Una “super donna”, sì, ma non perché sia invincibile ma perché non ha bisogno di fingere di esserlo. E forse è proprio questo che rende a tutta la sua “famiglia social” così facile sentirla come la vicina della porta accanto.

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