Una nuova rotta per Oceania: il fascino (e i limiti) dell’ultimo live action Disney

Qualche giorno fa ha debuttato nei cinema statunitensi il film live action di Oceania, remake del celebre lungometraggio d’animazione della Disney.
Si presenta come un’opera che mantiene una forte continuità con l’originale, riproponendone quasi fedelmente la storia e rendendo ancora una volta enorme omaggio alla cultura polinesiana. Il film sarà disponibile nelle sale italiane dal 19 agosto.

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“In principio c’era solo l’oceano…”

La storia inizia esattamente come nell’animato, dove una Vaiana bambina sogna di avventurarsi oltre il mare al di fuori della sua isola, ma la sua famiglia è parecchio contrariata e la scoraggia.
Il film risulta estremamente fedele, quindi non riserva particolari sorprese sotto questo punto di vista.
È interessante osservare come Disney stia già trasformando le vicende di Vaiana e Maui in un classico, che con soli 10 anni di vita sulle spalle ha spiazzato le ultime rivisitazioni dei più datati La Sirenetta, Biancaneve e Lilo & Stitch, ottenendo già un remake.

Ogni scena è come un poster

Sin dalle prime scene scorrono sullo schermo immagini girate a Oahu nelle Hawaii, splendidi paesaggi che sono grande punto di forza del film: ogni inquadratura sembra studiata per diventare una cartolina.
Bisogna riconoscere l’ampio utilizzo della CGI, che pur risultando di ottima qualità (le onde dell’Oceano Pacifico sono fluide e maestose) mette un po’ in discussione il titolo di live action, riportandolo ancora a una nuova forma di animazione.

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Parecchie scene sono ambientate al buio con visione notturna, quindi non si parla solo di colori vibranti. Affascinante la tana di Tamatoa, il granchio gigantesco, che con le luci al neon dona per qualche minuto una patina magica sullo schermo.

Buon omaggio alla tradizione polinesiana con costumi e danze

Grande attenzione dedicata ai dettagli dei costumi tradizionali, tra ornamenti e tatau (i tatuaggi tipici), alle danze e alle tradizioni provenienti da diversi strati della cultura polinesiana: i personaggi sono spesso intenti in azioni legate alla natura e benessere dell’isola, celebrando la loro appartenenza e comunità.

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L’esordiente Catherine Lagaʻaia come Vaiana e il brillante The Rock in Maui

Vaiana è interpretata da Catherine Lagaʻaia, giovane attrice samoiana, doppiata in italiano da Ilaria Pellicone. Al suo primo ruolo cinematografico di rilievo, Laga’aia dimostra una presenza scenica naturale e gradevole.
Il suo rapporto con i famigliari a lei vicini viene approfondito con scene dedicate ad ognuno di loro che portano consigli e avvertimenti, amplificando la profondità emotiva dei personaggi come quello della nonna.

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Maui è affidato invece a Dwayne Johnson “The Rock“, il quale aveva già salpato le onde del Pacifico come doppiatore del medesimo personaggio nel film originale. Anche lui ha origini samoane da parte materna.
Sullo schermo si presenta come un personaggio sveglio che non perde mai l’occasione di fare una battuta, punzecchiando anche la protagonista, in un tentativo continuo di fare il brillante in ogni situazione che può risultare divertente, ma alla lunga anche ripetitivo.
In Italia, conserva il doppiatore dei due film d’animazione, ovvero Fabrizio Vidale.
Un dettaglio particolarmente riuscito si trova sul corpo di Maui, con i suoi teneri tatuaggi animati: svariate volte durante il film sono dotati di vita propria e raccontano delle storie.
A conquistare la simpatia è senza dubbio uno dei piccoli compagni di viaggio di Moana: il pollo Hei Hei con le sue gag.
Appaiono molto frizzanti e carine tutte le creature animate come il maialino Pua, che vede il suo ruolo amplificato, oppure tutti i Kakamora.

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Un musical mancato

Sarebbe interessante vedere la Disney osare ancora di più con una messa in scena totalmente teatrale, in una versione esclusivamente musical.
Il materiale c’è: i pezzi cantati sono tantissimi, accompagnati già da danze e performance spettacolari che coinvolgono tutti gli attori. Le canzoni come Oltre l’orizzonte, La strada di casa e Tranquilla! sono delle esplosioni di vivacità che rimangono in testa, raccontando ogni passo fondamentale della trama.
In giudizio ultimo, è un live action godibile, consigliato a chi ha adorato il film d’animazione e vuole rivivere un po’ di quella magia con un nuovo paio di occhi. Per tutti gli altri è un ritorno piacevole, ma l’originale resta imbattibile.

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