Premio Strega 2026 alla sua 80ª edizione: viaggio tra le trame della sestina finalista

Il Premio Strega, il più prestigioso riconoscimento letterario italiano, è giunto alla sua 80ª edizione. Il 3 giugno si è svolta la seconda selezione del concorso: la proclamazione dei sei libri finalisti, scelti tra i 79 titoli proposti inizialmente dagli Amici della Domenica.
Sono passati anni da quel 1947 in cui i coniugi Maria e Goffredo Bellonci fondarono il premio; ancora oggi, questa manifestazione si conferma l’appuntamento più importante dell’editoria italiana.

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Un premio nato per dare voce alla letteratura italiana

Il 4 giugno 1944 le truppe americane liberano Roma dall’occupazione nazista. È in questo stesso periodo che i coniugi Maria e Goffredo Bellonci decidono di aprire la loro casa a scrittori, giornalisti e artisti: uniti dal bisogno di sentirsi vivi e liberi, di parlare d’arte e di fuggire dalla devastazione e dal senso di morte lasciati dalla guerra. Nasce così il gruppo degli Amici della Domenica. Quando nel 1945 il conflitto mondiale finisce ufficialmente, Maria Bellonci capisce che per ripartire e ricostruire la democrazia bisogna ripartire dalla letteratura. Prende forma così l’idea di un premio letterario, che vedrà la luce grazie all’incontro con l’industriale Guido Alberti, proprietario della ditta produttrice del celebre Liquore Strega.
Nel 1947, precisamente il 17 febbraio, viene istituita ufficialmente la prima edizione del Premio Strega, nato con l’obiettivo di favorire la promozione della letteratura italiana. Quella primissima edizione venne vinta da Ennio Flaiano con il romanzo Tempo di uccidere.

Dalle categoria alla finalissima

Il Premio Strega è suddiviso in diverse categorie, di cui la principale resta quella dedicata alla Narrativa Italiana; le altre sezioni includono Poesia, Saggistica, Giovani e Ragazze e Ragazzi, quest’ultima suddivisa, ancora, in base alle fasce d’età dei lettori. Per l’edizione 2026, tra gennaio e febbraio il gruppo degli Amici della Domenica ha proposto ben 79 libri. Il Comitato direttivo li ha successivamente scelti e il 1° aprile ha effettuato la prima selezione, annunciando i 12 titoli ammessi a concorrere.
Il 3 giugno si è svolta la semifinale al Teatro Romano di Benevento, dove sono stati proclamati i sei libri finalisti. La scelta della città non è casuale: si tratta infatti della sede storica della ditta Alberti, produttrice del liquore che dà il nome al premio. La serata, condotta dal giornalista Stefano Coletta, è stata trasmessa anche in diretta streaming su RaiPlay. L’attesissima serata finale si svolgerà mercoledì 8 luglio nella Piazza del Campidoglio a Roma. L’evento sarà trasmesso in diretta su Rai 3 e verrà condotta da Pino Strabioli e Gloria Campaner; durante la serata i voti saranno scrutinati sul palco e verrà ufficialmente proclamato il vincitore o la vincitrice di questa 80ª edizione, che riceverà il premio in denaro e la storica bottiglia di Liquore Strega.

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Dentro le storie dei sei finalisti

I sei libri finalisti che si contenderanno la vittoria offrono un quadro ricco e variegato della letteratura italiana contemporanea, spaziando tra lutto, malesseri, rinascite, amori e sfide di sopravvivenza. Il romanzo più votato della prima selezione è I convitati di pietra di Michele Mari, edito da Einaudi. L’autore racconta la vicenda di trenta ex compagni del liceo Berchet di Milano che stringono una macabra scommessa, versano ogni anno una quota in un fondo destinato solo a tre superstiti finali. Quello che era nato come un innocente patto di sangue, si trasforma rapidamente, tra rancori e sospetti, in una spietata competizione per la sopravvivenza simile a una roulette russa. Il romanzo di Matteo Nucci, è una storia totalmente diversa, più leggera. Una storia che ripercorre la vita del più grande filosofo; in gara con Platone – una storia d’amore edito da Feltrinelli. È un mattino d’estate del 415 a.C. e su un masso che sporge sopra il porto del Pireo sono appollaiati quattro ragazzini. Il canto delle cicale copre il brusio della folla. C’è aria di festa, ma la guerra incombe, e i quattro tacciono, assorti. Tra loro c’è un dodicenne dallo sguardo febbrile. Si chiama Aristocle e, cinque anni più tardi, per via delle ampie spalle, prenderà un nome destinato all’eternità: Platone. Accanto a lui, in quel mattino decisivo, l’uomo che ne racconta la storia. Questa storia. Una storia d’amore.

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Due opere di due autrici femminili, con protagoniste femminili che, seppur hanno storie diverse, lottano per il loro destino. e Teresa Ciabatti. In La sonnambula, edito da Bompiani, Bianca Pitzorno racconta la storia di Ofelia, una donna che fin da bambina convive con improvvise visioni premonitrici. Dopo un matrimonio disastroso, la protagonista fugge nella cittadina di Donora dove si reinventa finta veggente a pagamento; tuttavia, l’incontro con un nuovo amore sbloccherà visioni autentiche e incontrollabili, costringendola a una nuova fuga. Donnaregina, edito da Mondadori, Teresa Ciabatti racconta di una scrittrice cinquantenne che riceve l’incarico di intervistare l’anziano superboss di camorra Giuseppe Misso, detto ‘o Nasone. Nel corso dell’intervista, la protagonista compie un intimo viaggio nella propria psiche, specchiandosi nella figura del criminale nel tentativo di comprendere il complesso legame con la sua stessa figlia adolescente.

A chiudere la sestina troviamo due esplorazioni del dolore e della fragilità umana. Con Lo sbilico, edito da Einaudi, Alcide Pierantozzi porta i lettori in un viaggio intenso che descrive da dentro il malessere psicologico e la malattia mentale, interrogandosi su cosa accada quando la realtà si smaglia lasciando entrare l’allucinazione. L’autrice Elena Rui in Vedove di Camus, pubblicato da L’orma, sceglie, invece, il tema del lutto. Tutto inizia con il tragico incidente d’auto del 4 gennaio 1960 in cui perse la vita Albert Camus. Il romanzo esplora il lutto e l’eredità emotiva attraverso gli occhi delle quattro donne che lo hanno amato profondamente e che si ritrovano, all’improvviso, vedove del grande scrittore.

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