Un nome che è già storia, una vita che ha cambiato la musica per sempre. Michael, al cinema dal 22 aprile, porta sul grande schermo l’ascesa, le ombre e il genio di Michael Jackson in un biopic attesissimo e carico di aspettative. Tra performance iconiche, fragilità umane e momenti che hanno segnato un’epoca, il film promette di raccontare non solo una leggenda, ma l’uomo dietro il mito.

Trama
Il film racconta la vita di Michael Jackson oltre la musica, tracciando il suo viaggio dalla scoperta del suo straordinario talento come protagonista dei Jackson Five, all’artista visionario la cui ambizione creativa ha alimentato un’incessante ricerca per diventare il più grande intrattenitore del mondo. Evidenziando sia la sua vita fuori dal palco che alcune delle performance più iconiche degli inizi della sua carriera da solista, il film offre al pubblico un posto in prima fila a Michael Jackson come mai prima d’ora. È qui che inizia la sua storia.
Dai Jackson 5 al Re del Pop
Il film ripercorre l’intera parabola di Michael Jackson, partendo dagli esordi nei Jackson 5 fino alla consacrazione come icona globale. Non si limita a mostrare il successo, ma mette in scena anche le difficoltà che hanno segnato il suo percorso: il rapporto duro e complesso con il padre Joseph, fatto di disciplina estrema e abusi, di cui lo stesso Michael ha parlato apertamente nel corso della sua vita, e il peso di una fama planetaria che ha finito per isolarlo. È un racconto che prova a restituire il prezzo della grandezza, anche se lo fa solo in parte. Perché, se su alcuni aspetti la narrazione resta cruda, su altri tende a smussare gli angoli, offrendo un Michael più idealizzato che realmente tridimensionale.

Una celebrazione del grande mito per i fan
Ed è proprio qui che emergono i limiti del film: la figura del Re del Pop appare spesso filtrata da uno sguardo celebrativo, che evita di scavare davvero nelle sue contraddizioni. Le sfaccettature più complesse del suo carattere restano sullo sfondo, così come alcuni membri fondamentali della famiglia Jackson, relegati a ruoli marginali, probabilmente anche per questioni legali. Il risultato è un prodotto che, sotto molti aspetti, strizza l’occhio ai fan, costruendo un racconto celebrativo e poco incline a mettere in discussione il mito.
L’interpretazione magistrale di Jaafar Jackson
A sorreggere il film è però una performance sorprendente: Jaafar Jackson, nipote diretto di Michael, offre un’interpretazione incredibilmente fedele. Al suo debutto cinematografico, riesce a catturare movenze, voce e presenza scenica dello zio con una naturalezza disarmante, rendendo ogni esibizione credibile e coinvolgente. Il “gene Jackson” è evidente in ogni dettaglio. Accanto a lui, spicca anche Juliano Valdi nei panni del Michael bambino, capace di trasmettere già da piccolo quel talento fuori dal comune che avrebbe segnato la storia della musica.

Musica e fotografia
Le sequenze musicali sono senza dubbio il cuore del film. I momenti più iconici della carriera di Michael vengono ricreati con grande attenzione, spesso nei luoghi originali, come nel caso del leggendario videoclip di Thriller. La musica diventa così il filo conduttore della narrazione: non solo accompagnamento, ma chiave per entrare nella mente e nell’anima dell’artista. A supportare il tutto c’è la regia di Antoine Fuqua, che insieme a una fotografia curata e suggestiva riesce a valorizzare ogni performance, trasformandola in uno spettacolo visivo.

Un finale dubbioso
Il finale, però, lascia spazio a più di un dubbio. La scritta “La storia continua” suggerisce chiaramente un possibile sequel, ma evidenzia anche una mancanza importante: il film si ferma prima di affrontare una parte cruciale e controversa della vita dell’artista. A causa di vincoli legali legati al caso Jordan Chandler, alcune vicende sono state completamente escluse, costringendo la produzione a rimaneggiare il film e a chiuderlo con il Bad Tour del 1988. Ne risulta un racconto parziale, che evita uno dei capitoli più complessi e discussi della sua esistenza. Se un Michael 2 sembra ormai molto probabile, resta da capire come verrà gestito questo aspetto e se si riuscirà davvero a raccontare l’uomo nella sua interezza. Il rischio è quello di trovarsi di fronte a un ritratto incompleto, ancora una volta sospeso tra celebrazione e verità.
