C’è qualcosa di rituale nel mese di settembre: si saluta l’estate, si riprende la routine, si abbandona la vibe di ”vita lenta”, le città tornano a riempirsi, le agende ricominciano a prendere forma e quella sensazione sospesa delle vacanze lascia spazio a una domanda semplice: e adesso, da dove si ricomincia?
Forse è proprio per questo che settembre è il mese perfetto per rimettere le cuffie e tornare ad ascoltare “routinamente” la nostra musica preferita e tutta quella nuova. Di fatti, ci sono album che hanno dato un taglio netto all’estate e spianato la strada per l’autunno e il ritorno alla quotidianità. Non sono stati soltanto raccolte di canzoni, ma vere e proprie colonne sonore di un’epoca: dischi capaci di dare un nome alla voglia di cambiare, alla libertà, alla paura del futuro e, soprattutto, alla possibilità di ricominciare.
Non esiste una playlist universale dei nuovi inizi. Esistono però album che, soprattutto negli ultimi vent’anni, hanno saputo trasformare il passaggio dall’estate all’autunno in musica e che, a distanza di anni, continuano a parlare a generazioni diverse, eccone dieci.
Post Malone – Hollywood’s Bleeding (2019)
Il terzo album in studio di Post Malone, pubblicato il 6 settembre 2019, è uno dei dischi che meglio rappresentano la contaminazione tra pop, hip-hop e rock della seconda metà degli anni Dieci. Il titolo, Hollywood’s Bleeding, riassume abbastanza bene il concetto che dietro il lusso, la fama e la vita da superstar c’è una forte sensazione di solitudine, paranoia e disillusione.
Il mix di pop, rock, trap e R&B e le atmosfere più cupe rendono perfettamente chiaro che Austin Post abbia voluto conquistarsi l’autunno 2019. Qui troviamo brani di successo come Circles e Sunflower.

Kanye West – Graduation (2007)
Uno degli album più influenti del rap degli anni 2000, con brani come Stronger, Good Life e la virale Flashing Lights, è sicuramente Graduation di Kanye West. la sua uscita l’11 settembre 2007 è particolarmente memorabile anche per la competizione con 50 Cent.
West si sposta verso un suono più elettronico, sintetico e da arena, con influenze house, techno, indie rock e pop. Infatti la cosa interessante è che Graduation non è semplicemente un album di rap di successo: ha contribuito a cambiare l’idea di cosa potesse essere un album hip-hop mainstream. Kanye mostrò che sintetizzatori, elettronica, indie rock, melodie pop e rap potevano convivere senza che il risultato sembrasse una semplice contaminazione commerciale.

Olivia Rodrigo – GUTS (2023)
Il secondo album in studio di Olivia Rodrigo, pubblicato l’8 settembre 2023, ha segnato il grande passaggio dall’adolescenza alla prima età adulta della ex star Disney, arrivato dopo il successo enorme di SOUR.
GUTS è più arrabbiato, ironico, sarcastico e sicuro di sé, rispetto al precedente e, infatti, musicalmente unisce pop, punk, ballad e rock. Lo si nota in brani come Vampire, Bad idea right? e Making the bed.
In questo senso GUTS è, appunto, un album sul disordine emotivo dei vent’anni, raccontato attraverso una combinazione molto efficace di stili musicali, modernità e influenze del passato.

Beyoncé – B’Day (2006)
L’iconica e intramontabile Irreplaceable, contenuta in questo album pubblicato il 4 settembre 2006, è uno di quei brani che regala una vibe autunnale, ma soprattutto malinconica e calda, come un pomeriggio davanti al camino invasi di pensieri.
Allo stesso tempo, rappresenta una nuova energia per l’autunno: batteria, fiati, bassi, ritmi hip-hop e R&B molto percussivi e una Beyoncé che canta spesso con una voce più ruvida e potente. L’indimenticabile Listen è contenuta proprio in questo album e tutt’ora plasma l’atmosfera attorno quando la si ascolta.
D’altronde è importante menzionare che in quel periodo Beyoncé in stava interpretando Deena Jones in Dreamgirls, e ha raccontato che il personaggio e l’esperienza del film influenzarono la musica che stava creando. Alcune canzoni sembrano infatti avere una teatralità e un’intensità emotiva quasi da performance dal vivo.

