Il cinema e la letteratura horror ci hanno sempre abituati ad immaginare il vampiro come una creatura della notte aristocratica, avvolta in un mantello nero e dotata di un fascino gotico e immortale. Eppure, lontano dai miti letterari e dagli effetti speciali, l’archeologia ci mostra che questa figura è prima di tutto un fatto vero e materiale. Negli scavi non si cercano i mostri usciti dai romanzi gotici, ma tracce concrete di una psicosi collettiva: mattoni conficcati nella bocca dei poveri malcapitati, falce affilate posizionate sul collo e lucchetti di ferro ai piedi dei defunti. Le comunità infatti tentavano di bloccare la morte, dando una forma tangibile alle paure più profonde dell’essere umano.
La vampira di Venezia
Si tratta del ritrovamento di uno scheletro appartenuto a una donna di 60 anni ritrovato tra il 2006 e il 2008 sull’isola del Lazzaretto Nuovo nella Laguna di Venezia, all’interno di una fossa comune risalente all’epidemia di peste del 1576. Questo ritrovamento ha totalmente sconvolto gli archeologi perchè offre la prima prova fisica al mondo di un rituale “anti-vampiro”. Il mattone non era finito lì per caso: fu conficcato a forza nella bocca della donna subito dopo il decesso, rompendole i denti. Per i veneziani del ‘500, quella donna era un Nachzehrer, un “masticatore di sudari”. La superstizione dell’epoca voleva che alcuni morti di peste rimanessero vigili nella tomba, masticando il proprio velo funebre. Un atto magico con cui, secondo la credenza, risucchiavano l’energia dei vivi e diffondevano il contagio. Incapaci di spiegare i batteri della peste, i necrofori cercavano un capro espiatorio: sigillavano la bocca del “vampiro” con un mattone per fermare l’epidemia.

Il mistero della ragazza vampiro
In un piccolo villaggio della Polonia gli archeologi hanno riportato alla luce uno scheletro di una donna sui 17-19 anni di età. Il ritrovamento risale al 2022, la giovane senza nome, secondo gli studiosi, sarebbe stata sepolta secondo il rito anti vampiri. Analizzando le ossa gli archeologi hanno potuto scoprire dettagli sulla sua vita: la ragazza aveva origini scandinave, ma visse tutta la sua vita a Pień, in Polonia, dov’è stata ritrovata. Nonostante il ritrovamento vicino al cranio di fili dorati e in puro argento, appartenuti a un lussuoso copricapo di seta, faccia pensare che la ragazza provenisse da una famiglia benestante, i livelli di carbonio e azoto nelle ossa suggeriscono che la sua dieta fosse molto povera di proteine animali, e che abbia vissuto periodi di malnutrizione. Una misteriosa traccia di rame è stata trovata sulle ossa del palato, della cavità nasale e del collo. I ricercatori hanno inizialmente ipotizzato che si trattasse dei resti di una moneta (quella di inserirla nella bocca del defunto era una tradizione tipica di alcune sepolture anti-vampiro, ma le analisi non corrispondono alla composizione delle monete dell’epoca. Gli studiosi ipotizzano dunque che qualcuno abbia introdotto un oggetto o una sostanza contenente rame nella bocca o nel naso della ragazza poco prima o dopo la morte, ma il perché resta un mistero.

Il vampirismo esiste o è frutto del folkore?
Il vampirismo ha un fondamento reale? La risposta è no. I progressi della bioarcheologia e della paleopatologia hanno permesso di interpretare su base scientifica le anomalie riscontrate in queste sepolture, demistificando credenze secolari. Tuttavia, finché il folklore continuerà a tramandarsi, il mito del vampiro resterà immortale.
