Solito Cinema: Juli e il film musicale dell’estate che non finirà con l’arrivo dell’autunno

Ci sono produttori che preferiscono restare dietro le quinte e poi ci sono quelli che, dopo aver scritto il successo degli altri, sentono il bisogno di raccontare finalmente se stessi. È proprio questo il percorso di Juli, pseudonimo di Julien Boverod, uno dei producer più influenti della nuova scena italiana, che il 24 aprile scorso ha pubblicato Solito Cinema, il suo primo vero album da protagonista.
Dopo aver collezionato oltre un miliardo di stream, decine di dischi di platino e d’oro e aver firmato alcuni dei brani più importanti del nuovo pop italiano, Juli sceglie di fare finalmente un passo in avanti. Non più soltanto il produttore dietro una console, ma un artista che usa la musica come linguaggio personale. E il titolo dice già tutto.

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La vita è “il solito cinema”

Solito cinema” è un’espressione che tutti abbiamo pronunciato almeno una volta. Indica quei momenti della vita che sembrano usciti da un film: amori, addii, incontri, nostalgia, errori, seconde possibilità.
Nelle interviste pubblicate in occasione dell’uscita del disco, Juli racconta di aver immaginato l’album come una raccolta di ricordi, persone e fotografie sonore. Non un concept album con una storia lineare, ma una sequenza di scene che chiunque può riconoscere nella propria vita.
È un disco costruito sulla memoria in cui ogni canzone è una scena diversa dello stesso film.

Un omaggio al cantautorato italiano

Chi conosce Juli come produttore dei successi di Olly potrebbe aspettarsi un album dominato da beat moderni e sonorità urban. In realtà, Solito Cinema sorprende: la produzione rimane estremamente contemporanea, ma è attraversata da un fortissimo amore per il cantautorato italiano.
Le inconfondibili chitarre acustiche di Juli diventano le protagoniste, il pianoforte accompagna molti dei momenti più intimi e gli arrangiamenti lasciano respirare le canzoni. La mano e il cuore del musicista si percepiscono sin da subito. La produzione, infatti, non cerca mai di essere invadente, al contrario è al servizio delle emozioni.
Non è un caso che Juli abbia scelto di coinvolgere artisti di generazioni completamente diverse: dai maestri come Fabio Concato e Biagio Antonacci fino ai protagonisti del nuovo pop come Olly, suo fedele compagno di tour e avventure, Fulminacci, Bresh e Tredici Pietro. L’album costruisce così quel ponte ideale tra la tradizione della canzone d’autore e il linguaggio della nuova scena italiana.

Dodici ospiti, dodici mondi diversi

L’album è composto da dodici tracce, quasi tutte realizzate insieme ad artisti con cui Juli condivide un rapporto umano prima ancora che professionale.
La tracklist comprende:

  • Voilà con Fabio Concato
  • Che poi chissene frega con Tommaso Paradiso
  • Passatempo con Fulminacci
  • Serenamente con Bresh
  • Maledizione con Franco126
  • L’ultima canzone con Biagio Antonacci
  • Quelli come me con Coez
  • Vertigine (strumentale)
  • Brutta storia (Unplugged) con Emma ed Elisa
  • Noi, disillusi con Enrico Nigiotti
  • Qui piangono tutti con Tredici Pietro
  • Cantilene con Olly.
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Le canzoni

Più che semplici featurings, sembrano capitoli interpretati da attori diversi dello stesso film.

Voilà (feat. Fabio Concato)
Aprire il disco con Fabio Concato significa dichiarare immediatamente l’amore per il cantautorato italiano. La delicatezza della voce di Concato incontra una produzione moderna ma elegantissima, dando vita a un dialogo tra passato e presente.

Che poi chissene frega (feat. Tommaso Paradiso)
È probabilmente il momento più leggero del disco. Dietro il titolo ironico si nasconde una riflessione su quelle relazioni che sembrano finite ma continuano a vivere nei pensieri.

Passatempo (feat. Fulminacci)

Una delle tracce più apprezzate sin dalla pubblicazione. Fulminacci porta il suo linguaggio fatto di immagini quotidiane e malinconia gentile, mentre Juli costruisce un arrangiamento ricco di dettagli.

Serenamente (feat. Bresh)
Tra pop e cantautorato genovese, racconta il desiderio di trovare equilibrio dopo il caos. Non sorprende che sia diventata una delle canzoni più ascoltate del progetto.

