VERO – Venice Romance Village: Sara Cipriani apre le porte del suo mondo

Tra un enemies to lovers, un matrimonio finto e qualche giocatore di hockey dall’aria decisamente poco raccomandabile, Sara Cipriani ha costruito il suo universo romantico partendo soprattutto dalle emozioni.
Nei suoi libri c’è molto di lei, anche quando inizialmente non vorrebbe ammetterlo. Ci sono personaggi imperfetti, donne che possono sbagliare e uomini che, almeno sulla carta, riescono a farci alzare parecchio le aspettative. Ma soprattutto c’è una regola sulla quale Sara non sembra disposta a trattare: dopo aver fatto soffrire personaggi e lettori quanto basta, il lieto fine deve arrivare.
L’abbiamo incontrata in occasione di VERO – Venice Romance Village per parlare di scrittura, lettori, BookTok, trope, nuovi progetti e, naturalmente, book boyfriend.

© Mondadori Eventi

Se dovessi presentarti a un lettore che non ha mai letto nulla di tuo, che tipo di scrittrice diresti di essere?

Una scrittrice che crede sempre e comunque nel lieto fine. Posso torturare i miei personaggi, farli litigare, separarli, metterli davanti alle loro insicurezze e paure e magari far soffrire un pochino chi legge, ma alla fine voglio vederli felici. L’happy ending non è negoziabile.

Cosa deve avere una storia perché tu senta: “Ok, questa devo assolutamente scriverla”?

Di solito tutto comincia da una scena. Mi compare in testa all’improvviso, nel momento meno opportuno, e da lì non penso più ad altro: inizio a chiedermi chi siano i personaggi, come siano arrivati lì, cosa sia successo prima e cosa accadrà dopo.

Nei tuoi romanzi, cosa nasce prima: i personaggi, la storia o la relazione che vuoi raccontare?

Prima nasce l’emozione. Sempre. Un momento preciso, qualcosa che sento dentro. Poi comincio a chiedermi cosa possa averli portati lì, perché reagiscano in quel modo. Ed ecco che arriva la storia.

Quanto di te finisce inevitabilmente nei tuoi protagonisti, anche quando non te ne accorgi?

Tanto… ma che dico, tantissimo. Più di quanto vorrei ammettere. A volte rileggo determinate frasi e penso: “Accidenti, sono troppo io”. Poi mi viene voglia di cancellarle, nasconderle, fingere di non averle mai scritte. Però mi fermo perché quel pezzettino di me aveva bisogno di finire proprio lì, tra quelle righe. E di essere condiviso con magari chi può capirmi.

C’è un tuo personaggio al quale sei particolarmente legata? E uno che, invece, ti ha fatto impazzire mentre lo scrivevi?

Sono particolarmente legata a Riley di Chaos e a Mac di Twist. Dentro di loro c’è tantissimo di me e della mia vita: ciò che provano, come reagiscono fuori mentre dentro succede tutt’altro. Mi ha fatto bene scrivere di loro, mi sono sentita libera e anche meno sola.
Quello che invece mi ha fatta impazzire? Beh, quello è sicuramente Jared: ridevo da sola mentre scrivevo alcune scene e, soprattutto, ho scoperto molto presto che lui considera la mia scaletta un qualcosa da ignorare più che da seguire.

© Sara Cipriani

Quando costruisci una storia d’amore, qual è secondo te il segreto per creare una tensione romantica che funzioni davvero?

Se lo scopri, ti prego, scrivimi immediatamente! Battute a parte, è difficile spiegare una cosa che spesso sento più che costruire razionalmente. So però che adoro la tensione romantica, amo farli litigare per poi arrivare al punto di sfogare ciò che si è accumulato tra loro, e lì comincia il divertimento.

Esiste un trope che non ti stancheresti mai di scrivere o leggere? E uno che difficilmente troveremo in un tuo romanzo?

Hate to love o enemies to lovers, datemeli e tutto andrà bene. Se poi siamo in un romantasy e arriva il momento del pugnale alla gola, sappiate che io starò urlando. Nel romance contemporaneo dobbiamo accontentarci di metodi meno letali, tipo una scarpa con il tacco, vero, Harper? (Glitch).
Quello che sarà difficile che troviate nei miei libri è il tradimento all’interno della coppia principale. L’idea che la protagonista possa perdonare il suo lui dopo un tradimento vero e proprio, quando stanno già insieme, mi fa venire il mal di pancia.

Quanto è importante per te che una protagonista femminile possa essere imperfetta, contraddittoria e persino difficile da amare?

Beh, direi che Riley (Chaos) ne è la perfetta rappresentazione. Si arrabbia, non dice perché, prende decisioni non sempre comprensibili, sembra un po’ fuori di testa… poi guarda lui e il suo cervello smette di collaborare del tutto.
Ma pensiamo anche ad Harper (Glitch): sbaglia, spesso non riesce a comportarsi come ci si aspetterebbe da lei, ma va bene così. Non voglio protagoniste perfette, le voglio vere. Donne razionali ma anche assurde, forti ma incoerenti.

Il romance viene ancora considerato, a volte, una narrativa “minore”. Secondo te questo pregiudizio sta finalmente cambiando?

Sinceramente? Non mi interessa come possa essere visto. Chi legge romance sa quante emozioni si provano e quanto queste storie possano aiutare in determinati momenti della vita.
Al FRI 2026 c’è stata una ragazza che ha lasciato un messaggio anonimo nella cassetta di Soniainpink ringraziando me e altre autrici: raccontava che, durante un periodo difficile della sua vita, le nostre storie l’avevano aiutata a stare meglio.
Ecco, a me basta questo. Di chi ha pregiudizi preferisco non curarmi. Io preferisco pensare a chi apre un libro nel momento in cui ha bisogno di respirare per qualche ora. Se poi questo pregiudizio sta finalmente cambiando, ne sono solo felice.

