Onslaught – Assalto finale: l’action-thriller di Adam Wingard in 90 minuti di pura adrenalina

Adrenalina, caos e un assalto pronto a far saltare ogni certezza: Adam Wingard torna dietro la macchina da presa con Onslaught – Assalto finale, un action ad alto tasso di tensione che trascina lo spettatore in una corsa senza tregua, in arrivo al cinema dall’1 ottobre. Tra scontri, pericoli e colpi di scena, il film punta tutto sul ritmo e sulla spettacolarità, costruendo un’esperienza che non lascia spazio alla noia. Ma dietro l’esplosione di azione, Onslaught riesce davvero a tenere alta la tensione fino all’ultimo?

© A24

Trama: una notte di sangue

La storia di Onslaught – Assalto finale prende il via da Celeste Cross (Adria Arjona), ex cecchino dell’esercito che vive con la figlia Daisy (Blake Kennedy) in un parco roulotte. La donna porta ancora addosso le conseguenze del proprio passato militare e delle esperienze vissute in guerra, cercando di essere una madre presente nonostante le difficoltà. La sua quotidianità viene però sconvolta quando tre supersoldati geneticamente modificati riescono a fuggire dal laboratorio in cui sono stati creati e iniziano a seminare morte lungo il loro cammino.
Dietro l’esperimento c’è il Dr. Hans Kammler, interpretato da Dan Stevens, uno scienziato inquietante e carismatico che ha trasformato tre ex veterani in vere e proprie macchine da guerra, private quasi completamente della loro umanità. Crybaby (Tyler Hall), Cockroach (Dave Campbell) e The Butcher (Alex Pereira) sono infatti avversari quasi impossibili da fermare: fisicamente devastanti, apparentemente indistruttibili e con inquietanti caratteristiche che li rendono più simili a macchine che a esseri umani. A complicare ulteriormente la situazione ci sono Cyrus (Drew Starkey), giovane agente governativo incaricato di gestire le conseguenze dell’esperimento, e i vicini di Celeste, Kovacks (Eric Wareheim) e Josiah (Reginald VelJohnson), che si ritrovano coinvolti in una notte di assedio insieme alla protagonista e alla figlia.

© Richard Foreman. Courtesy of A24

Un’adrenalina che non lascia respirare

Wingard costruisce Onslaught come un lento crescendo destinato a esplodere nel finale. La prima parte si prende il tempo necessario per presentare i personaggi e mostrare la fuga dei supersoldati, mentre la tensione cresce progressivamente fino a trasformare la seconda metà in un vero e proprio assedio. Il risultato è un film che difficilmente lascia spazio alla noia: gli scontri sono violenti, il sangue non manca e i diversi jumpscare contribuiscono a mantenere costante la sensazione che qualcosa possa accadere da un momento all’altro.
A rendere ancora più efficace questa costruzione è il particolare meccanismo del conto alla rovescia. Il film si apre alle 7:04 del mattino e, attraverso continui riferimenti all’orario, accompagna lo spettatore fino alle 6:45, quando la situazione precipita definitivamente. Il tempo torna più volte sullo schermo come una sorta di promemoria: sappiamo che qualcosa sta per succedere, ma non quando e soprattutto quanto sarà devastante.
Anche la colonna sonora contribuisce al gioco di contrasti, alternando rock e musica classica e accompagnando alcune delle sequenze più violente con brani apparentemente lontani da ciò che accade sullo schermo.

Personaggi con ancora molto da raccontare

Tra i punti più interessanti del film c’è sicuramente Celeste, una protagonista che riesce a mettere insieme forza e fragilità. Il suo passato da soldatessa e il trauma della guerra non sono soltanto elementi della sua storia, ma influenzano il modo in cui affronta la maternità e il rapporto con Daisy. Adria Arjona riesce così a dare credibilità a una donna imperfetta, spesso disordinata e lontana dall’immagine della madre ideale, ma determinata a proteggere la propria figlia a qualsiasi costo. Dall’altra parte ci sono i tre supersoldati, figure che funzionano soprattutto per il loro aspetto disturbante. Non fanno paura soltanto perché sembrano impossibili da uccidere, ma perché rappresentano esseri umani trasformati in qualcosa che umano non è più. Più che veri personaggi, sono presenze minacciose che avanzano senza sosta.
Interessante anche Hans Kammler, lo scienziato interpretato da Dan Stevens, mentre Rebecca Hall, nei panni della moglie, riesce a costruire attraverso sguardi e gesti una figura ancora più fredda e inquietante. Più complesso è invece il caso di Cyrus, interpretato da Drew Starkey: il personaggio possiede un fascino particolare e sembra nascondere una storia molto più ampia di quella che il film decide di raccontare.

© Richard Foreman. Courtesy of A24

Un’occasione mancata

Ed è proprio qui che Onslaught mostra il suo principale limite: le idee ci sono, ma non tutte vengono sviluppate. Il caso più evidente è quello di Cyrus. La sua presenza apre diverse possibilità narrative, ma il film non si sofferma abbastanza sul suo passato, sulle sue motivazioni o sul reale ruolo che ricopre all’interno dell’operazione. Rimane così una figura intrigante, ma parzialmente incompiuta.
Lo stesso vale per la genesi dei tre supersoldati. Il loro passato da veterani e le conseguenze fisiche e psicologiche della trasformazione avrebbero potuto offrire al film uno spazio per riflettere più a fondo sul rapporto tra guerra, trauma e sperimentazione. Invece, questi elementi rimangono soprattutto sullo sfondo, mentre la storia sceglie di accelerare verso l’azione.
È un peccato, perché Onslaught sembra avere inizialmente l’ambizione di essere qualcosa di più di un semplice action-horror. Il risultato è quindi un film divertente e adrenalinico, ma che lascia la sensazione di un’occasione non completamente sfruttata.

© Richard Foreman. Courtesy of A24

La guerra e gli esperimenti: un orrore reale sullo sfondo

Fin dalle prime immagini, Wingard inserisce un elemento che sembra voler dare al film una dimensione più ampia: il rapporto tra guerra, potere e sperimentazione sugli esseri umani. Il film si apre infatti con un collage frenetico di immagini, citazioni, articoli e materiali d’archivio che richiamano la storia delle sperimentazioni militari e dei programmi segreti condotti nel corso del Novecento.
Il riferimento alla Seconda guerra mondiale e alle pratiche di sperimentazione sugli esseri umani si intreccia poi con la figura di Kammler, il cui nome richiama quello dell’omonimo ufficiale delle SS realmente esistito. Sullo sfondo emergono inoltre riferimenti alla lunga storia dei programmi segreti statunitensi, dal progetto MKUltra a Bluebird, e all’utilizzo di soggetti umani per esperimenti legati al controllo psicologico e alla guerra.
Anche i tre supersoldati, appesi nel laboratorio e trattati come cavie, sembrano richiamare proprio questa eredità: soldati trasformati in strumenti, privati progressivamente della propria identità e della propria umanità. È un messaggio interessante, soprattutto perché si lega direttamente al trauma di Celeste e alla sua esperienza di guerra. Il problema è che il film non sembra volerlo davvero approfondire. Lo suggerisce, lo mette in immagini, lo lascia emergere tra le righe, ma poi preferisce tornare all’azione.
Ed è forse questa la vera occasione mancata di Onslaught – Assalto finale: avere tra le mani una storia capace di parlare di guerra, trauma e sperimentazione attraverso le regole dell’action e dell’horror, ma scegliere di fermarsi sulla superficie. Rimane comunque un film capace di intrattenere, ma proprio le sue premesse fanno pensare a tutto quello che avrebbe potuto essere.

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