Maledizione (feat. Franco126)
Il brano più cinematografico. Le atmosfere notturne ricordano certe pellicole italiane degli anni Settanta, mentre Franco126 aggiunge il suo stile malinconico e narrativo.

L’ultima canzone (feat. Biagio Antonacci)
L’incontro tra Juli e Biagio Antonacci rappresenta uno dei momenti simbolici dell’album. Una ballata elegante che parla del coraggio di chiudere un capitolo della propria vita.

Quelli come me (feat. Coez)

Pubblicato come primo singolo, racconta la fragilità di una generazione che continua a cercare il proprio posto nel mondo. La scrittura di Coez si sposa perfettamente con la sensibilità melodica di Juli.

Vertigine
È l’unico brano completamente strumentale. Qui Juli mette da parte le parole, mostra quella parte celata che finalmente ha trovato la sua via d’uscita in pianoforte, archi e chitarre. È forse la fotografia più autentica del suo talento come compositore e del suo potere da solista.

Brutta storia (Unplugged) (feat. Emma ed Elisa)
Due delle voci femminili più importanti della musica italiana reinterpretano il brano originale di Emma in una versione essenziale e delicata. L’arrangiamento acustico mette al centro le emozioni di tutti e tre gli artisti.

Noi, disillusi (feat. Enrico Nigiotti)
Una riflessione sulla crescita, sulle aspettative e su ciò che resta quando finiscono gli entusiasmi della giovinezza.

Qui piangono tutti (feat. Tredici Pietro)
Il pezzo più moderno dell’album. Mescola linguaggi diversi mantenendo però intatta la coerenza emotiva del progetto.

Cantilene (feat. Olly)
La chiusura perfetta, forse la più attesa dai fans di Federico che conoscono Juli prima come amico del cantante, poi come produttore. Il sodalizio artistico tra Juli e Olly è ormai uno dei più importanti del pop italiano e qui raggiunge forse uno dei suoi punti più maturi. Più che un finale, sembra il momento in cui scorrono i titoli di coda e ci si ferma a riflettere.

Gli strumenti

Chi ascolta Solito Cinema con attenzione scopre un album molto più “suonato” rispetto a gran parte delle produzioni pop contemporanee.
Le chitarre acustiche sono il filo conduttore del disco e accanto a loro troviamo pianoforte, archi, batterie dal suono organico e sintetizzatori utilizzati con estrema discrezione.
La produzione evita volutamente l’eccesso perché ogni suono ha uno spazio preciso. Juli ha calcolato matematicamente il suo lavoro e lo ha fatto egregiamente. Anche Vertigine, l’unica traccia strumentale, dimostra quanto Juli consideri la musica capace di raccontare emozioni anche senza bisogno delle parole.

Risultati in classifica

L’accoglienza è stata molto positiva. Nella sua prima settimana Solito Cinema ha debuttato al secondo posto della classifica ufficiale FIMI degli album più venduti in Italia, confermando l’enorme seguito costruito da Juli negli ultimi anni.
Anche diversi brani del disco hanno trovato spazio nelle classifiche italiane: Serenamente e Cantilene sono entrati nella Top 10 FIMI, mentre Passatempo ha fatto il suo ingresso nella Top 100, segnale di un progetto capace di funzionare non soltanto come album ma anche attraverso i singoli. 
Le piattaforme di streaming non rendono pubblici tutti i dati complessivi dell’album, per cui non è possibile conoscere il numero ufficiale totale di ascolti. Tuttavia, il debutto in classifica e la presenza contemporanea di più tracce nelle chart confermano un riscontro significativo da parte del pubblico. 

Perché non dovreste perdervelo

In un periodo in cui molti album sembrano raccolte di singoli costruiti per le playlist e gli stream, Solito Cinema sceglie una strada diversa: ha un’identità, ha una narrazione, ha un suono riconoscibile.
Juli dimostra che un produttore può diventare autore senza rinunciare alla propria sensibilità tecnica. Ogni collaborazione è motivata, ogni arrangiamento ha un senso, ogni brano contribuisce a costruire un racconto più grande. È un disco che parla di nostalgia senza diventare nostalgico: parla d’amore senza essere banale, parla di crescita senza cercare risposte facili, parla del film della vita da più prospettive.
Alla fine dell’ascolto resta la sensazione di aver visto un film fatto di ricordi, incontri e fotografie sonore.
Ed è probabilmente questo il significato più profondo di Solito Cinema: ricordarci che, anche quando la vita sembra ripetersi sempre uguale, ogni scena può ancora sorprenderci.

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