Negli ultimi anni BookTok e Bookstagram hanno trasformato il rapporto tra autori e lettori. Quanto hanno influenzato anche il tuo modo di vivere la scrittura?

I lettori e le lettrici sono una delle parti più belle di questo lavoro: ricevere un messaggio, anche breve, ricarica di un’energia difficile da spiegare. Ci sono giornate in cui va tutto storto, guardi quello che hai scritto e pensi: “Ecco, non sono abbastanza”. Poi arriva qualcuno che ti racconta di aver amato una scena, di essersi riconosciuto in quelle righe, e quel pensiero negativo, all’improvviso, smette di gridarti in testa.

Ti capita mai di leggere le reazioni dei lettori e pensare: “Questa cosa io non l’avevo interpretata affatto così”?

Certo, e credo sia una delle cose più belle della lettura. Abbiamo tutti un trascorso diverso, esperienze differenti, cicatrici e un nostro modo di relazionarci con gli altri. È inevitabile che una scena possa essere interpretata in vari modi.

Qual è stata la reazione di un lettore che ti è rimasta maggiormente impressa?

Una ragazza, dopo aver letto Glitch, mi ha scritto e mi ha detto di essersi rivista in una particolare scena. Non entro nei dettagli perché quelle parole appartengono a lei, ma ho pianto prima di riuscire a risponderle.
C’è un altro momento completamente diverso che porto nel cuore: una lettrice è venuta al FRI insieme alla sua bellissima nonna, che tanto mi ricordava la mia, ed entrambe avevano letto la saga Bright Darkness.
E non posso fare a meno di nominare chi mi scrive ogni giorno, perché lì significa che la mia storia ha lasciato davvero qualcosa dentro di loro.

Se potessi entrare per ventiquattr’ore nell’universo di uno dei tuoi libri, quale sceglieresti? E soprattutto: sopravvivresti?

Aspetta. Mi stai chiedendo se accetterei di trascorrere ventiquattr’ore in una casa piena di giocatori di hockey? Beh… dove si firma? Sulla questione della sopravvivenza, non faccio promesse.

Quale dei tuoi personaggi sarebbe il peggior fidanzato nella vita reale, nonostante sulla pagina funzioni benissimo?

Ryan di Bloom nella prima parte del libro, senza esitazione. Avete idea cosa significherebbe avere a che fare con un testone del genere? Sono stanca al solo pensiero.

E arriviamo alla domanda fondamentale: chi è il tuo book boyfriend definitivo, tra i personaggi creati da te o da altri?

Tra i miei personaggi, Jared di Chaos. La sua pazienza, la dolcezza, ma anche l’ironia, la sicurezza, il modo in cui si innamora di lei. Per me è impossibile non sceglierlo.
Fuori dai miei libri, come posso non nominare Xaden Riorson? Se la gioca con Rhys, sia chiaro, ma Xaden ha quell’aria da fake malessere che mi fa impazzire.

C’è qualcosa che non hai ancora avuto il coraggio o l’occasione di scrivere e che vorresti affrontare in futuro?

In realtà no. Quando una storia mi chiama, la scrivo. Cerco di seguire ciò che sento, senza chiedermi se dovrei avere paura di raccontarlo o se dovrei evitarlo. Insomma, non ragiono, agisco.

Senza spoiler: puoi lasciarci un piccolo indizio su quello che dobbiamo aspettarci prossimamente da Sara Cipriani?

A novembre arriverà la storia di Jordan e Mac. Nel frattempo c’è tanto: c’è la riscrittura del romantasy, un romance autoconclusivo di cui ho appena terminato la stesura, e poi continueremo con la Holloway University.
E non ci dimentichiamo di Ithan, il fratello di Riley di Chaos. Secondo me si merita un lieto fine anche lui.

Cosa significa per te partecipare a VERO e incontrare dal vivo una community che normalmente vive soprattutto attraverso libri e social?

Sarà bellissimo e non vedo l’ora! Gli eventi sono stupendi: vedere lettrici e lettori, abbracciarli, chiacchierare: ecco, lì respiro davvero.

Se una persona arrivasse al Venice Romance Village senza averti mai letta, quale tuo libro le metteresti in mano per primo?

Al VERO sarò con DeA, quindi senza dubbio sceglierei Glitch. Abbiamo un fake marriage, una studentessa del college che sogna di fare l’illustratrice e un ex giocatore di hockey con un cuore grande sepolto sotto una lastra di ghiaccio.

Chiudiamo con una frase: per Sara Cipriani, il romance è?

Respirare. È provare emozioni, tantissime, e non stancarsi mai di viverle.

Sara, tra le righe

È ironica, romantica e perfettamente capace di passare da una battuta sui giocatori di hockey a una risposta che racconta qualcosa di molto più intimo. Non nasconde le proprie insicurezze — quel “non sono abbastanza” che qualche volta arriva anche mentre scrive — e non ha paura di ammettere quanto di sé finisca nei suoi personaggi.
Forse è proprio per questo che insiste tanto sulle protagoniste imperfette. Sara non cerca donne impeccabili: cerca donne vere. Quelle che possono essere forti e incoerenti, razionali e assurde, sicure un momento e completamente perse quello successivo. Esattamente come capita fuori dai libri. Ed è proprio questo aspetto che riesce a catturare il cuore dei suoi lettori.

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