Pillole di archeologia: L’Enigma di Ukok – la sciamana tatuata che sfidò il ghiaccio

Nel 1993, tra le vette dell’Altopiano di Ukok, l’archeologa Natalija Polosmak ha riportato alla luce un segreto rimasto sepolto per oltre 2500 anni.
Nonostante sia passata alla storia come la “Principessa dell’Altai“, questa giovane donna era probabilmente una sciamana, una custode di saperi spirituali del popolo Pazyryk.
Grazie al permafrost siberiano, il suo corpo è giunto fino a noi in uno stato di conservazione prodigioso, trasformando la sua tomba in una capsula del tempo che ha riscritto le cronache delle civiltà delle steppe.

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Un corredo funebre al quanto regale

La camera sepolcrale, una struttura in legno di larice sigillata per millenni nel ghiaccio, conteneva un corredo di straordinaria ricchezza, indice di un elevatissimo prestigio sociale e spirituale. La mummia indossava una lunga tunica in seta cinese di altissimo valore, materiale che a quel tempo era più costoso dell’oro e indicava una ricchezza esclusiva.

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Accanto alla salma sono stati rinvenuti i resti di sei cavalli baio, completi di finimenti, destinati a guidarla nel viaggio verso l’altro mondo. Tra gli oggetti personali è stato ritrovato una sorta di beauty case dell’epoca, comprendente uno specchio di fattura cinese con cornice in legno.
Inoltre, nella bara è stato rinvenuto un contenitore con cannabis e una pietra focaia con semi di coriandolo bruciati. Poiché le analisi mediche (risonanza magnetica) hanno confermato che la giovane soffriva di un tumore al seno e di osteomielite, si ipotizza che usasse tali sostanze per lenire i dolori o per indurre visioni estatiche durante i riti.

I tauaggi

L’elemento più iconico del ritrovamento è l’apparato decorativo che ricopre la pelle della donna, con tatuaggi considerati tra i più complessi mai rinvenuti in epoche così remote. Un dettaglio tecnico di grande rilievo suggerisce che i tatuaggi avessero anche una funzione pratica e terapeutica: venivano infatti utilizzati per ricoprire le cicatrici lasciate dai trattamenti o dalla progressione delle malattie croniche che l’avevano colpita. Simbologia:
Per il popolo Pazyryk, i tatuaggi servivano a indicare il rango e ad aiutare le anime a riconoscersi nell’Aldilà.
I disegni rappresentano animali fantastici come un cervo con becco di grifone e corna di capricorno, una pantera dalle zampe caprine e una testa di cervo tatuata sulla mano.

Il mistero della morte e il riposo eterno


La fine della giovane sciamana
è stata segnata da una lunga e dolorosa sofferenza, ricostruita oggi grazie alle moderne tecnologie diagnostiche. La risonanza magnetica ha rivelato che la donna, deceduta a soli 25 anni, era affetta da osteomielite fin dall’adolescenza e da un tumore primario che aveva colpito entrambi i seni. Probabilmente indebolita dalla malattia, la giovane subì anche una caduta da cavallo poco prima del decesso. Il ritrovamento nel corredo di un contenitore di cannabis suggerisce che la sostanza venisse utilizzata non solo per indurre stati di trance, ma anche per lenire le sofferenze fisiche croniche.
Dopo il ritrovamento, la mummia è stata al centro di una lunga disputa con le popolazioni locali, che attribuivano alla sua rimozione la causa di disastri naturali e terremoti nella regione. Per questo motivo, nel 2012 la Principessa è stata finalmente riconsegnata alla sua terra; oggi riposa nel Museo Nazionale della Repubblica a Gorno-Altajsk, conservata in un mausoleo che ne garantisce la tutela scientifica nel rispetto della sua sacralità.

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