Calcutta – Mainstream (2015)
Il cantautore italiano evolve il suo stile precedente per dedicarsi ad una produzione più curata, senza però perdere quella sensazione di spontaneità e stranezza, per raccontare amori finiti, solitudine, quotidianità e piccole situazioni apparentemente insignificanti.
Per mostrare quella malinconia, ironia e quotidianità scrive Cosa mi manchi a fare, Gaetano e Del verde, accompagnate da chitarre, pianoforte, elettronica lo-fi e sintetizzatori.
Il titolo dell’album è stata quasi una premonizione, in quanto dall’underground Calcutta è passato al letterale mainstream, diventando virale quasi da subito e dimostrando che l’indie italiano poteva diventare popolare senza necessariamente smettere di essere strano e quotidiano.

Arctic Monkeys – AM (2013)
Pubblicato il 9 settembre 2013, AM è il quinto album in studio degli Arctic Monkeys ed è probabilmente il loro lavoro più immediatamente riconoscibile, dalle vibes da autunno urbano e notturno fortissime.
Il disco ha un sound scuro e sensuale, costruito su riff di chitarra pesanti, bassi profondi, batteria secca, falsetti e influenze blues, hard rock, R&B e hip-hop. Turner canta spesso come se fosse nel mezzo della notte, quando una relazione sembra molto più intensa di quanto sia realmente.
Difatti, è un album pieno di messaggi che non si dovrebbero mandare, orgoglio, nostalgia, incontri notturni e persone impossibili da dimenticare. Ed è proprio questo che lo rende perfetto per l’autunno: non è triste in maniera esplicita, ma è malinconico e sensuale allo stesso tempo.
Si ricordano immediatamente Do I wanna know?, Why’d you only call e when you’re high? e Arabella. Questa tracklist non dà la sensazione di stare a casa durante l’autunno, ma quella di uscire quando fa freddo, infilarsi la giacca, camminare sotto i lampioni e non avere nessuna voglia di tornare.

Elisa – Soundtrack 97-17 (2017)
Soundtrack 97-17 è una raccolta celebrativa dei primi venti anni di carriera della cantante tanto amata, infatti l’idea era proprio quella di realizzare una colonna sonora dei vent’anni di Elisa, dagli esordi del 1997 fino al 2017.
All’inizio troviamo un’Elisa molto internazionale: Pipes & Flowers, Asile’s World e Then Comes the Sun mostrano una cantautrice che si muove tra pop-rock, folk, elettronica e influenze anglosassoni. Poi arriva l’italiano con Luce (Tramonti a nord est) e il momento di svolta: la canzone è quella con cui Elisa vinse il Festival di Sanremo 2001 e il Premio della Critica,
Bisogna aggiungere che la versione standard di questa raccolta contiene tre cd e il terzo è quello delle covers, in cui la cantante passa dal rock al soul, dal folk alla ballad, mantenendo una forte riconoscibilità. Questa celebrazione ricorda brani come Dancing, Eppure sentire (un senso di te), Broken, Stay e A modo tuo.

Lazza – Locura (2024)
Dopo il successo enorme di Sirio, Lazza parla della pressione della fama, delle aspettative, della solitudine e dell’insoddisfazione. La cosa interessante è che non presenta il successo come qualcosa di esclusivamente positivo, ma il contrario: essere famoso significa anche sentirsi osservato, giudicato e, in qualche modo, prigioniero del personaggio pubblico.
Lazza stesso ha definito LOCURA come il suo “disco della maturità”, spiegando di essersi concesso una libertà maggiore nel dire cose che in passato aveva tenuto dentro, senza schermi. Ecco che il toro della copertina può essere letto come la fama, la pressione o la follia stessa: qualcosa di enorme che Lazza deve cercare di dominare senza farsi travolgere.
È una metafora molto efficace perché LOCURA è proprio un disco sulla lotta contro qualcosa che hai contribuito tu stesso a creare: il successo. In suo aiuto arrivano anche i featuring con Laura Pausini, Sfera Ebbasta, Marracash, Ghali, Lil Baby, Artie 5ive, Guè e Kid Yugi.
Il brano più significativo, segnato anche da un suono triste e malinconico, è 100 Messaggi, in cui il pianoforte diventa quasi una seconda voce che accompagna una storia di rimpianto, incomunicabilità e amore finito.

