Dalla lotta contro la dislessia al trionfo mondiale con Happy Days, fino alla rinascita artistica con Barry: arriva in Italia l’autobiografia sincera e toccante dell’attore che ha segnato intere generazioni.
Il peso di un’icona e la sfida della dislessia
Per decenni è stato il volto di Arthur Fonzarelli, l’invincibile Fonzie, ma dietro il pollice alzato e il leggendario “Ayyy!” si celava un uomo in costante lotta con se stesso. L’autobiografia Essere Henry, il Fonzie e oltre…, in uscita per la prima volta in Italia per Il Castello (collana Chinaski), svela il percorso profondamente umano di Henry Winkler. Il libro non è solo una cronistoria di successi, ma un racconto senza filtri che scava nel retroterra familiare e nelle radici della cultura ebraica, affrontando a viso aperto il confronto quotidiano con la dislessia e le difficoltà cognitive. Questi limiti, rimasti a lungo non diagnosticati, sono stati trasformati dall’attore nel vero motore di una carriera straordinaria, costruita imparando copioni a memoria per aggirare gli ostacoli della lettura.

Tra Hollywood e la letteratura per ragazzi
Winkler racconta con estrema onestà quanto sia stato difficile, dopo l’esplosione di popolarità di Happy Days, liberarsi dall’etichetta del suo personaggio più celebre. Nonostante periodi di frustrante inattività, l’attore ha saputo reinventarsi come regista, produttore (firmando la celebre serie MacGyver) e autore di successo. Nel 2003, ha dato vita alla serie di libri per ragazzi Hank Zipzer, ispirata proprio alla sua esperienza personale con i disturbi dell’apprendimento. La sua versatilità è stata infine premiata con la serie Barry del 2018, che gli ha permesso di conquistare il suo primo Emmy in prima serata, segnando il secondo grande pilastro della sua vita artistica.
Aneddoti dal set: da Star Wars a Meryl Streep
Il libro è una miniera di curiosità inedite. Winkler ricorda un timido Robin Williams ai provini e le tensioni tra la rete ABC e il suo grande amico Ron Howard. Tra le pagine emergono incontri con leggende come Sylvester Stallone e Harrison Ford, che proprio a lui parlò di un misterioso film di fantascienza girato quasi interamente su green screen: Star Wars. Non mancano episodi esilaranti o complessi, come la gestione del temperamento di Burt Reynolds o il sacrificio del proprio stipendio per avere Burt Lancaster in un film. Un viaggio che restituisce i chiaroscuri di una star internazionale rimasta, nonostante la fama, profondamente umile e grata.

