Nel cuore profondo del Giappone, dove le vette sacre sfidano il cielo e gli elementi si scatenano con furia primitiva, si compie uno dei percorsi spirituali più estremi del pianeta. Ryōjun Shionuma, monaco buddhista nato nel 1968 ad Akiu, è diventato il secondo uomo in ben tredici secoli a portare a termine l’Ōmine Sennichi Kaihōgyō, la leggendaria “prova della circumambulazione dei mille giorni”. Questa straordinaria impresa ascetica, appartenente alla tradizione dello Shugendō, non rappresenta una dimostrazione di forza fisica, bensì una radicale metamorfosi interiore, oggi racchiusa nelle pagine del volume L’arte di sorridere in salita, curato da Costanza Rizzacasa d’Orsogna per l’editore Vallardi.

La sfida estrema contro l’ego
La pratica dell’ascesi ha richiesto un impegno titanico e una costante accettazione della morte. Per nove anni, a ogni primavera, Shionuma ha percorso 48 chilometri al giorno a piedi, partendo dal Monte Yoshino per raggiungere la vetta del Monte Ōmine e fare ritorno. Un cammino affrontato in totale solitudine, sfidando il gelo, le tempeste e i pericoli del territorio. L’itinerario spirituale esige il superamento della paura, della sofferenza e della costante tentazione di arrendersi. L’obiettivo ultimo di questo isolamento e della fatica estrema è la liberazione dalla tirannia dell’ego, un passaggio obbligato per potersi mettere autenticamente al servizio del prossimo.
Il superamento delle privazioni
Al termine dei mille giorni di marcia, nel 2000, l’itinerario ascetico ha previsto il superamento di un ulteriore e drammatico ostacolo: lo Shimugyō, noto come la prova “delle quattro privazioni”. Il monaco ha affrontato nove giorni consecutivi senza bere, senza mangiare, senza dormire e senza mai distendersi, dedicando ogni istante alla recitazione incessante di ben 200mila mantra. Questa incredibile resistenza gli ha valso il titolo di Dai Ajari (Grande Maestro) e il profondo riconoscimento della comunità, che lo venera come un vero e proprio «Buddha vivente».
Una via per la società moderna
Oggi, dal Tempio Jigenji fondato nel suo villaggio natale nel 2003, il Maestro diffonde gli insegnamenti della cosiddetta “fede del cuore“. In un contesto sociale contemporaneo dominato dalla frenesia e da un marcato individualismo, l’esperienza di Shionuma si traduce in un invito universale a riscoprire il valore delle cose più semplici. Imparare a godere del sole che sorge, dell’acqua che disseta o della bellezza di un fiore diventa lo strumento essenziale per sviluppare una profonda crescita interiore. Trasformare ogni caduta in una conquista dell’anima permette di trovare la forza interiore per sorridere davanti alle inevitabili salite della vita.
Biografia autore
Nato nel 1968 ad Akiu, Sendai, nel nordest del Giappone, Ryōjun Shionuma ha preso i voti nel 1987, un anno dopo il liceo, presso il Tempio Kinpusenji, sul Monte Yoshino, nella prefettura di Nara, centro dell’ascetismo Shugendō. Nel 1999 è diventato il secondo uomo in 1300 anni a completare l’Ōmine Sennichi Kaihōgyō (“prova della circumambulazione dei mille giorni”), percorrendo 48 chilometri al giorno per nove anni dal Monte Yoshino al Monte Ōmine e ritorno, un percorso pieno di asperità. Nel 2000 ha completato la pratica dello Shimugyō, o “delle quattro privazioni”: nove giorni senza bere, mangiare, dormire o distendersi, recitando senza sosta 200mila mantra. Per le sue imprese, ha ricevuto il titolo di Dai Ajari, cioè Grande Maestro. Nel 2003 ha fondato, nel suo villaggio natale, il Tempio Jigenji, che tuttora dirige, diffondendo gli insegnamenti della “fede del cuore” in Giappone e all’estero.