Lana Del Rey – Honeymoon (2015)
I suoi fans aspettavano il suo ritorno dopo Born to die e Ultraviolence e non sono stati delusi quando hanno ascoltato brani come Art Deco, Salvatore e High by the beach.
Honeymoon non è un album costruito per avere continui cambi di ritmo o grandi hit pop. Le canzoni, di fatti, si sviluppano lentamente, con archi cinematografici, pianoforte, chitarre riverberate, beat elettronici molto discreti e influenze jazz. La produzione è stata curata principalmente dalla stessa Lana insieme a Rick Nowels e Kieron Menzies. Il risultato è quasi ipnotico: sembra di ascoltare una colonna sonora di un film noir, piena di tramonti, automobili, motel, oceano e amori destinati a finire.
Il tema dell’amore è centrale, ma non è l’amore felice di un normale album romantico: in Honeymoon, l’amore è spesso ossessione, dipendenza, perdita e autodistruzione. Lana continua a essere attratta da uomini problematici e relazioni complicate, ma c’è una maggiore consapevolezza. È come se il personaggio sapesse già che la storia finirà male e decidesse comunque di viverla.

Hozier – Hozier (2014)
La vibe autunnale per accellenza, impossibile da non menzionare, arriva con l’omonimo album di Hozier: è autunnale perché richiama boschi, pioggia, foglie secche, tramonti presto, strade bagnate e serate passate in casa al caldo. In questo album, la voce di Hozier sembra appartenere a un’altra stagione e a un’altra epoca: è profonda, graffiata, quasi cavernosa, non sembra una voce da estate luminosa ma sembra fatta per essere ascoltata mentre fuori piove.
Cherry Wine è probabilmente la canzone più atmosferica e delicata: chitarra acustica, voce vicinissima all’ascoltatore e una registrazione fatta in una stanza vuota. Ed è proprio questo contrasto a renderla potente: la musica è dolce, mentre il testo racconta una relazione abusiva.
Like real people do trasporta in una passeggiata nel bosco, mentre l’iconica Work song è più gotica, dal ritmo è lento e pesante, in cui la voce sembra provenire da una chiesa vuota e il testo parla di amore e morte. È uno dei brani in cui l’influenza dark gospel/blues di Hozier è più evidente.
Take me to church è il brano che ha reso Hozier famoso, ma ridurla a una semplice canzone d’amore sarebbe un errore perché qui il cantante utilizza l’immaginario religioso per parlare di amore, desiderio e oppressione, criticando le istituzioni che limitano la libertà individuale.

Ciao estate, ora è il momento delle foglie d’autunno
Dieci album, dieci modi diversi di attraversare settembre negli ultimi venti anni. C’è chi lo vive con la malinconia di Honeymoon, chi con la rabbia e l’energia di GUTS, chi con il buio urbano di AM e chi, come Hozier, sembra trasformare l’autunno in una passeggiata tra boschi, pioggia e foglie cadute. Ci sono album che parlano di crescita, altri di amore, di solitudine, di successo, di nostalgia o semplicemente del bisogno di fermarsi e capire dove si vuole andare.
Ed è forse proprio questo il bello di settembre: non è davvero una fine e non è ancora un nuovo inizio. È una zona di passaggio, un momento sospeso in cui ci lasciamo alle spalle l’estate senza sapere ancora cosa ci aspetta. La musica, in questo senso, diventa una compagna perfetta: ci permette di dare un ritmo a ciò che cambia.
Perciò, mentre le giornate si accorciano, l’aria si fa più fresca e le città tornano a riempirsi, vale la pena scegliere la propria colonna sonora. Magari sarà un vecchio album riscoperto dopo anni, magari una nuova uscita o semplicemente quel disco che, ogni settembre, sembra suonare diverso.
